Folco Quilici.
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L'ISOLA DIMENTICATA.
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2016 ARNOLDO MONDADORI EDITORE, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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In un primo momento gli sembra il dorso di un corpo
senza vita, oppure un delfino.
Subito dopo pensa che potrebbe trattarsi del serbatoio
vuoto di una riserva di carburante, sganciata da uno
degli aerei che continuano a solcare il cielo.
Qualche passo ancora verso il confine tra bassofondo
e mare aperto, quella forma gli appare adesso la chiglia
di un canotto rovesciato. Un'onda pi alta di altre
sopraggiunge dal largo e investe quella massa immota
e la solleva.
In quel momento lui pu distinguerla chiaramente: 
una sfera metallica, da cui sporgono alcune punte.
Una mina.
Inverno 1943: Vanni, giovane tenente ferito
sul fronte africano, torna per la convalescenza
in una piccola isola al largo del Tirreno,
dove si trova la villa di famiglia. La
vita  dura in questo luogo tagliato fuori
da tutto e da tutti: la guerra ha interrotto
ogni comunicazione con la costa, la sopravvivenza
 legata principalmente alla pesca.
Nonostante le difficolt, la piccola comunit
cerca di resistere. Ma la tranquillit
dura poco: un giorno da una motovedetta
sbarcano i tedeschi, che occupano l'isola,
sequestrano Villa Amarillys e affondano
tutte le imbarcazioni, per evitare che qualcuno
possa allontanarsi e dare notizia delle
operazioni segrete che intendono condurre.
L'isola si trova cos privata dell'unica fonte
di sostentamento, il mare, e gli abitanti ben
presto sono alla fame.
Inaspettatamente, proprio sull'isola Vanni
ritrova Cristina, la ragazza altoatesina che
aveva conosciuto prima della guerra e di
cui si era innamorato quando entrambi erano
atleti in gara per i campionati giovanili
universitari. Cristina, carattere fiero e forte,
affronta con coraggio le avversit. Insieme
a Vanni si d da fare per sopravvivere e
aiutare la comunit, curando i malati grazie
alle preziose erbe che lei raccoglie. Ogni
possibilit di sopravvivenza  legata alle
sorti del conflitto, e ogni aereo che passa accende
paura e speranza. La disperazione si
fa largo: nessun segno di vita giunge dalla
costa, nessuna avvisaglia dell'arrivo degli
Alleati. Finch, a Punta dell'Onda, insenatura
non lontana dal paese, una massa immobile
affiora dall'acqua, una sfera da cui
fuoriescono delle punte. Certamente una
mina, strappata dalle correnti al suo ormeggio
in alto mare. L'ordigno forse  fuori
uso, l'esplosivo racchiuso al suo interno potrebbe
essere usato per pescare, ma i dubbi
sono tanti e i rischi ancor di pi... Un solo
uomo, Vanni, potrebbe prendere l'iniziativa
e tentare di salvare la sua gente.
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L'AUTORE.
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Folco Quilici (Ferrara, 1930)  autore di libri
e di film che raccontano avventure e scoperte,
in Italia e nel mondo. Tra i suoi libri,
tradotti in molte lingue, Sesto Continente,
Cacciatori di navi, L'Italia vista dal cielo, Cielo
verde. I pi recenti sono Tobrnk 1940, Libeccio,
La Dogana del Vento, Relitti e tesori.
Le sue opere hanno ricevuto importanti riconoscimenti
italiani e internazionali, dal
premio Marzotto (1954) al Malta (1980) al
Fregene (1985). Recentemente il premio Hemingway
(2007), i premi Chatwin e Salgari
(entrambi del 2008), Acqui Storia (2010) e
Premio Italia (2011).
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Questo libro  un'opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni
dell'autore e hanno lo scopo di conferire veridicit alla narrazione.
Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse,  assolutamente
casuale.
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L'ISOLA DIMENTICATA
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a Anna, come sempre
Ogni isola immaginata, esiste.
E ogni isola che esiste  stata spesso solo immaginata.
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Capitolo 1.

Ehi!... qualcuno punta all'isola!
Pare un battello militare!
Infagottati in vecchi giacconi, nella luce opaca d'una
mattinata invernale, due ragazzi fissano una scia tra l'alta
costa e il mare aperto. A folate, li raggiunge l'eco di motori
possenti.
Sta virando a ridosso di Punta dell'Onda...
... tra quindici o venti minuti sar in porto.
Dobbiamo avvisare tutti. Dal paese lo vedranno solo
all'ultimo momento.
Parlano in un colorito accento toscano.
E tanti saluti alla raccolta appena iniziata! impreca
Paolo. Tra le braccia stringe un fascio di rami e sterpi secchi.
Addio al focherello serale...
... e a qualche sassata ai colombacci. Una fionda sobbalza
alla cinta stretta sui fianchi di Gianni.
A mezza china i due s'arrestano un istante. Ancora un'occhiata
all'alto mare.
S'intravede una bandiera, a poppa. Se quelli in arrivo
sono maledetti militari, debbo nascondermi.
Quel mattino, ancora al buio, Gianni e Paolo sono usciti
di casa per salire il dorso coperto da una bassa boscaglia
del Monte Ortagna, una delle sommit della piccola isola.
Negli ultimi tempi i giovani hanno ripetuto quasi ogni giorno
questa fatica, raccogliere legna da bruciare per i familiari
infreddoliti dal lungo inverno. Nella piana alle spalle
del paese, agli alberi da frutto dopo la potatura non si deve
tagliare nemmeno un ramo, sono il tesoro degli appezzamenti
dove si allevano galline e qualche capra, ricavando
uova e latte. La pesca contribuisce alla sopravvivenza
quotidiana, incerta da quando la guerra ha interrotto ogni
comunicazione con la costa.
Il mezzo navale s'avvicina.
Ecco, avevo visto bene. Sono militari.
Distingui la bandiera?
Tedesca!
Magnifico! Di notte gli inglesi sulla tsta, di giorno gli
ex alleati in visita!
Ma  una motovedetta della Guardia Costiera italiana...
Ovviamente requisita.
Imboccando l'ultimo tratto del sentiero che porta al paese,
uno dei due senza rallentare il passo stringe il compagno
al braccio.
Ecco perch ieri quell'aereo tedesco ci  volato sulla
testa!
L'altro lo fissa, interrogativo e lui continua: Debbono aver
visto qualcosa di interessante. E vengono qui a cercarla.
Qualcosa o qualcuno?
Penso qualcosa: come facevano dall'aereo a riconoscere
qualcuno?
Conclusa la discesa, giungono tra le case raggruppate fra
il porto e le due chiese, una sproporzionatamente grande,
l'altra poco pi di una cappella.
Incontrano un paesano.
Arrivano i tedeschi! grida Gianni e Paolo aggiunge:
Stanno per entrare al porto!
Una persiana si spalanca, ma  subito richiusa. Alla fontana
d'acqua dolce una donna torna sui suoi passi, e altrettanto
rapida, condita da imprecazioni,  la reazione di due
anziani sul molo, canne da pesca tra le mani.
Il mezzo bordeggia la costa. S'affievolisce il rombo dei
motori.
Sparisco annuncia Gianni al compagno.  in et militare,
ma non si  presentato al bando promulgato da Graziani con minacciosi proclami, sarebbe considerato un
disertore.
Vado a vedere lo sbarco, poi m'affaccio a casa tua e ti
racconto...
Stai attento! Dimostri pi anni di quanti ne hai.
Il lato occidentale dell'isola  alto, stagliato da rocce verticali.
Nella costa orientale, tortuosa e bassa, si apre l'insenatura
con il paese e il porto dalla banchina di cemento. In
quelle acque protette fino a pochi mesi prima attraccavano
pescherecci e il postale di linea; ma dal settembre del '43 s'
interrotto ogni collegamento.
La motovedetta bordeggia adagio la riva, supera l'unico
peschereccio ormeggiato, poi al molo si accosta a piccole
imbarcazioni da pesca. Due marinai, gettati i parabordi,
balzano a terra e concludono l'attracco.
Un graduato con una cartella sottobraccio li segue. Accanto
a lui, un militare armato.
Un secondo ufficiale appare sul ponte.  di grado superiore,
a giudicare dallo scattante saluto dell'equipaggio.
S'avvicina al collega e si guarda attorno, mentre la sirena
di bordo lancia nel silenzio un suono prolungato.
Alla murata di poppa si affaccia una donna, coperta da
capo a piedi da un pastrano militare, e scende a terra. Tra
le pieghe della sciarpa e il cappuccio affiora una capigliatura
bionda e un volto giovane, dagli occhi chiari.
Un marinaio le si affianca porgendole un megafono. Scambiato
uno sguardo con i due ufficiali, lei lo avvicina alla bocca.
C' nessuno? chiede con forza. Chi  l'autorit, qui?
La voce echeggia, su una porta appare e subito si ritrae
un anziano.
In una casa accanto alla minuscola chiesa si apre un portoncino
e ne esce un prete che, dopo una breve esitazione,
si dirige verso gli uomini in divisa. Di bassa statura, non 
giovane e cammina con andatura incerta.
Gli va incontro la donna con il megafono. Buongiorno,
padre lo saluta. Indicando poi i due ufficiali aggiunge: Io
sono la loro interprete.
Dio sia benedetto! Attendevamo con ansia che qualcuno
ristabilisse una linea con la costa. Siamo isolati dall'ottobre
scorso. La mia piccola comunit vive con poco cibo,
senza possibilit di contatti... Abbiamo trascorso un orribile
Natale!
Da un viottolo al centro del paese compaiono due donne,
anch'esse intabarrate da capo a piedi. Non s'avvicinano
ma restano a fissare la prima cassa scaricata dai marinai
in banchina.
Alcuni uomini appaiono sull'uscio delle case di fronte al
molo. Il pallido sole che affiora tra le nubi mette in evidenza
le loro espressioni interrogative, come quelle di altri isolani,
presto venuti ad aggiungersi ai primi. Sono anziani con
capelli, barba e baffi di varie sfumature dal grigio al bianco.
A poppa del peschereccio ormeggiato in testa al molo,
un marinaio osserva con sguardo apparentemente pi incuriosito
che preoccupato.
L'interprete si rivolge al prete. Reverendo, come vedete
dalla bandiera e dalle divise degli ufficiali e soldati, questo
 un distaccamento germanico. Ha l'incarico di una particolare
missione. Io parlo tedesco e italiano e vi aiuter, se
necessita collaborazione.
Compie un passo indietro, s'accosta ai due ufficiali e,
sempre rivolta al sacerdote, cambia tono di voce: Le presento
il colonnello Alfred von Middendorf e il capitano
Lutz Mayer.
Io sono don Tarcisio risponde il prete, con un tentativo
di sorriso.
Io mi chiamo Cristina aggiunge la ragazza.
Un istante di silenzio segue la presentazione dei due ufficiali,
che rispondono con un cenno del capo.
Il militare di grado superiore si rivolge a lei, che s'affretta
a tradurre: Reverendo, dov' il Comando dell'isola? Il
colonnello desidera conoscere il responsabile dell'ordine.
 un militare o un civile?.
Dopo un attimo di incertezza il prete allarga le braccia
Signorina, qui da mesi non comanda nessuno. Siamo
stati abbandonati. E senza neanche un medico. Lascia il
tempo per la traduzione e aggiunge, scuotendo il capo: I
militari italiani di stanza in quest'isola sono scomparsi in
motobarca subito dopo l'annuncio dell'armistizio. Li hanno
seguiti anche i carabinieri di custodia al penitenziario,
scortando gli unici tre detenuti. Da allora, ovvero dai primi
d'ottobre, qui non esiste alcuna autorit. N abbiamo pi
visto il traghetto che ci collegava una volta alla settimana
con la terraferma.
Non  tornato?
No, signorina... Una notizia radio a fine settembre ha
parlato del criminale affondamento di un trasporto civile
tra isola e costa. Supponiamo si tratti del nostro traghetto,
da molti anni in servizio su questa linea. Se  stato affondato,
pace all'anima di chi s'era imbarcato. Noi abbiamo
pregato per loro.
Con un profondo sospiro ripete il segno della croce, imitato
dalle donne e da alcuni anziani giunti alle sue spalle.
Fissa poi l'interprete: Noi manchiamo d'ogni rifornimento
ormai da cinque mesi. La prego, traduca queste parole.
Alza lo sguardo verso il molo dove il mezzo militare sta
scaricando e aggiunge: Sono il curato di questa comunit.
Novantasei anime. La pi giovane ha un anno, la pi
vecchia novantadue.
Dopo un'apparizione di pochi minuti, il sole  scomparso.
Torna a colorarsi di grigio il cielo e si levano soffi di vento
gelido.

Capitolo 2.

Nonno Lorenzo aveva insegnato al nipote Vanni "il conteggio
tranquillizzante". Cos lui definiva una regola di facile
applicazione: In momenti confusi, fermati e snocciola
mentalmente la sequenza dei numeri da uno a cento. Freno
da me applicato quando tento di non litigare con quella
zuccona di tua nonna sull'argomento soldi. Lei ne ha tanti,
li sperpera e a me contesta ogni minima spesa. Come sai,
con lei io debbo litigare su tutto. Ogni anno decidere quale
sia il miglior soggiorno termale in Italia per passare le acque,
San Pellegrino o Chianciano? Appena strilla, io taccio e
conto sino a cento, ovvero applico la regola, preziosa anche
giocando a scopa, se un compare cretino spariglia quando
non deve. Nel '17 contai fino a cento mentre italiani e crucchi
combattevano a colpi di baionetta nel mio orto, a Udine.
In un fosso, immobile nel fango, iniziai a contare e gi
al numero sessantacinque le grida feroci dei soldati cessarono.
Al cento, attorno a me regnava il silenzio. Ero salvo.
Simili racconti e relativi consigli avevano finito per contagiare
Vanni ancora ragazzo. Ogni tanto gli capitava di applicare
il suggerimento del nonno e ripeteva la conta sino
a cento prima d'affrontare qualche disputa. Soprattutto
con suo padre a proposito di qualche debito contratto con
giovanile incoscienza.
Antidoto stupido, quella conta. Eppure aveva avuto la
tentazione di ricorrervi in qualche momento drammatico,
nei giorni di guerra in Libia e Tunisia, dove lui, il tenente
Vanni Lucchi, era dovuto maturare in fretta.
Oggi, uditi i motori del mezzo in manovra nel porto, a
quel conteggio nemmeno pensa. Gli occorre decidere in
fretta, visto che alla banchina hanno preso terra militari tedeschi.
Andr loro incontro, claudicante per la ferita alla
gamba destra? Nascondersi  ipotesi subito scartata, non
esiste alcun rifugio sicuro in quel minuscolo lembo di terra.
Indossa la giacca della sua uniforme, quella del battaglione
San Marco. Ne aveva fatto parte al fronte, accanto a
soldati italiani e della Wehrmacht, fino al giorno in cui era
stato colpito da uno degli infiniti proiettili sparati durante
i continui mitragliamenti dal cielo.
Spegne la radio, tace la voce con le notizie sulla battaglia
a Montecassino ascoltate fino a ora e per tutta la notte. Si
rifascia con cura la cicatrice sotto il ginocchio.
Negli ultimi giorni aveva rinunciato, per pigrizia sommata
al freddo, alle quotidiane camminate lungo i sentieri
dell'isola. Esercizio necessario per migliorare l'efficienza
della gamba ferita. Ma a letto, ben coperto, non era riuscito
a trovare una posizione capace di placare del tutto il dolore.
Vanni Lucchi - venticinquenne alto, capelli arruffati e rossicci,
mani lunghe affusolate, occhi verdi profondi, un principio
di barba - si trova all'isola in congedo permanente per
"grave offesa all'arto sinistro solo parzialmente rimarginata".
Da quando  giunto all'isola non si  preoccupato di un
eventuale sbarco, tedesco o collaborazionista, per rastrellare
sbandati dell'ormai dissolto Regio Esercito Italiano.
Adesso si domanda quale possa essere lo scopo operativo
di quel gruppo di armati. E come si dovr comportare lui.
Affacciato a una delle finestre della villa di famiglia, alta
sulla collina e dominante il porto, ha visto il curato e alcuni
isolani avvicinarsi alla motovedetta in banchina. Tra questi il
vecchio droghiere sor Vincenzo, il falegname Altiero accanto
a Orlandini, il tabaccaio da mesi senza nulla da vendere,
nemmeno biglietti per il postale, inutili perch affondato.
Del vento montato di forza pare non si curino marinai e
soldati, intenti a scaricare il mezzo. Quattro di questi, mitragliatori
in spalla, sono schierati accanto ai due ufficiali.
Continuando a osservare, a Vanni non pare un'operazione
di rastrellamento e si chiede quale possa essere il motivo
dello sbarco. Inutile, comunque, porsi interrogativi e
perdere tempo. Se di quei militari giunti all'isola vuole sapere
di pi, deve lasciare la villa, scendere la collina, presentarsi
al porto.
Prima d'infilare i pantaloni, tagliati verticalmente lungo
la gamba, dove affiora la vistosa cicatrice, recupera una fascia
con residue macchie di sangue. La riavvolge con cura
attorno a quella ferita, ancora in grado di infastidirlo quando
cammina a lungo.
Alla maglia di lana sovrappone la giacca a vento militare
con mostrine del suo grado, poi, impugnato il bastone, si
lascia alle spalle un cancello sovrastato da intrecci in ferro
battuto a formare la scritta "Villa Amaryllis" e scende verso
il centro abitato. Cammina adagio, quel sentiero  lastricato
di pietre scivolose, vero tormento per lui claudicante.
Attraversato il paese giunge al porto e s'avvicina ai tedeschi.
Se contano qualcosa documenti e certificati, la sua ferita
e relativa invalidit dovrebbero evitargli complicazioni.
Quelle carte sono in regola.
Davanti ai due ufficiali scatta nel saluto militare, ignorando
lo stato d'ostilit sorto tra Italia e Germania dopo
l'8 settembre. Altrettanto fanno loro, e seguono reciproche
presentazioni. Di fronte Vanni ha un colonnello alto e corpulento,
di una certa et. Al suo fianco un capitano magro,
segaligno, il volto scavato da profonde rughe, mentre
dalle folte sopracciglia affiorano occhi instancabilmente
in movimento. I due lo fissano con attenzione. E un segno
di mano indica l'ingombrante fasciatura della ferita attorno
alla gamba.
Vanni  pronto a rispondere.
Conseguenza di un mitragliamento. Prestavo servizio
in Tunisia come ufficiale di un corpo speciale.
Al suo non perfetto tedesco risponde in italiano il vice
dell'anziano colonnello: Parlo poco vostra lingua, voi conoscete
nostra.
S, imparata male a scuola, migliorata al fronte in servizi
di collegamento con il vostro Comando, a Gabs.
L'altro cambia tono: Avvicinando l'isola vista qualche
luce in paese. Non rispetto di regole. Noi severi su oscuramento,
ordineremo controllo, ogni notte, legge di guerra.
Voi parlate alla gente di qui.
Lo interrompe bruscamente il suo superiore, rivolgendosi
in tedesco a Vanni.
Tenente, presto dobbiamo individuare dove mettere a
riparo il materiale appena scaricato.  molto delicato.
Pioggia possibile aggiunge il suo vice in italiano. Meglio
non sfidare umori mediterranei.
Mentre Vanni cerca una risposta rassicurante, lo scambio
di battute si sospende all'avvicinarsi dell'interprete. Cammina
in fretta, controvento; la lunga sciarpa avvolta sul viso
continua a lasciar intravedere gli occhi.
Vanni li riconosce subito. Per la sorpresa non trova una
parola di saluto e lei lo precede, alza la mano con un Salve!...
credevo di non rivederti mai pi!.
Ai suoi superiori spiega: Quest'ufficiale  stato mio compagno
nei concorsi sportivi. Indica poi la collina sovrastante
il porto e aggiunge: Il tenente  proprietario dell'edificio
da voi individuato nell'immagine aerea.
Una busta viene estratta dalla borsa del capitano, Vanni
intravede un paio di fotografie. Sul paesaggio dell'isola
un cerchio  tracciato a penna attorno a un punto preciso.
In quella costruzione abito io,  propriet della mia famiglia
mormora.
L'altro continua a osservare le immagini scattate dal cielo
mentre lui precisa: La villa si chiama Amaryllis.
In poco pi d'un minuto  stato colto due volte di sorpresa,
dall'apparizione della ragazza e dall'apprendere che
casa sua  nell'occhio dei tedeschi. Il capitano  formalmente
gentile, ma Vanni ha imparato a conoscere i "camerati".
A parte il tono, quando fa loro comodo, parlano solo per
comunicare ordini.
Tenente, urgente salire villa. Presto pioggia. Necessaria
sede per noi. E anche magazzino, al porto, va bene se
vuoto e grande.
Magazzini vuoti e grandi non mancano replica Vanni.
Da sei mesi in quest'isola non arriva nulla!
Insiste il tedesco: Tenente, molto urgente provvedere.

Capitolo 3.

Vanni, dopo aver pi o meno compreso la richiesta dei due
ufficiali, non ha sottovalutato n tono n severit delle parole.
"Da prendere alla lettera, pronunciate dal comandante
di un distaccamento militare occupante".
A poca distanza dal gruppo in divisa, Orlandini non
smentisce la nomea di litigioso fanfarone. Noi siamo quattro
volte pi di loro, gli saltiamo addosso e...
E ci fanno fuori tutti ribatte subito uno dei presenti.
Tentiamo di trattare.
Ma con cosa, a nome di chi?
Interviene Vanni, calmo ma con parole dure. Cerchiamo
di non dire sciocchezze. Conosco per esperienza come i tedeschi
vadano per le spicce, nei territori occupati. Questo
gruppo m' parso diverso, sono tecnici, le mostrine sulle
loro divise indicano l'appartenenza a un'arma, equivalente
ai genieri nel nostro esercito.
Quale sarebbe la differenza?
La differenza  che li abbiamo sentiti porre domande,
non solo impartire ordini drastici. Ne ho uditi tanti, minacciosi,
quando mi trovavo al loro fianco. Afferra Orlandini
per un braccio. Dobbiamo riuscire a convivere. Lo dico io,
malgrado abbia appena capito che mi sequestrano la villa.
Taccio, so bene quanto sia consigliabile non creare problemi.
Ne andrebbero di mezzo anche loro. Indica con uno
sguardo le donne, strette attorno a don Tarcisio. A loro s'
unita la pi anziana della comunit, Arlinda. Con l'esperienza
dei suoi quasi ottant'anni,  rispettata da tutti perch
si occupa dell'invalido Don F. Ovvero Furio Masi, ex
combattente della Prima guerra mondiale, da allora immobilizzato
su una sedia a rotelle per lo scoppio di una granata
sull'Isonzo. Vivendogli accanto Arlinda somma due pensioni,
che consentono a entrambi di vivere una vecchiaia
almeno fino a oggi tranquilla. E proprio per non turbarla,
Arlinda non ha informato Don F dello sbarco di soldati
tedeschi. Si sarebbe messo a gridare "Ridatemi un fucile!",
frase spesso ripetuta sottovoce quando dorme, in chiss
quale battaglia impegnato.
Riparate dal vento nel portale della chiesa, le donne assediano
don Tarcisio con richieste.
Padre, voi ci dovete aiutare, abbiamo bambini da nutrire
e anziani malandati.
Il curato socchiude gli occhi, annuisce. Andremo insieme
a parlare con loro, chiederemo un aiuto. Mi far accompagnare
dal tenente, se d'accordo.
Certo, d'accordo risponde Vanni, appena gli viene riferita
la richiesta.
Poco dopo una delle donne, Nella, Voi siete giovane, signor
Vanni gli dice, e di certo potrete far leva sulla vostra
ferita e, dopo breve esitazione: E forse anche sull'interprete
che li accompagna. Sembra gentile.
S, gentile e dura allo stesso tempo. Vanni ne conosce il
carattere deciso e spesso ostinato. Ovvio, per, che lei non
potr far cambiare idea a un teutonico colonnello n al capitano,
malgrado all'apparenza pi accomodante.
All'ipotesi di una mediazione di Cristina tra i locali e i
militari, Vanni crede poco. Su di lei si potr far affidamento
solo in parte ripete, pensieroso. Nel suo ruolo subalterno,
dovr purtroppo tacere. A me, poi, non so quanto vorr
dare ascolto. Ci lasciammo malamente, anni fa.
Un salto nel tempo, ai giorni del loro incontro, nell'estate
del '38.
L'Italia fascista, ispirandosi all'organizzata Giovent nazista,
aveva bandito raduni e, per non essere da meno, si
era impegnata a "irrobustire fede e muscoli delle generazioni
pi giovani". Si potenziarono concorsi paramilitari
a livello nazionale e competizioni chiamate Littoriali dello
Sport. Nelle prime edizioni, un discreto successo avevano
goduto le discipline invernali, non altrettanto quelle
marinare; insoddisfacente una prima ambiziosa prova, rivolta
ai GUF di tutta Italia, orchestrata in Liguria. Gare di
vela, canottaggio, nuoto, tuffi: sfide maschili e femminili,
a squadre e singole.
Vanni, prescelto per le competizioni a vela e riserva nel
nuoto, non aveva tardato a rendersi conto di quanto poco
curata fosse stata la preparazione del "grande raduno",
come la stampa locale chiamava la manifestazione, ovviamente
senza accennare ai problemi organizzativi, in
particolare quello dell'attribuzione degli alloggi, rivelatasi
confusionaria. Requisite alcune pensioni per i giovani
partecipanti, con destinazioni separate per maschi e femmine,
il caos organizzativo era nato per la distanza tra le
residenze e gli ormeggi delle imbarcazioni in gara e con le
piscine per le competizioni di nuoto e tuffi. Problema aggravato
assegnando ai partecipanti stanze a quattro o a sei
letti, con un unico impianto igienico e conseguenti ritardi
negli orari di gara.
In quel centro balneare, scelto per le competizioni, un amico
del padre di Vanni, proprietario d'una piccola casa per
le vacanze, ne aveva generosamente offerto l'uso in vista
delle prevedibili, caotiche distribuzioni degli alloggi. Vanni
aveva cos usufruito di una sistemazione privata, garantendo
puntualit alle riunioni e alle competizioni.
Appena celebrata tra lo sventolio di gagliardetti, la cerimonia
d'apertura dei Littoriali, era esploso un furioso temporale.
Il primo di una serie, con pioggia scrosciante e vento a
raffiche, ripetutasi a tratti nei giorni successivi e sufficiente
a sospensioni "momentanee" di gare appena iniziate, che
avevano consentito ai partecipanti di sciamare per vicoli
e piazzette, ciascuno ricoperto con quello che aveva. (Si
mettono in testa persino i miei copritovaglia! s'era lamentato
un albergatore.)
Durante uno di questi "rompete le righe" di segno meteorologico,
sempre graditi ai concorrenti, Vanni stava indugiando
nel porticato della casa in cui alloggiava, incerto
sul da farsi. All'acquazzone appena cessato sembrava ne
stesse per seguire un altro.
Alle tre ragazze di passaggio davanti al portico, allo scrosciare
della pioggia, non occorsero presentazioni. Incrociando
risa e grida accettarono il suo invito a ripararsi accanto
a lui; non solo momentanea salvezza ma anche un'occasione
per conoscersi.
Vanni non tard molto a venir colpito dagli occhi d'una
delle tre. Uno sguardo inconfondibile. Lo stesso con cui,
cinque anni dopo, lo fissa riapparendo all'improvviso, inattesa,
sulla banchina del porto, provocando in lui la stessa
emozione.
In quei giorni lontani ancora vivi nella memoria, aveva
cercato, riuscendoci, di incontrarla pi volte nelle ore di
"libera uscita". Poi, nelle regate con equipaggi misti (maschi
e femmine di diverse regioni) era capitato in coppia
con Cristina, concorrendo come marchigiano lui, come altoatesina
lei.
Una ragazza senza complessi, aperta e allegra. Non rifiutava,
anzi apprezzava le attenzioni, ma teneva a freno ogni
iniziativa, come l'invito a visitare la sua casa. Una sincera
amicizia, presto trasformata in reciproco innamoramento.

Capitolo 4.

Villa Amaryllis  sequestrata. Le camere al secondo piano
sono destinate ai due ufficiali, il pianterreno ...  perfetto
per nostri impianti precisa il capitano Lutz.
Nelle rimanenti stanze, i soldati del distaccamento trovano
sistemazione. Tre sono comandati a turno per la guardia
del magazzino al porto, dove si sta accumulando parte
dell'attrezzatura sbarcata.
L'altro magazzino, accanto alla villa, ai tedeschi non interessa.
 colmo di casse e scatole di libri destinati dai padroni
di casa a essere sistemati negli scaffali lungo le pareti.
Dopo aver placato - almeno in parte - l'agitazione dei paesani,
Vanni, chiuso in se stesso, ha cercato di reagire con calma
a quella requisizione, che avrebbe rappresentato un problema
se, com'era previsto, fossero stati presenti i suoi genitori.
Lasciando l'ospedale di Roma, li aveva immaginati in
fuga dai bombardamenti su Ancona e gi nella villa sull'isola.
Invece non solo non li aveva trovati, ma era rimasto senza
loro notizie per l'interruzione di ogni comunicazione, in
un'Italia sconvolta dall'armistizio. L'intensificarsi di incursioni
aeree li aveva forse bloccati, ma lui non sapeva dove.
Li avrebbe rivisti alla fine della guerra? Cercando di annullare
il timore del peggio si affida alla speranza d'un loro riparo
presso amici.
Il sequestro della villa non provoca particolari reazioni da
parte sua, d'altronde inutili, se non pericolose. Ne soffre,
ma senza darlo a vedere e subito spostando, con l'aiuto di
un robusto paesano, tutto quello che poteva occorrergli
nella casetta costruita assieme alla villa per un mai assunto
guardiano. Due stanze annesse a un magazzino per gli
attrezzi di orto e frutteto, adiacente a una serra dove proteggere
d'inverno i vasi con gli agrumi.
L'installazione di uno spazioso letto doppio nella camera
centrale lasciava immaginare la speranza dei padroni di
casa di contare su una coppia da impiegare, come giardiniere
lui e per i servizi in villa lei.
Conclusi in un giorno trasloco e sistemazione nella dpendance,
al calar della sera Vanni  esausto, la gamba ferita
messa a dura prova dal trasloco. A sconvolgerlo  stata per
l'apparizione della ragazza, mai dimenticata dopo il fulmineo
innamoramento di cinque anni prima.
Nell'incontro al porto, lei lo aveva salutato frettolosamente.
Poi, appena concluso il trasferimento, aveva
spalancato il portoncino d'ingresso del nuovo alloggio di
Vanni, affacciandosi sorridente.
Non avrei mai, mai immaginato di rivederti! E...
... per di pi tutto intero! aggiunge Cristina dando
un'occhiata alla gamba.
Lui cerca di inserirsi, ma lei continua: Ho pochi minuti,
ma volevo sussurrarti all'orecchio che i tedeschi di cui
mi occupo hanno apprezzato come te la cavi nella loro lingua.
Potr agevolare i rapporti. Come li ho sentiti ripetere
due volte, li ha soprattutto tranquillizzati la mancanza di
una tua reazione al sequestro della villa.
Sequestro non ancora digerito, d'altronde reagire sarebbe
stato inutile. E per di pi...
Interrompere  mia maleducata abitudine, se lo ricordi.
Adesso voglio aggiungere un'altra parola sui miei gallonati
superiori. Malgrado appaiano chiusi e impettiti, non
credo disdegnerebbero di scambiare qualche parola con
te, sono tecnici di un reparto speciale dal nome curioso,
Pionier Bataillon. Distaccamento di ricerca nel campo delle
comunicazioni.
L'espressione perplessa di Vanni non cambia mentre Cristina
conclude: Tu riposa la gamba, poi fatti vedere. Avrai
tante cose da raccontare. E anch'io a te, in separata sede.
Un biondo ciuffo ribelle sfugge al cappuccio mentre saluta
con un cenno del capo e chiude il portoncino alle sue
spalle. L'eco dei suoi passi veloci scompare. Vanni avrebbe
voluto fermarla, parlarle. Dirle che l'ha trovata pi bella
di come la ricordava. Invece erano stati pochi istanti di
saluto e di fugaci parole, come se ogni ricordo fosse svanito
e la loro brusca rottura avesse cancellato ogni traccia
dei giorni d'amore.
 qui in quanto altoatesina e perfettamente bilingue o
anche per fanatismo politico?
Allora, durante gli allenamenti, erano stati ripresi da un
giornalista francese sullo sfondo delle barche in gara e la
fotografia era stata pubblicata a piena pagina in un settimanale
parigino di moda con la didascalia: "Ecco due sportivi
dell'Italia fascista. Belli, ricchi, eleganti". Aggettivi che
venivano confermati in quelle immagini. Lui alto, capelli
rossi, ricci. Lei longilinea, occhi azzurri seminascosti da
lunghi capelli di quel biondo particolare. La normalit, in
una nordica altoatesina.
Quanto al commento di quella foto, le definizioni si potevano
considerare scelte bene, a eccezione del definirli entrambi
"fascisti". Esatto per Cristina, entusiasta "giovane
italiana del Littorio", come altoatesina ammiratrice "non
solo del Duce ma anche del popolo germanico e del suo
Fuhrer". Vanni, iscritto al GUF unicamente per le attivit
sportive, cercava di evitare convocazioni, divise, sfilate e,
nei limiti del possibile, anche gli obbligatori saluti romani.
Proprio su adesione o disinteresse a fede e ritualit della
giovent fascista, i due, tanto innamorati uno dell'altra,
dissentivano e discutevano. Per Cristina si trattava "di un
impegno", invece per Vanni di una rottura di scatole, utile
e accettabile solo quando offriva buone occasioni per gareggiare
in barca a vela. E favoriva gradevoli incontri.
Proprio per la forte attrazione che li univa, la reazione
fu una sorta d'esplosione. Tanto da tagliare di netto ogni
loro rapporto.
Dopo la fine di quella manifestazione, non si erano mai
pi rivisti.

Capitolo 5.

Nell'alloggio dove cerca di dimenticare il comodo letto della
sua stanza in villa, Vanni ancora una volta controlla arredamenti
e misure di quella dimora dai bassi soffitti.
Piove a dirotto, verifica la tenuta delle finestre. Di l, nessuna
vista del paese e del porto. N della villa dove i tedeschi
sono installati.
Ogni notte, anche con il peggiore maltempo, il cielo  attraversato
da formazioni aeree dirette verso nord. Azioni
di bombardamento degli Alleati sulla Germania cresciute
d'intensit, dopo l'invasione della Sicilia e dell'Italia meridionale.
Adesso americani e inglesi dispongono, come basi
di partenza per i loro quadrimotori, di aeroporti pi vicini
agli obiettivi da colpire.
A quel rombo Vanni  ormai abituato, si ripete da tre mesi.
E se adesso, nelle prime notti in quella da lui definita "la
mia tana", dorme poco e male, il motivo  per un altro. 
l'accavallarsi di ricordi, dubbi, desideri e delusioni evocati,
anzi provocati dall'apparizione di Cristina.
Fruga fra quanto ha portato con s nel nuovo alloggio.
Qualche superstite scatoletta di carne, alcuni vecchi romanzi,
forse gi letti negli anni passati ma non importa, lo aiuteranno
a distrarsi. Trova l'interruttore, accende la lampada
al soffitto, alimentata dalla corrente elettrica prodotta dalla
pala eolica. La villa e la casa del guardiano non dipendono
dalla "centrale", destinata a illuminare il porto e l'abitato,
un impianto che si era rivelato d'incerto funzionamento fin
dai giorni della sua inaugurazione, nel '38. L'installazione
privata, invece, mai guastatasi,  adesso preziosa. Dopo
l'interruzione dei contatti con la terraferma e il conseguente
esaurirsi delle scorte di carburante, la centrale ha cessato
di funzionare, lasciando fin da novembre al buio tutto il
paese e anche il faro di Punta Grande.
Le famiglie si sono arrangiate con candele e lampade a
petrolio. Nessuno ha mai chiesto a Vanni di collegarsi al
generatore eolico della villa, erano tutti a conoscenza della
sua limitata potenza.
Abbandonata la lettura del libro, ipotetico aiuto per prendere
sonno, Vanni si rende conto d'aver fame. Strappa la
cerata d'una incartapecorita razione di gallette e ne mastica
una a fatica.
L'imprecare per quel boccone semi ammuffito non lo distoglie
dai suoi pensieri. Una volta di pi si chiede se, lasciato
l'ospedale militare all'annuncio dell'armistizio, non
gli sarebbe convenuto nascondersi in citt, e una volta di pi
si risponde di no. Senza amici a Roma, raggiungere l'isola
era stata per lui una scelta obbligata, l almeno avrebbe potuto
contare su qualcosa da mangiare. Sino a ottobre, infatti,
i frutti degli alberi sparsi attorno alla villa lo hanno sfamato
insieme alle provviste lasciate in villa da sua madre.
Anche con la pesca ha cercato di cavarsela. La gamba non
ancora del tutto guarita e il freddo lo hanno sino a ora sconsigliato
dall'avventurarsi verso le scogliere lungo costa, limitandosi
a gettar lenza, amo ed esca sulle rive del porto.
Quanto ai frutti, una riserva sono gli alberi di cachi, dalla
lentissima maturazione.
Pensieri sconnessi per interromperne altri, nel difficile
tentativo di allontanare, o almeno calmare, l'emozione provocata
dalla riapparizione di Cristina, e da quello sguardo
incrociato per qualche istante, ancora capace di interpretare
i pensieri altrui. Fors'anche di prevedere accadimenti capaci
di coinvolgerla. Una forza magnetica non dimenticata.
I motori della motovedetta si fanno improvvisamente
sentire.
Se ne vanno! Vanni si dirige alla finestra, dimentico di
non trovarsi pi alla villa, da dove lo sguardo poteva spaziare
dalla banchina a parte della cala. Dalla casa del custode,
circondata da alberi, il molo non si vede.
Un lampo brilla nel vetro della finestra. Scompare e riappare.
Il faro dell'imbarcazione usata dai tedeschi illumina l'uscita
dal porto per evitare la scogliera di levante. Ancora pochi
minuti e all'affievolirsi, allo svanire del rumore subentra
il silenzio. La motovedetta  inghiottita dall'oscurit.
Una giravolta sulla gamba sana e Vanni, tornato a sdraiarsi
sul letto, si chiede quanti siano i militari rimasti, cerca di
ricordare quanti ne ha incontrati dopo lo sbarco. Escluso
l'equipaggio della motovedetta, nell'isola dovrebbero esserne
presenti dieci o undici nella villa, due o tre al porto. Se
appartengono a quella particolare sezione dell'arma del Genio,
sono incaricati di compiti di intercettazione importanti,
considerando la quantit di materiale sbarcato all'isola.
Non gli pare d'aver notato armi antiaeree. Forse hanno
pensato di utilizzare quelle della motovedetta, o ne arriveranno
altre, con il resto del materiale, nel successivo viaggio
di rifornimento alla base.

Capitolo 6.

Dopo giorni di vento, un velo di immobile foschia scherma
il sempre timido sole invernale. Il mare  grigio, ma calmo.
Al porto, i tedeschi stanno completando l'immagazzinamento
di casse in quello che era il deposito merci dell'irascibile
sor Vincenzo; il droghiere ha dovuto sopportare il
sequestro del suo locale senza proteste.
Intanto, per approfittare del momento meteorologico,
Vanni, come altri paesani,  sin dalla prima mattina sulla
riva a levante del porto a sfidare il freddo con una canna
da pesca.
Con un pizzico di fortuna e molta pazienza, dopo quasi
due ore riesce a portare qualcosa sul tavolo della cucina.
Nel pomeriggio, alla fontana pubblica, attende il suo
turno, tra le mani due bottiglie da riempire dell'acqua che
sgorga a fiotti da un'apertura sporgente da un muro di cemento
grezzo, destinato a un rivestimento in marmo, promessa
mai mantenuta da un'autorit in visita un giorno
negli anni passati.
I paesani non si fidano di bere dai pozzi accanto alle case,
preferiscono l'acqua spinta in superficie da chiss quale sorgente
nascosta tra le viscere delle alture sovrastanti l'abitato.
 gelida anche d'estate e sempre abbondante.
Mario, il postino adesso occupato solo come propalatore
di chiacchiere e malignit,  oggi in piazza accanto a Valerio,
unico vero contadino nell'isola. Quando arriveranno i giorni
per potare il frutteto, Vanni lo chiamer per farsi aiutare.
Due donne uscite da una casa oltre il piazzale, la Galassi
e la Velini, bottiglie vuote sottobraccio, allungano la coda
di chi attende il proprio turno.
Velenose e cattive sussurra all'orecchio di Vanni Beppe
Silenzi, da oltre un anno nell'isola dopo il congedo dall'esercito
per motivi di salute.
Vanni non commenta, aveva sentito pi volte suo padre
parlare con sua madre del "medievale rapporto" con le donne,
madri, mogli e figlie, nella comunit isolana. Immutato
nel tempo, malgrado superficiali apparenze.
Adesso la condizione di alcune di loro  particolarmente
difficile: sono "quasi vedove", definizione riferita a chi non
ha avuto notizie del marito dopo il caos dell'8 settembre.
Simili problemi non disturbano quello l commenta
Orlandini, parlando con Vanni. Con uno sguardo si rivolge
al marinaio del peschereccio ormeggiato al molo. "Quello
l", ovvero Salvatore, vive isolato dalle chiacchiere del
paese, e dalla riserva d'acqua alla fontana si rifornisce in
ore antelucane, per non incontrare nessuno. A parte il carattere,
 il suo stretto dialetto siciliano, incomprensibile
ai pi, a rendere difficile qualsiasi tentativo di conversazione.
I rapporti si limitano a qualche parola, a qualche
gesto di saluto, mentre lui, per ore, resta con le lenze calate
fuori bordo per procurarsi il pasto quotidiano.  fedele
guardia del Santa Filomena-Cefal da quando s' riparato
in questo porto. La guerra ne aveva impedito il ritorno al
Sud, il comandante s'era allora imbarcato sul postale ancora
in servizio, dirigendosi al Comando del porto pi vicino
per definire la sua posizione e il rinnovo del relativo
permesso di pesca lungo coste e isole del Tirreno. Cosa
gli sia accaduto, Salvatore lo ignora: il comandante non
 tornato e lui, marinaio e guardiano,  rimasto a bordo
del peschereccio.
Ogni notte cammina avanti e indietro lungo il pontile,
parlando tra s. Alcuni, e tra questi il curato, sostengono che
preghi, ipotesi basata sulla sua presenza ogni domenica alla
Messa, al suo devoto inginocchiarsi nel momento dell'Elevazione.
Non partecipa alle riunioni in sagrestia, ... e mai si
confessa! lamenta don Tarcisio, perdonandolo perch lui
parla solo il suo dialetto e intende poco un'altra lingua.
Quand' affacciato alla murata di poppa in attesa di un
sarago o di un cefalo, dal muoversi delle labbra alcuni sostengono
si rivolga ai pesci, mentre attende con pazienza il
momento in cui uno di loro lo ascolti e si offra per il pranzo.
Nel primo mattino del terzo giorno dopo lo sbarco dei tedeschi
il tempo  sereno e non fa particolarmente freddo.
I due ufficiali, con la scorta di tre soldati, fucili in spalla,
si dirigono verso il porto. Qui l'interprete li ha preceduti,
e sta parlando con don Tarcisio. S, sono italiana. Vengo
dall'Alto Adige. Per questo parlo sia la nostra lingua
sia il tedesco.
I militari, apparsi sulla piazza, si accostano alla fiancata
della motovedetta. Lei si interrompe e li raggiunge, affiancandosi
al militare con il grado di capitano. Scambiano alcune
parole, inudibili nonostante un silenzio rotto solo dal
gorgoglio della fontana e dalla lontana eco della risacca.
Subito dopo l'interprete alza un braccio e volge uno sguardo
verso i presenti.
Per favore, un momento di attenzione. Non vi allontanate.
Chiamate i capifamiglia. Debbo trasmettere un avviso
importante per tutti.
Rimbombando dal megafono, l'appello ripetuto pi volte
 udito anche dalle case lontane e in breve accanto ai militari
si radunano altri paesani.
Ecco, vedo anche il signor curato... buongiorno a voi!
Due donne, sempre le stesse, sono accanto a don Tarcisio.
Debbo comunicare alcune disposizioni del Comando
e con il gesto di una mano Cristina indica i due ufficiali.
Vanni, in piedi tra gli altri, nella voce dell'interprete percepisce
un tono teso. Cerca di incrociare il suo sguardo, senza
riuscirci.
Lei riprende: Ascoltate. Tradurr alcuni ordini importanti
per la vostra e la nostra sicurezza.
Una pausa, il tempo di lasciar avvicinare un ultimo gruppo
di isolani.
Dovete riferire questi ordini anche a chi non  presente
aggiunge, guardandosi attorno e intravedendo Salvatore
sul peschereccio, semicoperto dalle cime d'ormeggio
annodate a prua.
Il capitano Lutz prende la parola, in tedesco. La prossima
notte il nostro mezzo navale torner qui, trasportando
altro materiale. Abbiamo chiesto e ottenuto di caricare
anche rifornimenti di viveri, avendo saputo dal vostro curato
le difficolt che state affrontando. Parla con lunghe
pause in modo da lasciar il tempo all'interprete di tradurre.
I presenti si scambiano occhiate interrogative.
Stiamo per stabilire qui una base operativa importante.
Dobbiamo provvedere a misure di sicurezza.
Senza alterare il tono di voce, da questo momento l'ufficiale
scandisce lentamente ogni parola, spostando lo sguardo
da un volto all'altro.
Alcune misure sono da osservare subito. Lo chiede la
disciplina di questo difficile tempo di guerra, sono disposizioni
da rispettare alla lettera.
Cristina sottolinea quest'ultima frase.
Da oggi  obbligatoria la consegna dei fucili da caccia,
se qualcuno ne possiede, e anche di ogni apparecchio radio.
Per questa e altre requisizioni che sto per comunicarvi,
riceverete un buono. Il nostro Comando si impegna a
restituire a tempo debito i beni sequestrati. Oppure a rimborsarvi,
se risultassero danneggiati.
Sul paese, sulla piazza, una luminosit serena contraddice
la severit delle parole. Vanni conosce la lingua tedesca
e valuta il minaccioso contenuto prima ancora di udirne la
traduzione, rimbalzata dal megafono. Nei mesi al fronte
quelle disposizioni le ha udite ripetere da ufficiali nei centri
occupati. Si chiede se i presenti siano in grado di valutarne
la gravit.
Da questo momento sono sotto sequestro tutte, ripeto
tutte, le imbarcazioni presenti nell'isola. Sia il peschereccio
in porto, sia le barche. Per motivi di sicurezza, noi provvederemo
a renderle momentaneamente inutilizzabili.
Forse qualcuno teme di non aver compreso, bench la
traduzione sia lenta e chiara. Un mormorio s'incrocia nei
presenti.
Questi sono ordini tassativi. Ogni trasgressione sar punita
con la legge di guerra.
Ulteriore cambio di tono, il tedesco tenta un sorriso e aggiunge
nel suo stentato italiano: Beni sequestrati avranno
adeguato rimborso.
N lui n la sua interprete aggiungono parole su quando
e come la promessa verr mantenuta. N qualcuno dalla
piazza alza la voce e pone domande.
Cristina fissa Vanni, lui ricambia lo sguardo. "Capisco il
tuo imbarazzo" pensa, "ma se hai voluto farti assumere da
loro devi sopportare."
Il capitano Lutz, senza tener conto del mormorio e del
silenzio che segue, riprende la parola.
Il colonnello von Middendorf e io chiediamo di riferire
queste disposizioni a chi non  qui.
Ascoltata la traduzione, i presenti si stringono attorno a
don Tarcisio.
Questi ascolta, annuisce e si rivolge a Cristina, a voce bassa.
Signorina, la prego di spiegare a questi ufficiali quanto
sia grave il sequestro delle nostre piccole barche. Prende
fiato con un profondo sospiro e aggiunge: Il motopeschereccio,
inutilizzato da mesi, non si muove per evitare il pericolo
di venir affondato. Le piccole imbarcazioni qui ormeggiate,
tutte a remi, sono impiegate per la pesca sottocosta, e
cos otteniamo gran parte del poco cibo che ci tiene in vita.
Alza la testa, fissa i due ufficiali e aggiunge, rivolto a Lutz:
Faccio presente a lei, che comprende la mia lingua, la vita
di stenti di questi isolani in totale abbandono da mesi e le
condizioni particolarmente difficili di anziani e bambini.
Il maggiore in grado, von Middendorf, ha ascoltato il
curato e la traduzione. Freddamente prende la parola, lo
sguardo fisso in quello del prete: Voi fateci avere, presto,
un elenco dei bambini e degli anziani. Per i casi pi delicati
distribuiremo razioni d'emergenza. Ne ho chiesto il trasporto,
lo ripeto, con il prossimo mezzo in arrivo.
Attende si completi la traduzione delle sue parole, poi
con un secco saluto militare lascia la piazza assieme al suo
vice e alla scorta.
Vanni, durante l'annuncio delle disposizioni, ha tenuto lo
sguardo su Cristina. E gli  parso di scorgere una ragione
in quella sua fredda collaborazione con gli occupanti. Ricorda
i giorni in cui si conobbero, la sua esaltazione per l'alleanza
con la Germania, motivo di continue discussioni tra
loro. Parlavano, ridevano, lui la corteggiava, lei accettava;
si raccontavano episodi, momenti della loro vita, si confidavano
progetti futuri. Ma se sfioravano il tema della fede
politica, il dissidio esplodeva. Lui, figlio di una vecchia e
radicata borghesia provinciale, lontana da ogni fanatismo,
si divertiva a provocare, ridendo, la retorica imperante da
cui erano circondati durante il raduno. Lei non lo capiva e
si infuriava. Fino all'assurda lite con conseguente separazione
il giorno in cui si conclusero le gare.
Iniziata la cerimonia di chiusura, Cristina, in divisa da
giovane italiana, salutava a braccio teso il gagliardetto lentamente
ammainato dall'antenna davanti al mare. Nel lungo
momento di statuaria immobilit, non aveva distolto un
attimo lo sguardo da quello di Vanni.
Un addio come sfida.

Capitolo 7.

I militari di stanza al porto controllano la situazione. Nessun
paesano, per salvare la propria barca, pu tentare di
nasconderla in qualche cala o in una delle grotte sparse
lungo la costa. Gli incaricati eseguono gli ordini e ogni imbarcazione,
non importa se a remi o a vela,  velocemente
portata a terra.
Gli isolani presenti al sequestro della piccola ma preziosa
flottiglia si stringono a gruppi, alcuni attorno al prete. Si
confondono le voci; rabbiose alcune, disperate altre. Don
Tarcisio scuote la testa, congiunge le mani ossute; pare non
sappia cosa rispondere a chi, dimenticando una volta tanto
di bestemmiare, gli ripete la richiesta di aiuto.
Andr da loro. Ricorder ancora una volta la fame che
stiamo soffrendo. E come resistiamo grazie alla misera pesca
in queste acque.
Da un gruppo di donne accanto all'ingresso della chiesa,
Reverendo! grida la moglie infuriata del postino Mario.
Si faccia accompagnare dal signor Vanni. Loro non possono
non ascoltare un ferito di guerra.
S, mi presenter con lui. Andremo sperando in Dio.
Soffre la fame come tutti, don Tarcisio. In settembre e ottobre
lo avevano nutrito gli ortaggi cresciuti nel minuscolo
appezzamento alle spalle della chiesa. Ma da quando 
iniziato il freddo, ha potuto contare solo su qualche cavolo
da bollire e sull'aiuto dei parrocchiani, se non tornavano
dalla pesca a mani vuote.
Adesso sale verso villa Amaryllis. Un gruppo di uomini
lo segue, alcune donne gli sono accanto mentre affronta il
sentiero a passi lenti.
Vanni sta compiendo la sua quotidiana marcia. Non s'
allontanato di molto dal porto, dopo aver assistito al sequestro
delle barche. Adesso tra pensieri e dubbi percorre
il cammino oltre il molo.
Cerca di chiarire in cosa esattamente possa consistere il
compito di questi ufficiali e soldati sbarcati nell'isola. Appartengono
all'Arma del Genio, molto probabilmente debbono
compiere intercettazioni. In questo caso la loro presenza
e gli impianti che installeranno potrebbero provocare
reazioni negli angloamericani. Sono ancora lontani, bloccati
davanti a Montecassino, ma dispongono di un'aviazione
potente. Bombarderebbero l'isola se scoprissero perch i tedeschi
vi hanno insediato impianti d'ascolto.
Un richiamo a gran voce lo distoglie da questi pensieri.
Qualcuno corre verso di lui lungo il sentiero. Venite!
grida. Don Tarcisio ha bisogno di voi per parlare con i
tedeschi.
Appena gli isolani, il prete e Vanni s'avvicinano alla villa
sequestrata, il capitano Lutz li intravede e, intuendo il motivo
della visita, decide di non affidarsi all'interprete. Durante
l'incontro cercher di cavarsela in italiano, anche se
stentato. Lui  austriaco, di Innsbruck, come ha gi anticipato
a Vanni. Io conosce poco lingua vostra. Ma possiamo
capire.
Accoglie don Tarcisio, i suoi fedeli e Vanni al cancello.
Un saluto militare dell'italiano, poi l'offerta all'ansimante
curato di accomodarsi all'interno. L potr sedere e accettare
un bicchier d'acqua.
Reverendo, voi stanco per salita!
Sono vecchio, mi muovo poco.
S'interrompe, riprende fiato e l'altro continua: Io, praticante
cattolico, sar vostra Messa, domenica.
Ne sar lieto...
Senza riuscirci, don Tarcisio cerca d'afferrare le mani
dell'ufficiale.
Vi chiedo e spero possiate aiutare la gente che vive su
questo piccolo scoglio tagliato fuori dal mondo, tra mille
difficolt, e che venga superato l'incubo della fame.
Reverendo, gi comunicato da mio superiore, possibile
noi aiutiamo casi urgenti... Spero italiano chiaro, io ripeto,
con ritorno di nostro mezzo, arriva per voi viveri. Barca
nostra qui presto, nella notte ancora senza luna.
Uno sguardo a Vanni e aggiunge: Spero favorevoli condizioni
di mare.
Il curato abbandona il tono implorante. Ha ripreso fiato,
parla senza ansimare. Dio ve ne render merito. Ma questa
comunit, malgrado il vostro intervento, rischia molto. Mancando
le barche, non potr praticare la pesca lungo la costa
dell'isola.
Questo  un problema grave, capitano precisa Vanni.
Voi a noi indica quanti vecchi e bambini... per aiuto.
Le famiglie qui sono di anziani, donne sole e bambini...
Dei mariti e dei fratelli partiti per la guerra non si hanno
notizie dopo l'armistizio.
Fortunatamente una delle donne accanto a don Tarcisio
non si cura dell'imbarazzo e mormora: In estate frutta e
verdure aiutavano. Ora ogni riserva  finita.
Il curato allarga le braccia. Il poco che mettiamo sotto i
denti viene dalla pesca. Impossibile se i vostri militari tirano
in secca ogni scafo.
E lo ammucchiano in fondo alla piazza, danneggiandolo!
commenta un uomo alle sue spalle.
Un altro aggiunge: Accatastando e forse spezzando
remi, timoni, reti....
Se don Tarcisio temeva brusche reazioni del militare o sperava,
insistendo, in una soluzione possibile,  doppiamente
deluso. L'apparizione di von Middendorf mette a tacere tutti.
A un suo ordine, il soldato di guardia s'affretta a spalancare
anche la vetrata d'accesso alla sala interna della villa.
Con un gesto il colonnello invita il gruppo a seguirlo.
Dov' l'interprete? chiede a gran voce, e Vanni gli risponde
in tedesco:  rimasta al porto, aiuta pescatori e
militari a capirsi. Per il momento posso collaborare io, se
voi volete.
Cosa domanda il reverendo?
Vanni riferisce a von Middendorf le parole del curato, il
timore per l'aggravarsi della fame se il sequestro impedir
la pesca, Principale sostentamento di quest'isola ripete e
aggiunge: Come voi, colonnello, gi sapete, da ottobre qui
non esiste collegamento, nemmeno saltuario, con la costa.
Da tempo  interrotto l'unico cavo telefonico sottomarino e
la riparazione  stata sempre rimandata. Con l'intensificarsi
delle azioni aeree, velivoli nemici hanno colpito e affondato
di tutto, anche il postale  colato a picco tra quest'isola e
la costa. Eppure doveva facilmente apparire distinguibile,
cos diverso da qualsiasi altro mezzo navale.
Alle spalle del prete qualcuno ripete: Dovremo morire
di fame? Perch distruggete le nostre barche?.
Lutz lascia al colonnello la risposta, e Vanni continua a
tradurre.
Noi stiamo per montare su quest'isola un impianto importante
per nostra difesa. Dobbiamo agire senza venir
traditi da qualche spia, come accaduto in altre occasioni.
Sommergibili possono avvicinarsi per contatti con qualche
collaborazionista. Un'informazione giunta all'orecchio del
nemico si trasforma in attacco aereo.  anche nel vostro interesse
evitare un simile pericolo.
Traditori o spie, qui? esclama don Tarcisio, udita la traduzione.
Nell'isola vive solo gente onesta...
Mi dispiace ma voi sbagliate, reverendo replica Lutz,
in italiano. Traditori esistono. Noi persi molti camerati,
causa spie.
Seguite da un secco saluto, queste sono le parole conclusive
dell'incontro. Cortese ma gelido, senza alcun risultato
in merito al sequestro delle barche.
Vanni non ha solo misurato la determinazione dei due ufficiali
e la conseguente impossibilit di far annullare l'ordine
di smantellamento della minuscola flotta locale. Dall'accenno
alla "presenza di spie" ha dedotto quanto sia delicata la sua
posizione. Deve chiarirla al pi presto. Non vuole apparire,
agli occhi degli isolani, un collaboratore dei tedeschi, ma
neanche agli occhi di questi la dubbia figura di ex alleato.
Per evitare ogni equivoco, ripete a se stesso, deve muoversi
con estrema attenzione.
L'operazione al porto  continuata. Dopo l'alaggio delle imbarcazioni
minori, la maggiore, il peschereccio, sta subendo
interventi su motori e timoneria. Il marinaio di bordo
assiste a braccia conserte, bocca chiusa, sguardo nel vuoto,
come non fosse interessato a quella operazione.
Ignora la presenza di Cristina. Il foglio che lei gli porge,
lo infila sotto la camicia; per lui, come per gli altri, dovrebbe
essere un impegno per il rimborso del danno subito.
Volge le spalle, tra i denti mormora parole nel suo dialetto incomprensibile. E scompare sottobordo.

Capitolo 8.

Allora, vuoi raccontarmi cos'hai combinato tutto questo
tempo?
Se il tuo punto di riferimento  la competizione di Camogli,
dal '38 al '43 gli anni trascorsi fino a oggi sono cinque...
Solo cinque? Mi parevano molti di pi...
Lei lo guarda a lungo prima di rispondere.
 sdraiato, Vanni. Dal pantalone tagliato per il lungo affiora
la gamba sinistra, violacea sul lato esterno, dove la cicatrice
dalla coscia arriva sin quasi al calcagno.
Almeno dimmi perch vuoi vedere la mia ferita e perch
ti accompagna questo giovanotto in divisa.
Parliamo solo per interrogativi?
Siamo prigionieri degli interrogativi... Cosa pensi dei
tuoi tedeschi?
E tu, degli amici tuoi? Da quanto sento alla radio, sempre
accesa al Comando, loro continuano a bombardare. Se
la prendono con citt inermi, senza riuscire ad avanzare
d'un passo.
Ancora una volta Cristina era apparsa all'improvviso davanti
alla porta del suo alloggio.
Debbo entrare! aveva esclamato perentoria, aggiungendo:
Mi accompagna un soldato.
Un militare infatti sostava alle sue spalle, con una borsa
per medicazioni tra le mani.
Lui e io dobbiamo liberarti dai cerotti. Da quelle bende
ormai pericolosamente sporche.
Dopo aver lasciato entrare i due, Vanni ha indicato Pantalone
e cicatrice con un Fai pure.
Con un cenno Cristina invita il militare ad avvicinarsi.
Medica e rifascia la gamba ordina in tedesco e rivolta a
Vanni aggiunge: Lui  anche infermiere.
Grazie, ma la ferita ormai  completamente rimarginata.
L'ho capito vedendoti circolare senza problemi. Ma anche
secondo i miei comandanti non ti far male una pulizia
accurata con l'alcol della Wehrmacht.
I due visi sono adesso vicini. Si fissano, mentre l'infermiere
apre e fruga nella borsa.
Devo togliermi i pantaloni?
L'hai gi fatto davanti a me altre volte. Non credo ti
possa creare un problema ripetere l'operazione davanti a
un militare.
Un problema potrebbe sussistere...
Insisti?... Forza! Sbottonati e cala le braghe. Timidezze
tra noi non ricordo ne siano mai esistite. Ride, lo punta
con un minaccioso dito e aggiunge: I rancori ritengo siano
svaniti da tempo....
Appena i pantaloni del padrone di casa cadono a terra,
Cristina porge al militare il disinfettante e un batuffolo
di cotone.
Vanni tenta di scherzare. Perch ti esibisci anche come
crocerossina?
Solo perch gli ufficiali con cui hai scambiato alcune
parole hanno notato le condizioni miserevoli della tua
fasciatura.
L'infermiere in divisa apre la bottiglietta d'alcol e lei
continua.
Considerandoti ancora un militare alleato, il capitano
Lutz vuole che uno dei suoi, di cui conosce l'esperienza,
ti medichi per evitare l'eventuale insorgere di infezioni.
Molto premuroso! Ma della fila di punti con cui la ferita
 stata cucita mi sono liberato prima di Natale.
Non termina la frase, un dito gli indica il letto. Sdraiati
e taci per qualche minuto.  un ordine perentorio.
Va bene...
Tagliati a pezzi gli ultimi lembi della fasciatura, i resti
sono gettati per terra.
Tutto da bruciare! Soprattutto per il cattivo odore...
Me ne scuso, principessa. .
Bagnata dall'alcol, la cicatrice sfuma in incerti toni violacei,
dove restano appena visibili i segni delle suture.
Il quasi infermiere mormora qualcosa e Cristina traduce:
Caro soldato Vanni, come hai sentito puoi considerarti
guarito. Perfettamente, direi.... Scuote la testa, i lunghi
capelli le cadono sul viso. Consiglierei di non riavvolgere
la gamba in altri bendaggi.
Il soldato porta una mano alla visiera, saluta, Vanni ricambia
e lui si allontana.
L'ex ferito scende dal letto e scoppia a ridere. Cristina,
ti debbo una confessione...
In verit pi d'una.
Per ora mi limito alla gamba. Da oltre un mese non la
fascio, ma allo sbarco dei tuoi camerati mi sono affrettato
a riutilizzare l'ultimo bendaggio usato.
Perch?
Se qualcuno di loro avesse deciso, sbarcando, di incatenarmi
considerandomi un militare italiano traditore, la ferita
poteva impietosirlo e fargli cambiar idea.
Anche Cristina ride adesso. I miei gallonati superiori
dimostrano rispetto per un ferito. Anche se...
Se?
... i due, non fidandosi forse nemmeno di me, hanno ordinato
a un loro soldato di verificare. Forse sotto quel rotolo
di fasce puzzolenti l'italiano poteva nascondere una pistola
o chiss che altro.
E adesso quel soldato li tranquillizzer?
Lei non risponde, il sorriso pare scomparso dal suo volto,
ma resta confuso nella luce che si lascia intravedere in
fondo agli occhi.
Di nuovo punta contro Vanni un dito, diretto alla cicatrice.
Da quando ti ho rivisto, mi chiedo come e dove ti sei
procurato quella ferita.
Un regalo ricevuto da un vivace aereo inglese in un giorno
di combattimenti in Tunisia... TI racconter l'avventura
invitandoti qui, appena avr messo ordine nel caos del
trasloco.
Sono curiosa...
 una storia non diversa dalle mille e mille vissute da
chi  stato travolto dalla follia collettiva della guerra.
Cristina, intanto, ha tirato a s e si  seduta su una delle
due poltroncine, unico arredo oltre al letto e all'armadio.
Vanni, tornato in piedi, indossa di nuovo i pantaloni e indica
il soprabito che lei s' tolta.
Copriti prima di congelarti, il riscaldamento della stufetta
 fiacco. Non meriti un raffreddore in cambio di una
chiacchierata che mi riempie di gioia. Rivederti, sentirti
accanto...
In altri tempi avresti sfidato il peggior gelo pur d'avermi
vicina.
Vorrei proporti di brindare ai nostri ricordi. Ma in proposito
manca qualcosa di indispensabile, in questo rifugio.
Ci servirebbe un sorso ad alta gradazione alcolica...
Non bevo liquori, dovresti ricordarlo.
Resta comunque l'offerta di un bicchiere d'acqua. Oppure
la promessa di offrirti un morso al primo frutto che
maturer alla fine della prossima primavera... se saremo
ancora bloccati qui.
Un prodotto del frutteto voluta da tuo padre? Quando
tu e io chiacchieravamo senza litigare, me ne elencasti
le meraviglie. In quattro anni, anzi cinque, gli alberi penso
siano cresciuti!
Dopo lo sbarco all'isola, il frutteto mi ha nutrito pi o
meno a sufficienza.
L'esser corso col pensiero ai genitori provoca un cambio
d'umore in Vanni.
Sono angosciato, Cristina. All'annuncio dell'armistizio,
dall'ospedale dov'ero ricoverato parlai con mio padre. Da
allora non ho avuto pi notizie.
Una telefonata nei giorni della gran confusione?
S, anche se il 9 settembre negli edifici militari, anche
nell'ospedale Celio, tutti parevano spariti nel nulla. Unica
eccezione era l'anziano ufficiale medico del mio reparto
diventato un amico, durante la mia lunga degenza. Appena
si seppe dell'armistizio, lui prese ad armeggiare con un
telefono della segreteria e riusc a entrare in contatto con
il superstite centralino di chiss quale ministero. Chiese il
numero di casa sua e incredibilmente gli venne passato.
Rassicur la famiglia, poi, interpretando il mio sguardo,
disse: "Proviamo a parlare anche con i tuoi, ma temo sia
molto difficile una intercomunale...". Invece il caos nel caos
favor chiss quali contatti e per pochi istanti ebbi mio padre
al telefono. Fece in tempo a dirmi: "Noi lasciamo la citt,
andiamo all'isola. Cerca d'arrivarci anche tu". Io ci sono
riuscito, ma loro no...
I tuoi saranno rimasti bloccati durante il trasferimento.
In casa di conoscenti...
S, ne avevano molti, sparsi lungo il tragitto... Forse a Livorno,
dove mio padre  stato uno dei comandanti dell'Accademia
e godeva di tante amicizie.
Dalla poltroncina dov' rannicchiata, Cristina si guarda
intorno.
Hai bisogno d'aiuto, qui. Dovresti assumere una delle
paesane, rimettere tutto in ordine e poi mantenerlo.
In villa, i tuoi amici hanno arruolato qualcuno per i lavori
domestici?
No, maniaci come sono della segretezza non vogliono
nessuno tra i piedi. A malapena sopportano me... e non so
per quanto ancora.
Scatta in piedi, indossa in fretta il soprabito. Con una
mano gi sulla porta si gira verso Vanni.
Ti auguro una buonanotte... In quest'isola non  facile
dormire, appena chiudi gli occhi in cielo inizia quell'ossessivo
rombo d'aerei...
Sono diretti a nord, per bombardare la Germania. Americani
e inglesi adesso sono padroni dei nostri aeroporti in
Puglia e li usano come basi di partenza.
Tutte le notti?
S, tutte le notti.

Capitolo 9.

Vanni conclude la marcia quotidiana, fedele alla regola
autoimposta di riportare a completa funzionalit la gamba
ferita. Oggi, in un paio d'ore a passo lento,  andato e
tornato dalla costa occidentale dell'isola, dove le acque
sembrano volersi esibire in un moto perennemente agitato.
Tornando verso il paese, poco prima dell'abitato incrocia
Cristina e la sorpresa sembra confondere entrambi.
Una banale osservazione di Vanni sull'improvvisa clemenza
del tempo  seguita da una generica battuta di lei,
a proposito dei superiori "impegnatissimi a sistemare impianti".
Dopo attimi di silenzio, Cristina allarga le braccia
e confessa d'essere rimasta delusa dalla lunga camminata
appena conclusa.
Non ti emoziona il paesaggio di golfi e colline, oggi sereno,
limpido, forse in tuo onore?
Tra le rocce speravo di trovare tesori...
Sepolti da pirati e corsari...
Lei continua, senza curarsi dell'interruzione. Cercavo
erbe curative, ne crescono molte in queste isole. Cos ho letto,
quando preparavo uno dei miei inutili esami.
Non credo inutili.
S, perch ormai l'universit l'ho mollata...
Riprenderai a fine guerra. E se tornerai qui, ospite a casa
mia, troverai chiss quante erbe preziose, ma per coglierle
dovrai scegliere la stagione giusta.
Non questa, anche se ricordo un testo sulle qualit di
alcune fioriture invernali.
Vanni d'improvviso cambia tono e tema, ponendole una
domanda forse sgradita.
Come ti hanno arruolato i tedeschi?
La risposta  immediata e senza imbarazzi. Niente di
particolare, venivo spesso chiamata dalla loro ambasciata
a Roma come interprete. Cos  stato anche un mese fa.
Credevo avessi obbedito all'incrollabile tua fede...
Se si aspettava l'accendersi di una polemica a quella battuta,
sbagliava.
Cristina alza lo sguardo, lo fissa e aggiunge a voce spenta:
Mio padre  stato malmenato per strada prima come fascista,
poi dai fascisti come traditore per non aver applaudito
al salvataggio di Mussolini. Adesso lui e mamma sono
rifugiati da amici in un oberhof della Val Pusteria. Come a
lui, anche a me la politica non interessa pi. Resta silenziosa,
sovrappensiero. Debbo essere puntuale! si alza gettando
uno sguardo all'orologio. Inutile ti sottolinei quanto
loro ci tengano. Arriva sempre il momento in cui hanno
bisogno di me. Il loro lavoro, come tecnici delle comunicazioni,
orari non ne prevede. Debbono continuamente controllare
strumenti e attrezzature. Alza gli occhi al cielo prima
di aggiungere: Sono pignoli come tutti i tedeschi. Per
di pi questi sono anziani. Aggiungo che a me pare... insomma
credo siano... come si dice? omosessuali?
Un dubbio era sorto anche a me.
Lei si stringe nelle spalle, accenna un Ciao frettoloso e
si allontana con il suo passo veloce.
Vanni la osserva mentre affronta la salita diretta al cancello
di Villa Amaryllis. Anche oggi, come quando gli  apparsa
sulla banchina, ha dovuto reprimere l'impulso di abbracciarla,
stringerla a s. Un desiderio che sembra crescere
a ogni incontro.
Appena il tempo di seguire con lo sguardo quelle gambe
lunghe e snelle, e qualcuno gli appare accanto, lo riporta
al presente.
Signor tenente, scusate se vi importuno.
 la voce nasale del tarchiato e calvo Beppe Silenzi, RT
ovvero radiotelegrafista, congedato dal servizio permanente
effettivo. Nel '42, di stanza in Grecia, durante gli spostamenti
del suo reparto era stato ferito in un'imboscata e spedito
in ospedale e poi a casa.
Ora chiede a Vanni se, incontrando la signorina Cristina,
avesse per caso raccolto qualche notizia sull'andamento
delle operazioni militari al fronte. In particolare vorrebbe
sapere cosa succede l dove lui ha lasciato tanti compagni.
Certamente la signorina ascolta la radio, i tedeschi la
tengono accesa tutto il giorno.
No, Vanni non ha parlato con lei di notizie e concorda
con Silenzi nel definire "una dannazione" il sequestro degli
apparecchi.
Scendono intanto verso il paese e si arrestano davanti al
magazzino dove  ammassato quanto requisito.
Speravo che almeno a voi la radio non l'avessero tolta.
Amico mio, io sono trattato esattamente come tutti.
Non ho goduto di alcun favoritismo e per di pi, come
certamente hai visto, oltre alla radio ho perduto anche la
mia casa. Non so cosa dirti, non ho notizie. Forse potremmo
farci raccontare qualcosa dai marinai, appena la motovedetta
torna all'isola. I tedeschi l'attendono per completare
i loro impianti.
Voi sapete di quali installazioni si tratta, signor tenente
Lucchi?
Non lo so. Forse attrezzature per intercettazioni. Lo fissa
e aggiunge, perentorio: Smettila di chiamarmi signor tenente
Lucchi. Il mio nome  Vanni, e lo conosci....
Far il possibile, signor tenente.
Un'altra notte senza luna, mare calmo. In quel vuoto l'eco
di un rumore prende corpo e segnala il ritorno del mezzo
navale atteso dal contingente militare sull'isola.
Pochi guizzi di luce delle due lampade, una da bordo e
una da terra, guidano il timoniere al porto e poi all'ormeggio.
I motori si spengono, torna un silenzio profondo.

Capitolo 10.

Per la seconda volta, con la complicit del buio, la motovedetta
usata dai tedeschi  al pontile dell'isola, affiancata
dai militari di guardia.
Al primo chiarore del giorno, socchiuse le persiane di
casa, alcuni paesani hanno gettato uno sguardo al mezzo
sopraggiunto e all'ammasso di casse sui ponti di poppa e
prua. E infatti il comandante informa il capitano Lutz, sceso
subito al porto, di avere a bordo un carico doppio rispetto
al precedente.
Appare in banchina anche von Middendorf. Un marinaio
offre tazze con qualcosa di simile al caff.
Pessimo ma caldo mormora il comandante e aggiunge:
Io dovr rientrare appena torner il buio. Occorre concludere
al pi presto le operazioni.
Lo desideriamo anche noi. Non dobbiamo lasciare troppo
tempo ai ricognitori avversari. Susciterebbe sospetti la
ripetizione di collegamenti tra isola e costa...
... con carico e scarico di materiali.
Una tazza fumante  offerta anche all'interprete a fianco
del colonnello. Cristina ringrazia e si allontana, attraversa
la piazza e dopo un attimo d'incertezza s'avvicina alla porta
della casa accanto alla chiesa.
Sta per bussare quando l'uscio si socchiude, nella penombra
s'intravede don Tarcisio intabarrato sino alla punta
del naso.
Signorina, con il ritorno del vostro mezzo navale suppongo
possa servire la mia collaborazione.
In effetti s... Buongiorno, reverendo.
Buongiorno a voi!... Io resto a disposizione, se potete
mantenere la promessa di distribuire viveri alla comunit.
S, sono stati imbarcati anche rifornimenti alimentari.
Serve per aiuto per scaricare in fretta tutto il materiale.
Anche casse pesanti.
Passo la voce. Mi conceda mezz'ora.
Ne occorre poco pi. Nel gruppo presto giunto in banchina
sono anche alcuni giovani non pi intimoriti dal bando
di leva.
A tutti si rivolge il capitano Lutz e Cristina traduce: Molti
colli non sono solo pesanti da trasportare ma anche delicati.
Lui alza una mano, blocca l'interprete e prosegue nel suo
non perfetto ma comprensibile italiano.
Noi imbarcato anche razioni cibo. Con monsignore, divideremo
per famiglie con anziani o con bambini.
Decidiamo noi, a chi! esclama una voce dal gruppo attorno
al curato. Anche le donne hanno volti tesi.
No. Distribuzione facciamo noi con reverendo.
Questo non era stato concordato con lui, ma don Tarcisio
non batte ciglio e mette a tacere gli animi agitati.
Nei mesi trascorsi a fianco di reparti tedeschi in Africa settentrionale,
Vanni era stato testimone di reazioni anche
violente in casi di disobbedienza o protesta della popolazione
civile. Resta quindi sorpreso nel notare, appena sceso
al porto e scambiato un saluto con i militari, come la rumorosa
reazione degli isolani disinteressi i due ufficiali.
Di solito non fanno tanti complimenti commenta, avvicinandosi
a Cristina.
Tieni presente che sono in pochi. Hanno bisogno di collaborazione
e per di pi questo gruppo, come ricordi, appartiene
al Pionier Bataillon, nome storico d'un famoso reparto
del Genio, con tecnici di classe.
Altri loro camerati avrebbero messo a tacere la protesta
con qualche colpo intimidatorio in aria. E anche peggio.
Di certo questi militari sono diversi da quelli da te conosciuti
al fronte. Senza dimenticare l'et e le origini del
colonnello, la sua famiglia  di vecchio stampo, radicata
nell'autoritarismo. Prepotenti, ma non violenti.
Spero tu abbia ragione. Concludo la mia visita, ti vedo
indaffarata, non puoi darmi ascolto.
Cosa vorresti dirmi se io non fossi impegnata nello
scarico?
Lui non risponde, alza la mano in segno di saluto e s'allontana.
Casse di limitata misura, ma pesanti, vengono lentamente
trasportate nella villa. Altre nel magazzino al porto. Tre
antenne di diversa lunghezza, assieme a contenitori metallici,
anch'essi di peso, dovranno raggiungere una destinazione
diversa, non comunicata. Forse non ancora stabilita.
Sul cammino tra porto e collina, la processione di uomini
e materiali passa e ripassa davanti all'alloggio di Vanni.
Dove, inatteso, il capitano Lutz si annuncia con un Bitte!
ad alta voce. Appena accanto all'italiano, tolti i guanti di
lana, estrae dalla borsa a tracolla la riproduzione d'una
mappa dell'isola. Alcuni punti sono indicati con segni a
matita rossa e blu.
Non molto chiara, vero?
Direi di no.
Leggo male nomi e altezza... Serve noi punto elevato.
Punto rivolto a sud.
Dopo un momento d'incertezza, Vanni si rende conto di
non poter tacere. Un'altura possibile si trova oltre il bosco,
alle spalle della villa dove avete posto la base.
Alla parola villa avrebbe voluto premettere l'aggettivo
possessivo. E ricordare come il luogo fosse stato scelto
da suo padre non alla sommit, ma a fianco del rilievo per
poter godere della vista del lato sottovento ed essere nello
stesso tempo protetto da colpi impetuosi sopravento, quelli
del maestrale, quando soffia da nord.
Il tedesco sposta il dito sulla mappa, indica dove il numero
305, precisa un'altezza.
Strada va qui?
Un sentiero, come altri, percorribile sino alla sommit.
I paesani la chiamano Cima Castello.
Sull'incartapecorito volto di Lutz affiora forse un sorriso.
Gut, sehr gut! Altura guarda sud.
Un Crazie duro come un sasso esce dalle sue labbra e
lui si allontana a grandi passi.
Quel sorriso turba Vanni. E quel "grazie" gli pare non
si riferisca solo all'informazione ricevuta ma a qualcosa
di diverso. Forse lo considera un "camerata", come tempo
fa ripeteva la propaganda, ed  proprio quello che lui
non desidera.
Deve riuscire a evitarlo. Non trova per altra soluzione,
se non il raccomandare a se stesso prudenza.
Scesa l'oscurit, il rombo di aerei in volo a alta quota e come
sempre diretti a nord, carichi di bombe.
Pi squadriglie, a intervalli regolari, lo tengono sveglio
e Vanni pensa agli abitanti di quelle citt lontane. Non sanno
di vivere forse la loro ultima notte.


Capitolo 11.

L'isola si risveglia sepolta da una nube immensa e immobile,
distesa tra mare, pendii e avvallamenti. Fitta soprattutto
attorno al monte, un tempo vulcano, dai fianchi tagliati
in verticale, dove rocce rossastre sono lambite dal mare.
 Punta dell'Onda, circondata da un bassofondo, luminoso
nei giorni di sole.
Un primo soffio di vento libera le parti alte dell'isola,
dove sorge tetro l'edificio da oltre sessantanni carcere
penale. Altrettanto deserto il minuscolo osservatorio meteorologico
della Regia Marina, costruito al vertice di una
sommit creata in et remote da sussulti sotterranei. Due
costruzioni abbandonate dal personale nei giorni dell'armistizio
di settembre.
Un'altra elevazione dell'isola, Cima Castello, deve il
nome all'opera fortificata, poco pi d'una torre, eretta nel
tardo Cinquecento, al tempo della dominazione spagnola.
Rovina "priva d'interesse" secondo un archeologo incaricato
nei primi anni Trenta di studiarne i resti ancora in
piedi, tra sterpi e sassi.
Da Cima Castello passa oggi Vanni nella sua camminata
terapeutica, e qui ha un inatteso incontro con i due ufficiali
tedeschi e la loro scorta armata.
Sorpresa reciproca, accompagnata da saluti militari, mentre
lui s'affretta a precisare: Questo  uno degli itinerari
scelti per riabilitare la mia gamba, non ancora del tutto
efficiente.
La nostra interprete ci ha detto del mitragliamento subito
in Tunisia mormora il colonnello.
E il collega in italiano aggiunge: Molto voi fortunato. Ferita
non mortale... Giorni difficili, Tunisia. Per italiani e noi.
Molto difficili! ripete in tedesco von Middendorf, come
rivolto a se stesso.
Vanni indica la gamba e, come gi con Cristina, minimizza.
Nessun eroismo. Solo il sovrapporsi della sfortuna alla
fortuna, come credo sia destino di chi combatte in prima
linea.
Anche qui ora  prima linea sentenzia Lutz.
Il colonnello torna a volgersi verso l'italiano. Voi forse
immaginate perch siamo in quest'isola. E non abbiamo alcun
problema a parlarne con voi... Ci occorre assolutamente
la vostra collaborazione.
Proprio quello che Vanni si era appena ripromesso di evitare,
anche se quel mattino aveva assistito alla distribuzione
dei viveri per gli isolani. Difficile, quindi, non rispondere
amichevolmente. Mentre cerca parole che lo tolgano d'impaccio,
lo aiuta una battuta, ridacchiata dall'austriaco, accennando
con uno sguardo al suo superiore.
Colonnello fatica per salire qui mormora in italiano.
Lui vecchio e pigro prussiano di pianura. Indica la gamba
di Vanni: Pi lento di voi!.
Gli appoggia una mano sul braccio, gesto del tutto anomalo
per un militare, e il suo superiore non pu non notarlo,
anche se pare abbia ripreso a puntare il binocolo sulle
rovine della torre.
Molto forte vento, sulla cima continua Lutz.
Anzi! Oggi  debole!... In alcuni giorni di tramontana,
supera persino i cinquanta nodi.
Von Middendorf, riposto il binocolo nella custodia, torna
a voltarsi verso il collega e gli parla fitto. Questo lascia il
tempo a Vanni di tranquillizzarsi. La cima non  un luogo
segreto, e comunque lui non li ha accompagnati ma solo casualmente
incontrati. Se non rispondesse alle loro domande,
provvederebbe qualcuno del paese, soprattutto se invogliato
da un compenso.
Sovrapposizioni di ipotesi interrotte dal capitano Lutz:
Posso venir accompagnato fino cima?.
Mossi i primi passi con attenzione, pone subito un altro
quesito: Possibili frane, in pendio tanto ripido?.
Vuole anche sapere se gli uomini assoldati per trasportare
il carico pesante riusciranno a depositarne una parte su
questa altura dove i due sono investiti da impetuose raffiche
di vento.
Puntuale, una ennesima domanda di Lutz: Colpi d'aria
forti. Forse troppo, con pericolo di abbattere antenne alte?.
Una risposta precisa  difficile. Ma certo le raffiche di
maestrale possono rivelarsi molto, molto violente.
Tornando verso il paese, Vanni pensa di approfittare della
ventina di minuti occorrenti al lento passo del colonnello
per avanzare una richiesta. Questo impedirebbe a Lutz
di continuare con le sue domande, portando la conversazione
su tutt'altro argomento.
I viveri lasciati l'estate precedente da sua madre nella
villa, in un vano della cantina, immaginando di usarli una
volta sistemati qui assieme al marito per l'inasprirsi della
guerra, sono rimasti inutilizzati. Sino allo sbarco dei militari
lui ha attinto alle confezioni di biscotti ormai quasi immangiabili
ma, dati i tempi, non certo da gettare, e a pacchi
di pasta e riso. Anche se ne ha consumate parecchie, vuole
poter recuperare le provviste superstiti.
Il capitano Lutz punta un dito verso la gamba di Vanni:
Salita, discesa! Dolore alla cicatrice?.
Sta per rispondere: "Dolore?... cos cos" ma l'altro non
gliene lascia il tempo: Voi partito da villa in fretta. Molta
fretta, tenente. Riserve cibo non ritirate. Sono vostre.
Come avesse letto nel suo pensiero, Vanni stupito cerca
di rispondere con un Grazie senza accento servile. Non
trova per le parole giuste e lo precede il capitano: Guerra
brutta e fame brutta. Vostre provviste quando volete, potete
prendere....
Senza aggiungere altro scompare oltre il cancello, seguendo
il suo comandante.

Capitolo 12.

Von Middendorf e il suo vice sono parsi a Vanni assai poco
simili agli aggressivi ufficiali dei reparti tedeschi. Nulla
di comparabile poi con i "reparti speciali" come le SS o
i gruppi di paracadutisti, abituati ad andare per le spicce.
In azione, se li era trovati vicini durante la ritirata dalla Libia,
poi nella difesa della Tunisia, non di rado testimone di
violenze perpetrate inutilmente. Invece i due ufficiali sbarcati
all'isola, a parte le requisizioni di barche e radio, non
sembrano voler ricorrere a simili sistemi. La collaborazione
con i civili s' dimostrata possibile perch hanno bisogno
gli uni degli altri.
Cima Castello s' rivelata una meta preziosa, anche perch
non lontana dalla villa e le attrezzature da installare sono
facilmente collegabili alle antenne di ricezione. Osservandone
nei giorni successivi la messa in opera, Vanni si convince
sempre pi che "l'avvistamento e rilevamento" dei mezzi
aerei o navali in rotta da sud a nord siano il loro obiettivo.
Infatti, afferrato l'italiano per un braccio, Lutz aveva ripetuto
con rabbia: Da sud loro vengono... Sentite ogni notte?
Sorvolano mare, via sicura verso nord, per arrivare su
Germania.
Marinai e paesani stanno completando il trasporto degli
impianti di ascolto e di ricezione. I due ufficiali li vogliono
rivolti verso sud,  da l che viene la minaccia.
Al fronte, Vanni s'era presto accorto di trovarsi dalla parte
di chi si batteva per una causa sbagliata. Per di pi stavano
perdendo e lui aveva finito per confessare a se stesso di
non sentirsi pi schierato da nessuna parte. Contraddittorie
e quasi sempre spudoratamente false, le opposte propagande
non lo confondevano pi. Ascoltando in ospedale la
radio, aveva sofferto, giorno dopo giorno, mese dopo mese,
per le notizie sull'esercito svanito nel nulla, il re fuggito,
Mussolini liberato o catturato dagli ex alleati. Tutto questo
mentre s'intrecciavano e contrapponevano inaccettabili discorsi
di generali vili e traditori, come Graziani e Badoglio.
Il nemico vincitore in Sicilia, i tedeschi furiosi per il
tradimento, gli sbarchi a Salerno, il successivo combattere
oltre Napoli gli erano apparsi atti di una tragedia difficile
da seguire, confinato com'era sotto le zanzariere di
un ospedale militare. E ancor pi durante le vicissitudini
affrontate lasciando Roma per trovar riparo nella sua
casa sull'isola.
Ora  definitivamente disorientato. Dalla confisca della
piccola Phonola gli mancano le notizie grazie alle quali
riusciva, qualche volta, a capire cosa stesse accadendo.
Cristina, per il ritiro dell'apparecchio, s' presentata alla
tana di Vanni con i capelli arruffati dal vento e il volto teso.
Mi spiace, i miei comandanti dicono di non poter concedere
nessun privilegio. Lo sai bene, per loro gli ordini sono
ordini. Comunque il tuo apparecchio ti verr restituito...
Quando?
Vanni vorrebbe ridere, mentre lei continua: I miei tedeschi
mi incaricano di ripeterti l'invito a ritirare i viveri da
te lasciati in villa. Hanno controllato i pacchetti... Chiss,
forse temevano si trattasse non di carne in scatola andata
a male ma di qualche carica esplosiva. In qualcuno  anche
affiorato un ironico sorriso, trovandosi tra le mani un
pacco di pasta.
Italiani... uguale spaghetti!
Gi. Ma tu sei considerato prezioso per convincere i robusti
volontari isolani a sopportare il peso degli impianti
fino a Cima Castello.
Il militare s'allontana con la radio sottobraccio e Cristina,
come nella visita precedente, si abbandona nella poltroncina
di vimini.
Mi ha snervato andare di casa in casa per il sequestro
degli apparecchi radio. Per quest'operazione avrei meritato
molti pi insulti di quanti ne abbia ricevuti...
Insulti?
No, non proprio... solo imprecazioni e un'enciclopedia
di bestemmie. Il curato sarebbe impallidito...
Non credo,  abituato...
A proposito, il reverendo desidera la tua collaborazione
prima di soddisfare la richiesta dei miei ufficiali. Don Tarcisio
vuole la conferma che non si tratti di un carico d'armi.
No, non si tratta di armi. Non nel senso letterale della
parola. Tuttavia...
Comunque, per il lavoro da compiere, in particolare per
i fusti di carburante destinati ai gruppi elettrogeni, occorrono
muscoli e buon fiato. Non si pu contare su paesani di
una certa et. Alza il capo e domanda: Mi offri un sorso
d'acqua?  quella attinta alla fontana? Il prete me ne assicura
la purezza. Cura salute e anima, ha aggiunto.
Cristina vuota il bicchiere e gli ripete l'invito del curato
per la collaborazione richiesta. Poi lo saluta con un cenno
del capo e imbocca il sentiero verso il paese.
In Vanni stanno sempre pi riaffiorando domande che
non riesce a formulare con precisione. "Abbiamo vissuto
esperienze diverse ma d'eguale intensit. Adesso sembriamo
gli stessi di allora; ma forse non  cos... "
 vero. In lui la vita sempre in gioco al fronte, la ferita,
il dover prendere decisioni radicali hanno compiuto trasformazioni
profonde. E si chiede sino a che punto Cristina
lo abbia capito e se un simile mutamento sia avvenuto
anche in lei.
Dopo il colloquio in piazza tra Lutz e don Tarcisio, l'accordo
 concluso. Il pagamento per chi effettuer il trasporto
dei materiali pesanti avverr in viveri.
Gli uomini sin dall'alba del giorno dopo si impegnano
e Vanni, confuso in mezzo a loro, raccomanda di non
imprecare.
Le casse da portare a spalla non sono pesanti come sembrava...
commenta uno dei giovani. Il difficile sta nel caricarselo
addosso, per la strana forma degli involucri.
Quando tutto si conclude i volontari tornano in paese da
Cima Castello e subito Vi hanno pagato? chiede don
Tarcisio.
S, e bene! Dieci lire a testa, e anche una busta di latte
in polvere.
L'indomani mattina, alla fontana, mentre riempie le bottiglie
d'acqua, Hanno dato lo stesso compenso anche al siciliano
del peschereccio? chiede la vecchia badante di Don F.
Chi, Salvatore?... Quello non s' presentato risponde
qualcuno e aggiunge: Da mattina a sera continua a passare
le ore, come sempre, aspettando che un pesce finisca
su una delle lenze gettate dal barcone.

Capitolo 13.

Alcuni fogli di un quotidiano per un colpo di vento sono
volati a terra la sera precedente dalla motovedetta, mentre
staccava gli ormeggi per fare ritorno sulla costa. Qualcuno
li ha raccolti sul molo e, passando di mano in mano,
spiegazzati e sporchi, sono finiti in quelle di Cristina.
Grandi titoli sul fascismo repubblicano enfatizzano le
difficolt delle forze angloamericane nell'Appennino meridionale:
"Successo dei valorosi camerati germanici! Ancora
bloccato, il nemico!". A pi di pagina un corsivo proclama:
"Lo sbarco di Anzio? Fallimento totale!".
Che ne pensi? chiede Cristina a Vanni, porgendogli
il malridotto quotidiano. Gli Alleati sono ancora fermi!
Difficile, senza radio, farsi un'idea di cosa stia accadendo
davvero!  aumentato il rombo degli aerei. Ogni notte
dagli aeroporti occupati ne decollano sempre di pi. Dal
Sud d'Italia la Germania  adesso pi vicina... Fissa negli
occhi la ragazza. Tu potresti riuscire a captare notizie
ascoltando cosa dicono i tuoi amici tedeschi...
Non sono miei amici. Mi pagano come interprete. Punto
e basta.
S' acceso di improvvisa rabbia l'azzurro dei suoi occhi.
E senza lasciar il tempo a una replica n a un saluto, si
allontana a grandi passi, lasciando Vanni ammutolito ma
sorridente, mentre pensa: "Negli scatti nervosi non  cambiata
per nulla".
Tantomeno  cambiato il desiderio di lei e la speranza
che sia reciproco.
Quando i loro occhi restano per qualche istante fissi gli
uni negli altri, tutto gli sembra possibile, anche se questo
lo agita pi di quanto voglia ammettere. Certo  che nessuno
dei due  pi quello di prima.
Raccoglie e appallottola con rabbia i resti del quotidiano
rimastogli tra le mani. Che disastro! mormora, e non solo
per le notizie lette su quel foglio apparso per caso.
Tra temperature sopportabili, affiorano giornate assai rigide.
In quel lembo di terra in mezzo al mare il mutare dei
venti passa veloce dallo scirocco al gelido maestrale, al furioso
grecale.
Di tanto in tanto appaiono raggi di sole e momenti di
bonaccia. Gli isolani ne approfittano per pescare. I giovani
raggiungono il basso fondale, lontani dalle canne da pesca.
E qui applicano un particolare sistema per dare la caccia
a prede anche piccole. Con bastoni armati di punte metalliche,
ottenute a colpi di lima, cercano di catturare pesci e
granchi nascosti tra gli scogli sottocosta. Sarebbe possibile
procurarsi cibo anche pi abbondante se non dovessero limitare
i tempi delle battute. Nell'acqua gelida non si pu
resistere a lungo.
I militari di guardia al materiale rimasto nel magazzino del
porto si alternano nei turni. Conoscono solo qualche parola
d'italiano, non hanno motivo d'intrattenersi sulla piazza,
e in questo modo evitano il vento padrone dello spazio
vuoto del molo. Fucile in spalla, vanno avanti e indietro.
Non hanno notato segnali ostili, ma non dimenticano il pericolo
di imprevedibili colpi alle spalle. Ne sono stati vittime
alcuni loro camerati, in zone dell'Europa occupata. Anche
in Italia, da quando non  pi alleata.
N loro n gli altri del distaccamento sono cattolici ma,
per ordine esplicito dei superiori, quando incrociano il prete
del paese lo salutano portando la destra al berretto.
Dalla prima domenica dopo lo sbarco, al suono della
campana agitata con forza dal curato, l'unico militare presente
in chiesa  l'ufficiale austriaco, a volte accompagnato
dall'interprete.
Perch non sei presente alla Messa? ha chiesto Cristina
a Vanni. Mi sembra siate amici, tu e il curato.
Nei primi giorni mi scusavo per la mia assenza in chiesa
esagerando sulla ferita. Adesso, anche se non riesco a trovare
altri motivi per...
Cristina l'interrompe: Ho conosciuto diversi tuoi difetti,
ma non ti sapevo bugiardo. E per di pi con un prete!.
Ma lui mi perdona e prega anche per me.
Attorno alla villa e sulla sovrastante Cima Castello, i militari
hanno concluso il montaggio delle attrezzature pesanti.
Chi alza gli occhi al monte non intravede nemmeno le
antenne. Una molto alta, due di una strana forma arcuata
sono disposte in modo da confondersi tra rocce e alberi d'alto
fusto. La loro finalit  evidente, fornire dati su aerei in
movimento da sud verso settentrione, informazioni su velocit
e rotte, elaborate poi dagli strumenti attivati nella villa,
alimentati da due ruggenti gruppi elettrogeni.
Fannu rumuru assai? Bon signu! ha commentato Salvatore,
scambiando due parole con Colvadi, l'unico del paese
che ogni tanto cerca d'affrontare la fatica di capire il dialetto
stretto del marinaio.
Cosa intendi dire? gli ha chiesto.
S! Signali bonu! I muturi muntati mancirannu tuttu u carburanti.
A navi chi travagghia pi iddi avi turnari cu n'autru
rifornimentu.
E con quel carico di carburante sbarcheranno altri viveri
aggiunge Colvadi chiacchierando con i paesani che stanno
riempiendo bottiglie d'acqua al bocchettone della fontana.
Nelle sue camminate quotidiane, Vanni osserva spesso
Cima Castello e ha notato l'apparizione e la scomparsa delle
apparecchiature e delle antenne. I mesi passati al fronte
gli hanno insegnato a riconoscere i vari camuffamenti impiegati
dai radiotelegrafisti per non venir individuati dal
nemico, con il conseguente pericolo di rilevamenti in grado
di guidare un attacco aereo.
I tuoi datori di lavoro hanno organizzato una potente stazione
radio ha commentato Vanni, parlando con Cristina.
Da alcuni giorni la intravede solo da lontano, indaffarata
a tradurre ordini ai volontari assunti per concludere i lavori.
Si sono incrociati lungo il viottolo verso il porto. Il tempo
d'un rapido saluto, anche se Vanni ha tentato di trovare
un motivo per riuscire a trattenerla. Ancora una volta si
chiede se anche Cristina provi qualcosa per lui, perch sempre
pi gli sembra non intenda esternare sentimenti diversi
da quelli amichevoli.
Non se la trova di fronte quando recupera le provviste
lasciate da sua madre nella villa e ne approfitta per riempire
una borsa con indumenti estivi, lasciati in un armadio,
puliti e stirati dopo l'ultima vacanza.
Gli  accanto un Lutz borbottante: ... Indumenti buoni
per tempo a venire! Speriamo con pace e aggiunge: Tenente,
libri molti in magazzino. Noi serve altro spazio. Voi
dovete presto liberare, per favore....
Il mio problema, capitano,  dove depositare tutta quella
roba nella stanza dove mi sono rifugiato.
Perch cacciato da noi conclude sorridendo l'ufficiale,
subito correggendosi, rabbuiato: Questa  guerra, tenente.
Guerra molto orribile punta un dito verso l'alto. Loro
portano morte su civili. Voi sentite, vero? S'interrompe,
tenta di tornare al suo strano modo di sorridere: Ma voi
pensate non a bombe ma a libri.
Vanni  rimasto quasi un'ora nella villa senza incontrare
Cristina. Sperava di riuscire a parlare a lungo con lei. Nella
limitata geografia dell'isola, gli sembra che la ragazza si
muova cercando di non incrociarlo.
Il trasloco dell'intera biblioteca, iniziato da suo padre, prevedeva
un definitivo spostamento della famiglia "... dall'urbana
aria sporca a quella limpida dell'isola".
"Adesso di quel carico di libri debbo preoccuparmene
io" intima Vanni a se stesso. "Se non sgombero il magazzino,
i tedeschi, dilagando con attrezzature, cavi, schermi,
sono capaci di gettar tutto a mare."
Tra ricordi, problemi e speranze si addormenta quasi all'alba.
E si risveglia addirittura quando il sole  ormai da tempo
sorto. Continuerebbe a dormire se non bussassero alla
porta le nocche d'una mano imperiosa e non echeggiasse
una voce ben conosciuta.
Balza gi dal letto, avvolto in una delle coperte.
Vanni, un messaggio!
Quale messaggio?
Socchiude l'uscio e si trova Cristina di fronte.
I miei due ufficiali gradirebbero scambiare qualche parola
con te, alla villa.
Stai scherzando?
No. Pare ci tengano a condividere la zuppa serale.
Ecco uno dei momenti per i quali il nonno suggeriva di
contare da uno a cento prima di rispondere. Vanni sarebbe
pi che pronto ad accettare un invito di Cristina, ma uno
dei tedeschi proprio no.
Ma lei ha fretta. Allora, signor indeciso?
Credevo avessero capito che non mi interessa schierarmi.
Io...
Ti interrompo subito. Credo che di tutto vorranno parlare
fuorch di scelte politiche. Ti rispettano come ferito di
guerra... di una guerra al loro fianco.
Ma...
Non fare il difficile.
Tu sarai con noi o mi abbandonerai con quei due?
Come interprete, non posso lasciare i miei datori di lavoro
con un ospite straniero. Si stringe nel soprabito militare
e aggiunge: Tu, adesso, non restare immobile e seminudo,
nulla di peggio d'una porta socchiusa quando tira
vento. Infastidisce anche me, quindi fammi entrare.
Scusami se non ti ho invitato... ma sono un po' svestito...
Mentre lei si chiude l'uscio alle spalle, lui torna a infilarsi
sotto le coperte.  frastornato dalla notte insonne e ancor
pi dalla richiesta alla quale deve rispondere.
Cristina, invece, pare a suo agio. Sorridente, bellissima,
le guance arrossate dal freddo.
Non immaginavo che nell'azzurro Mediterraneo e nella
luce d'un sole limpido si dovesse sopportare un'aria tanto
gelida. Non proprio come nei nostri alpeggi, ma...
Lui torna all'invito. A che ora, la cena?
Al tramonto dell'appena nominato astro. I loro orari
sono gli stessi delle galline.
Hanno messo in funzione gli impianti?
Non ne capisco molto, ma direi di s. Rumori d'ogni
genere sono emessi ininterrottamente da vari strumenti.
Giudicherai comunque tu, questa sera. I due sono su di
giri ed entusiasti.
Se adesso hanno montato tutto e non hanno pi bisogno
della tua collaborazione, ti rispediranno a terra con la
prossima motovedetta? Vanni la fissa a lungo, cerca di dissimulare
l'interrogativo con un tono di voce indifferente.
Non mi dire... Ti dispiacerebbe?
Certamente s.
Perch?
L'interrogativo resta in sospeso per qualche istante, ma
a Vanni pare un'eternit.
Mi spiace, certo. Non saprei come cavarmela con i due
crucchi senza di te. N riuscirei a evitare scontri tra tedeschi
e isolani.
Se sperava in una battuta pi personale, Cristina non lo
d a vedere. Gi sulla soglia si riavvolge nella lunga sciarpa
e aggiunge: Sii puntuale, conosci la loro pignoleria.
S conferma Vanni mentre lei scompare oltre la porta.
"Invece ignoro perch non le ho detto come mi sentir,
cosa penser quando lei partir... Sono veramente uno
stupido..."

Capitolo 14.

Puntuale, Vanni si presenta alla villa.
Mentre arriva al portone, nuvole basse apparentemente
immobili sull'orizzonte inghiottono l'ultimo spicchio di
sole. Sale lentamente i gradini sino alla vetrata d'ingresso,
vuol lasciar intendere di avere ancora dolori alla gamba,
infatti un soldato lo aiuta mentre supera gli scalini verso
la sala del pianterreno.
Al saluto dei due ufficiali, non militare ma nemmeno una
stretta di mano, si aggiunge un Benvenuto! pronunciato
da Lutz, in sintonia con un cenno del capo del suo superiore.
Vanni si guarda intorno, il pianterreno della sua casa si
presenta in totale trasformazione. Lo occupano apparecchiature
rumorose, ticchetti echeggiano insistenti nella penombra.
Sulla parete di fondo, un impianto tra pavimento
e soffitto emana luci rosse e gialle.
Dell'ambiente resta libero uno spazio accanto al camino,
dove tizzoni di legna da poco tagliati bruciano a stento per
riscaldare quanto possibile la stanza.
Cercando di non mostrare curiosit, Vanni  a sua volta
osservato dai suoi ospiti con occhi gelidi.
Lutz gli indica una bottiglia: Scusate!... ma vuota! Non
posso offrire... Il nostro impianto bene, molto bene funziona.
Noi subito festeggia successo!.
Ja, ja... il Leistung! ripete sottovoce il superiore.
Anche lui, come il capitano, sembra farfugliare. Cristina
gli  accanto e, senza lasciar trasparire una qualsiasi espressione,
fissa Vanni.
Lutz si lascia cadere pesantemente sulla poltrona di fronte.
E, dopo un mal trattenuto rutto, indica gli impianti.
Noi festeggiamo loro. Il nostro lavoro molto, molto
perfetto.
L'ospite dovrebbe rallegrarsi per la notizia. Accettando
l'invito di questa sera si  per imposto di non prendere posizioni,
di non lasciare trasparire compromettenti reazioni.
Di questo Lutz non si cura e, senza interrompersi, continua
a rivolgersi a lui.
Noi... noi decide di bere con voi questa molto buona
grappa di Tirolo... ma molto contenti e gi bottiglietta finita.
Male, male... Ma voi, combattente, comprende grande
gioia per successo!
Von Middendorf, fissando nel vuoto, ripete nella sua lingua
le stesse parole: Ja, grafie Freude fiir den Sieg.
"Dimmi di quale vittorioso successo parlano i tuoi capi"
sembra chiedere Vanni a Cristina con un lungo sguardo.
Lutz punta un dito verso l'alto. Ieri notte avete visto
fuochi in cielo?
Una volta tanto ho dormito come un sasso. La bassa
pressione di questi giorni...
Cristina lo interrompe: Qui in villa invece i miei ufficiali,
ben svegli, hanno inneggiato.
Al funzionamento delle attrezzature?
S, a quello. E al moltiplicarsi di altri lampeggi. In cielo.
Fiammate accese per opera loro.
Accompagna quelle parole con un gesto, come a indicare
qualcosa in volo.
Aerei... aerei abbattuti?
S, con...
Lutz l'interrompe alzando la voce. Soddisfatti, noi! riaffiora
il suo modo di sorridere. Molto bene impianto. Fissa
Vanni e ripete: Voi visto fuochi in cielo?.
No...
Bersagli colpiti! Caduti con bombe destinate a citt, per
uccidere nostre famiglie. Nuovo impianto segnala nemico
molto, molto in anticipo, con precisione. Loro finiti in fondo
mare.
Ancora uno sguardo di Vanni a Cristina, mentre il tedesco
continua.
Sistema funziona bene. Noi vediamo aerei molto, molto
lontani.
Il colonnello sembra comprendere l'italiano del suo vice
e ne sottolinea le parole con movimenti del capo, come per
confermarle.
Vanni immagina l'impianto capace di identificare movimenti
di aerei dal momento del decollo e lungo le loro rotte.
"Gli inglesi con attrezzature del genere localizzavano
i nostri velivoli. Cos riuscivano ad abbatterne a decine."
Impianto qui prosegue Lutz dice a Comando generale
quando nemico parte da campi aviazione occupati
in Sud di Italia. Con una mano indica il cielo. Rotta sul
mare. Loro credono volo sicuro. Invece no! Bombe non finisce
su nostre case, questo molto bene. Tace, per poi riprendere
a parlare con un tono diverso: Qui molto freddo.
Voi questa sera niente bere, ma zuppa calda e camino
acceso bene....
Vanni non ha commentato nemmeno con un'esclamazione
l'annuncio del successo dei suoi ospiti. Continua a
preoccuparlo il rischio di venir considerato, a guerra finita,
qualcosa di simile a un collaborazionista perch complice,
seppur involontario, nell'installazione di impianti a
quanto pare ottimamente funzionanti.
Fin quando aveva potuto ascoltare la radio, aveva udito
i minacciosi proclami rivolti ai militari non ossequienti ai
bandi della repubblica proclamata da Mussolini. I tedeschi
sbarcati sull'isola, come ex alleati traditi e adesso camerati
di un risorto governo fascista, avrebbero potuto obbligarlo
a salire sul mezzo di ritorno alla costa per consegnarlo
alla Milizia. Ma sino a ora sembra aver evitato questa sorte,
tentando di comportarsi da neutrale. Ma pu effettivamente
considerarsi neutrale? Senza dimenticare il suo aiuto
con la gente del posto per il trasporto dei materiali, anche
se si  trattato di interventi a favore dei tedeschi ma anche
per la popolazione dell'isola con la distribuzione di viveri
alle famiglie angosciate dalla fame.
Appare un militare con altra legna e la sistema nel camino,
dove poco dopo guizzano fiamme vivaci.
Vanni si chiede se potrebbe essere incolpato di partecipazione
a un successo del nemico da una corte marziale, a
fine guerra. I ticchetti emessi dagli strumenti hanno a che
vedere con le attrezzature piazzate anche con il suo aiuto
indiretto a Cima Castello.
Lutz interrompe il conglomerarsi dei contrastanti pensieri
di Vanni e annuncia: Questo primo risultato e altri
impianti presto in tutta Europa.
La sua voce ora non  pi impastata per gli effetti della
grappa. Inglesi e americani vedono aerei nostri a grande
distanza con radar. Anche noi studia questa arma. Prima
non possibile ma adesso s. Adesso avvistamenti a distanze
grandi, sistema automatico, efficace pi di quello loro.
"Il successo potrebbe ripetersi ogni notte e non solo su
questo fronte di guerra" ragiona Vanni, mentre l'altro continua
e si ripete.
Nemici occupato aeroporti di Puglia, cos pi facile raggiungere
citt di Germania. Seguono via sicura sul mare.
Adesso non pi sicura.
Simultaneo a quelle parole, il braccio destro di von
Middendorf indica, sulla mappa appesa alla parete, il vasto spazio
azzurro del Tirreno. In tedesco, afferma: Prima volo sicuro
su mare, ma non pi, adesso.
Prosegue Lutz: Comando generale dopo segnale ordina
intervento nostro segnale caccia da aeroporto abbandonato
da voi vicino costa. Nuovo sistema segnala rotta nemico,
aerei loro lenti, carichi di molte bombe e molto carburante
per volo fino Germania e ritorno. Noi di qui informa
nostri caccia, loro riceve posizione, abbatte nemici. Tutti in
fondo mare.
Von Middendorf aggiunge altre parole, Lutz le traduce
ma Vanni ha capito: Loro portano morte, loro trovano
morte.
L'invito di Cristina a tavola per la cena interrompe i
monologhi. Il militare di servizio distribuisce tazze fumanti.
Vanni le riconosce: "Quelle dei nostri caffellatte mattutini!".
A cancellarne la nostalgia s'incarica l'odore della zuppa
verdastra del cui calore i commensali sembrano godere
pi che del sapore.

Capitolo 15.

Lasciatosi alle spalle il cancello della villa, Vanni scende lentamente
il buio sentiero del ritorno. La gamba ferita funziona
a dovere, i muscoli si dovranno per ancora rinforzare
prima di poterli considerare saldi, restituendogli la
sicurezza d'un tempo.
Ripensa alla cena con i militari. Durante la serata, invitato
per festeggiare un importante successo, una vittoria dei
tedeschi sul nemico, la sua tensione era cresciuta.
Spera per di essere riuscito a mantenersi neutrale, sebbene
il suo silenzio e il relativo imbarazzo non siano stati
evidenti con chiarezza. Insomma, quelle tre ore hanno forse
compromesso il suo autoproclamato status. Chiss se adesso
potrebbe ipotizzare per s una particolare condizione di'
non belligerante. Per di pi nemmeno l'atteggiamento dei
due ufficiali tedeschi nei suoi confronti, in quel volerlo coinvolgere
nel loro successo, gli  parso chiaro.
Quasi giunto a destinazione intravede alle sue spalle un
guizzo di luce. Qualcuno lo sta raggiungendo dalla villa.
 Cristina, attenta a dove mette i piedi sul sentiero, aiutata
da una lampada che, dal cigolio, si rivela alimentata da
una dinamo.
Mi stai seguendo, oppure cerchi di farmi morire d'invidia
per la tua bella ma rumorosa torcia?
Un altro e pi vicino riflesso di luce rimbalza dagli occhi
di lei.
Vengo per farti vedere meglio dove cammini. Cos la tua gamba azzoppata non inciampa.
No! ride Vanni, stringendole una mano. No, tu vuoi controllare se mi rifugio nella mia casetta, oppure se, eccitato
dal successo antiaereo dei tuoi datori di lavoro, prevedo
di festeggiarlo ubriacandomi nelle bettole del porto.
Evita il solito tentativo di sembrare spiritoso e rallegrati
invece per la nuova dimora della tua vecchia amica.
Vanni la guarda sorpreso.
Lass in villa non potevo restare.  impossibile dormire,
la stanza destinata a me, accanto a quelle dei soldati,  gi colma di installazioni rumorose. Un incubo!
E allora dove ti sei rifugiata?
I capi hanno accettato la mia domanda di trasferimento.
Ho trovato un alloggio accanto al curato, dove abitava la perpetua, partita in agosto dall'isola per raggiungere il fratello. Da allora non se n' saputo pi nulla. Don Tarcisio
teme...
Hai gi fatto il trasloco?
S, anche perch i miei capi non sembrano aver bisogno della mia continua collaborazione. Come avevo immaginato,
mi rispediranno in terraferma con il prossimo viaggio della motovedetta.
Vanni s'arresta e torna a stringerle un braccio. Adesso ti accompagno...
Per proteggermi dal curato o da chi?
Questo  un paese tranquillo. Si agita solo per la fame...
E giustamente...!
Senza dubbio, anche se in ogni casa, per fortuna, si conserva
qualche provvista. Per non parlare del tesoro di alcune
famiglie... le caprette.
Se il vecchio Don F non regalasse il latte munto, non so come sopravviverebbero i bambini pi piccoli del paese.
I due camminano uno accanto all'altra nel tratto di strada
illuminato dalla lampada.
Ancora qualche passo e Vanni confessa: Vorrei avere una capra anch'io. Me lo sogno, un bicchiere di latte.
La torcia continua a indirizzare guizzi di luce sul sentiero.
Con questa in mano, vinco il buio e per di pi sono anche
in regola con il coprifuoco antiaereo osserva Cristina.
Dagli isolani ancora poco osservato, dopo ripetuti e perentori
ordini.
Il mio colonnello, infatti, domani convocher curato e capifamiglia
per minacciare gravi punizioni se non rispettano l'ordine del buio assoluto. Gli impianti in funzione potrebbero
rivelarsi obiettivi importanti per un'incursione aerea.
Completata la discesa del sentiero e attraversata la piazza, i due raggiungono una porta, a lato della casa parrocchiale.
Cristina estrae dalla tasca del giaccone un'imponente chiave e cerca d'infilarla nella serratura.
Grossa e pesante com', pu servirti come arma da difesa,
nel caso il curato...
Ecco l'ennesima, stupida battuta! Invece, a proposito del curato, tu pensa a presentarti a Messa, domani.
La porta insiste nel non volersi aprire, mentre sottovoce lei continua: Qui  stata apprezzata l'apparizione in chiesa del capitano Lutz. Malgrado il lavoro con i suoi diabolici impianti, da buon cattolico austriaco s' fatto vedere alla funzione la scorsa domenica.
Seguir il suo esempio, anche perch da quelle parti sar forse pi facile incontrarti.
Intanto continuano gli inutili armeggi di Cristina alla serratura. Vanni interviene togliendole di mano la chiave.
Lascia fare a me... Se poi mi accetti come ospite temporaneo,
ti terr compagnia. Abbiamo molte cose da raccontarci.
Cigolando, la porta finalmente si apre. Cristina subito s'infila dentro sussurrando: Grazie e buonanotte, signor tenente!.
Percorso a ritroso il cammino, l'accumulo di ipotesi con Cristina protagonista allontana i dubbi sulla cena con i tedeschi.
L'immagine della ragazza si confonde, mentre tenta
di rispondere a domande su se stesso.
Incalzato da quei pensieri, Vanni ripercorre il cammino sino al suo letto e non s'accorge del silenzio profondo, in cielo. Nessun corale rombo di motori.
Da accanito scommettitore qual , avrebbe perso se nei
giorni appena trascorsi avesse puntato sul dissolversi nel
nulla di quel rumore minaccioso.
L'indomani Beppe Silenzi  puntuale: Ha notato nulla
questa notte, signor tenente? Io sono rimasto insonne sin
quasi all'alba. Spalanca gli occhi per sottolineare il suo stupore.
Per la prima volta da settimane non ho udito eco di
motori sulle nostre teste. Una sorpresa, ma anche un dubbio.
Devo rallegrarmi o disperarmi?

Capitolo 16.

Spira vento da levante, il mare  agitato. Un anello di spuma
bianca disegna le coste dell'isola.
Non potendo procurarsi cibo nel mare, alcuni paesani si
muovono tra le colline in cerca di erbe commestibili. Qualche
ragazzo spera di poter abbattere un uccello con un fortunato
colpo di fionda.
Vanni s' in parte sfamato con i resti del cefalo pescato
il giorno prima e sfida il freddo compiendo la quotidiana
marcia terapeutica.
Scelto il cammino di Cima Castello, ne sta percorrendo
l'ultimo tratto tra alberi e cespugli quando si trova di fronte
il capitano Lutz. La sorpresa  di entrambi. Accanto al
tedesco appaiono militari impegnati nel controllo della mimetizzazione
degli impianti.
Lutz fissa Vanni severamente. Meglio cambiate strada
per guarire la gamba! esclama brusco. Soldati vi conoscono,
ma errore possibile.
Lui ringrazia per l'avvertimento e aggiunge: Mi sar
facile, per le mie camminate non mancano altri sentieri.
Lutz con un cenno invita i militari a riprendere il lavoro.
E appena scompaiono torna a rivolgersi a Vanni. La sua
voce non  pi severa.
Bene!... Tutto bene! indica con un gesto gli alberi dove
sono nascoste antenne e relative apparecchiature.
Vento forte, oggi, ma mimetizzazione resiste e antenne
funzionano bene.
Muove alcuni passi e imbocca la discesa. Io torno in
paese con voi esclama e con un repentino, inatteso tono
scherzoso aggiunge: Oggi mi posso anche perdere, se vento
finisce e viene nebbia!.
Scendono da Cima Castello, camminando in silenzio
per lunghi minuti. Poi un improvviso arresto, e l'ufficiale:
Voi senza radio, mi spiace questo. Voi non sentite notizie.
Buone notizie. Bombardieri americani a terra! Anche ieri
stop a nemici su fronte Appennino. Ripeto, mi spiace voi
senza notizie.
Spiace anche a me risponde Vanni. Un tormento, non
saper nulla delle battaglie che sono seguite a quelle di Montecassino.
Prima del sequestro, con la mia Phonola riuscivo
a captare varie stazioni. Anche qualche voce neutrale,
ammesso lo siano il Vaticano o Monteceneri in Svizzera.
Lutz, come non l'avesse udito, ripete: La nostra vittoria
in cielo sar presto vittoria in terra! Noi fermiamo nemico.
Tace, per poi riprendere senza cambiare tono. Forse fine
guerra vicina. Cosa pensate?  possibile?
Ancora una volta Vanni tenta di non rispondere. Senza
radio non ho informazioni per poter formulare ipotesi.
 brutto, vivere senza notizie.
Io vi dar notizie, tenente. Ogni giorno, quando noi
incontriamo.
Riprendono il cammino, giungono al cancello della villa.
Qui, al reciproco saluto, il militare aggiunge: Tornate quando
volete al centro radio. Io contento per buone notizie.
Il freddo scende di qualche grado. Il paese si rianima.
Vanni si unisce ai paesani intabarrati nei mantelli, il
capo coperto da cuffie e berretti per gettare lenze nelle acque
basse attorno al porto, nella speranza vi abbocchi, prima
di sera, un pesce. Persino un'insipida salpa, bollita in
acqua e sale, contribuir a mettere sul tavolo una zuppetta
calda, con eventuale aggiunta di qualche erba invernale.
Il padre di Vanni, nel periodo delle vacanze estive, con
una canna da pesca da lui vantata come "professionale",
passava ore e ore ogni giorno, con alterne fortune. Al concludersi
delle ferie, dopo avere scrupolosamente ripulito l'attrezzatura
da tracce di salsedine, riponeva tutto in un minuscolo
vano del magazzino e lo chiudeva a chiave. Vanni
aveva dovuto forzarne la serratura quando si erano interrotti
i collegamenti con la terraferma e lui si era reso conto
di quanto la pesca fosse indispensabile alla sopravvivenza.
 sul punto di lasciare la villa con l'attrezzatura quando
si trova di fronte Cristina con von Middendorf e Lutz. Ripetuto
l'invariabile rito dei saluti scattanti, il colonnello invita
Vanni a deporre per un momento il suo carico per rispondere
a una domanda, prontamente tradotta.
Il colonnello desidera saperne di pi sulla tua ferita.
Come e dove te la sei procurata?
A lui sembrava d'aver gi parlato dell'accaduto, ma Cristina
s'affretta a contraddirlo, ricordandogli quanto siano
state scarne le parole gi spese in proposito. Non gli resta
quindi che raccontare.
A un cenno del colonnello, entrano nel salone e si siedono
vicino al misero fuoco acceso nel camino.
Sul fronte tunisino arrivai con il San Marco, battaglione
speciale delle forze italiane scelte per la conquista di Malta.
Da molti mesi quella difficile operazione era in preparazione
e si erano ripetute manovre e prove di sbarco. L'unit
alla quale appartenevo, prescelta per essere tra le prime
a mettere piede sull'isola, venne allenata su tratti rocciosi
lungo la costa di Grosseto. Ma, come sapete, l'invasione fu
rimandata, per essere poi definitivamente cancellata. Noi,
ancora carichi d'entusiasmo, fummo sbattuti, non poco delusi,
in Tunisia. Destinati a ipotetiche "missioni speciali"
alle spalle del fronte.
Speciali? Cosa significa questa parola? interrompe il
colonnello, chiedendo aiuto all'interprete.
Non ne ho idea. Forse non ne avevano nemmeno i miei
gallonati superiori...
Come traduco "gallonati"? mormora Cristina. Cosa
vuoi dire?
Vorrei dire "imbecilli", ma tu, per non offendere presenti
e assenti, traduci "inesperti".
Prosegui.
Durante la difesa della cittadina di Gabs, divenne impossibile
comunicare con un distaccamento arroccato in
un villaggio. Non si riusciva a stabilire un contatto per trasmettere
l'ordine di ritirarsi. Con due camionette, io e un
ufficiale della Wehrmacht ci offrimmo di raggiungere gli
uomini e portarli in salvo. La prima parte dell'operazione
riusc, ma non altrettanto fortunato fu il ritorno, quando ci
piombarono addosso... avvoltoi rapaci.
Cristina aveva capito, ma non sapeva come tradurre.
Erano aerei Spitfire: gli inglesi avevano conquistato un
campo d'aviazione vicino alle nostre linee e disponevano
di carburante in abbondanza. Impiegavano i loro caccia
quasi senza interruzioni, anche perch noi non eravamo
in grado di contrastarli. Non disponevamo pi di aerei
da combattimento.
Von Middendorf e Lutz scossero la testa. Forse imprecavano
in silenzio.
S, i piloti inglesi potevano colpire quasi impunemente chi
si muoveva nelle nostre linee. Anche una motocicletta o un
soldato su un cammello... Noi riuscimmo comunque nell'operazione,
stabilimmo il contatto e caricammo su due mezzi il
gruppo isolato. Con loro affrontammo la corsa di ritorno. Si
era fatto giorno e, malgrado in quel tratto di deserto corressimo
a zig-zag tra rocce emergenti, venimmo avvistati. Due
caccia si avventarono sulle nostre camionette. Una raffica,
arrivata quasi a segno, accarezz di striscio la mia gamba.
E voi ferito! esclama Lutz.
Gli Spitfire ci persero di vista in quel dedalo di sabbia
e rocce. Alla guida mi sostitu un vostro camerata, che ci
riport oltre le linee, dove mi deposit in una tenda della
vostra Rotes Kreuz. Un colpo di fortuna!
Dite fortuna perch infermeria tedesca meglio di italiana?
No, perch in quel ricovero un militare ferito gravemente
era appena deceduto. Io perdevo molto sangue, venni
considerato in pericolo di vita e decisero di utilizzare il posto
disponibile su un aereo in procinto di tornare in Italia. Da
quanto compresi, il militare aveva sfidato la RAF e portato
in Tunisia un alto ufficiale e due collaboratori. Gli infermieri
potevano approfittare di quei posti nel volo di ritorno per tre
feriti gravi. Io fui uno di loro. A filo d'acqua, quell'aereo doveva
tornare dov'era partito, a Roma. E per fortuna ci riusc.
Pech mit Gltick, Lieutenant! esclama von Middendorf.
Ovvero Sfortuna con fortuna, tenente! spiega Cristina.
La vera fortuna, signor colonnello, sar tornare a vivere
in un mondo pacificato mormora Vanni con una frase che
Cristina traduce in modo confuso per censurarla.
Alzatosi in piedi, Vaimi saluta militarmente e, ricaricato
in spalla il materiale da pesca, si avvia sul sentiero.
Il vago sorriso affiorato sul volto dei due tedeschi al momento
del saluto lo ha rassicurato. "Forse, dopo il mio racconto,
von Middendorf dovrebbe aver allontanato ogni sospetto
su di me e cos potr dormire tranquillo."
Tranquillo potrebbe esserlo ancor di pi se sapesse del risultato
positivo della perquisizione eseguita mentre lui arricchiva
il racconto del suo incidente e la traduzione allungava
il tempo della conversazione, permettendo cos a due
militari di setacciare meticolosamente la sua tana.
Operazione voluta dal sospettoso colonnello e conclusasi
con la conferma della non sospettabilit dell'ufficiale
italiano.
Il ripetersi di incontri lungo i sentieri della piccola isola, tra
Vanni in quotidiano allenamento e i suoi occupanti,  inevitabile.
Per questo lui e Lutz finiscono con il trovarsi spesso
uno di fronte all'altro.
Oggi, di primo mattino, al risuonare dei lenti passi dell'italiano
sulle pietre del sentiero verso la piazza se ne aggiungono
altri, pesanti e affrettati. Sono del capitano tedesco,
diretto al magazzino sul porto per controllare i militari impegnati
nel servizio di sorveglianza.
Uno deve essere sempre sveglio mormora a Vanni al
loro incontro. Forse tre non bastano.
Risalir a Villa Amaryllis pi tardi. ... Adesso noi parliamo
si rivolge all'italiano. Mio colonnello poche parole,
io viennese chiacchierone. Cos dite voi italiani. Indica
la collina e la villa. Carattere di lui e io, no uguale.
"Me ne ero accorto" vorrebbe commentare Vanni, mentre
l'altro continua in tono interrogativo: Nostra interprete
in passato gi amica vostra, tenente?.
S, insieme partecipammo ai giochi sportivi universitari
nel '38.
Vanni aveva previsto quella domanda sin dal giorno in
cui il distaccamento militare era sbarcato all'isola. Cristina
probabilmente, anzi di certo, aveva gi risposto ad alcune
domande in proposito.
Voi con lei avete vinto qualche gara?
Altri concorrenti migliori, pi esperti, ci hanno preceduto
in classifica.
I due stanno per salutarsi quando l'austriaco mormora:
Tempo di pace deve presto tornare.
"Chiss quando" vorrebbe obiettare Vanni, stupito da
quell'ipotesi formulata di punto in bianco. Si limita per a
ripetere il consueto lamento.
Capitano, senza radio non posso saper nulla di cosa accade
sul fronte, in Italia e altrove. Come faccio a dire cosa
penso?
Il capitano non risponde e lo fissa. Sehr gut, molto bene
notizie fronte. Nemico fermo, molto difficile posizione.
Vanni non commenta.
Voi da me avete notizie, quando mi chiedete. Adesso
buone, nemico fermo a terra. In cielo nostro sistema blocca
aerei. No bombe su citt. Saluta e aggiunge: Bene dormite,
la notte vero? Niente grande rumore in cielo!. S'allontana
di un altro passo, poi di nuovo esclama: Silenzio
continua, tenente. Voi presto....
Lo interrompono grida improvvise. Si levano dal porto,
e ne seguono altre.

Capitolo 17.

Bugghu!... Bugghu!... grida a squarciagola il marinaio Salvatore,
affacciato alla murata del peschereccio. Bugghu!
Bugghu! Gesticola, indica un'ombra nelle acque immobili
del porto.
Uno dei tedeschi di guardia al deposito esce sul piazzale,
corre verso il molo. Qui segue con lo sguardo la direzione
del braccio teso del siciliano. S' tolto il fucile dalla
spalla e altrettanto sta facendo un compagno apparso al
suo fianco. Non scorgono nulla, mentre il marinaio ancora
ripete: Bugghiu! Bugghiu!. E aggiunge con forza, rivolto
alle case sul porto: Vinite! Vinite!.
Si socchiudono persiane, si aprono porte, qualcuno appare.
Dalla villa, affrettando il passo, Lutz scende al piazzale.
Poco dopo lo raggiunge Vanni, allarmato.
Salvatore, smesse le grida, salta a terra dal peschereccio.
Si unisce a quelli che stanno correndo verso il bordo della
banchina. Da qui, nei riflessi dell'acqua, un'ombra  a malapena
distinguibile.
Una razza!... Enorme! grida qualcuno.
 dello stesso colore del fondo aggiunge un altro.
S... quelle riescono sempre a mimetizzarsi completa
Licio Rei, pescatore di vecchia data.
Lungo la banchina s'accalca mezzo paese, donne e ragazzi
vocianti.
L'ombra si muove. Si  spostata di alcuni metri, adesso
il piatto corpo s'intravede appena.
Le grida aumentano, uno dei militari infila un colpo in
canna.
Indicando la razza di nuovo in movimento, Adesso!...
Spara, dio tiratore! impreca una voce.
Desiderio esaudito. Un soldato, dopo un segno d'assenso
dell'ufficiale, preme il grilletto. All'alto schizzo d'acqua
segue il raddoppio delle urla.
Il proiettile non le  nemmeno arrivato mormora Grumelli,
alle spalle di Vanni.
Anche se l'avesse raggiunta, non le avrebbe fatto n caldo
n freddo commenta Sabatini, inesauribile archivio di
ricordi. Quando ero in servizio a Monfalcone, ne ho vista
una colpita da tre o quattro arpionate... con il risultato del
roteare della coda dalla punta avvelenata!
Appare anche il curato, e poco dopo Cristina. S'avvicinano
entrambi a Lutz, incuriositi come lui da quell'improvvisa
confusione. Due ragazzi, Luigi e Valerio, per catturare
la razza con gli arpioni chiedono d'avere il permesso di
rimettere in acqua una delle barche.
Vanni traduce, Lutz ascolta e in tedesco prima, in italiano
dopo, sentenzia: No! Barche sequestrate no.
Il rifiuto suscita borbotti di protesta.
Peccato commenta il curato, la cattura poteva offrire
un pasto decente a diverse persone...
No... bugghu non buono commenta il siciliano. Velenoso
.
Balle ribatte Sabatini. Ho visto con i miei occhi una
razza tagliata a pezzi e venduta al mercato d'Orbetello. Ben
cucinata, la sera stessa veniva servita in trattoria.
Ancora una decina di minuti, poi, superati i momenti di
curiosit, sul molo rimangono in pochi.
All'improvviso: Va!... Bugghu va... grida Salvatore.
Tornato sul peschereccio corre da poppa a prua, seguendo
il lento movimento della razza verso l'uscita del porto.
U, bugghu, giallo... adesso verdi scuro scuro.
I riflessi del dorso in movimento stanno infatti mutando
secondo il colore dominante del fondo. Lasciato il fango
del porto, la razza ora si muove su una distesa di alghe.
 ita!  ita grida ancora una volta il siciliano, mentre
l'ombra svanisce verso il largo.
Cristina e Lutz, rialzato il bavero dei cappotti, imboccano
il sentiero verso la collina. Dopo pochi passi li raggiunge
la voce di Vanni, attardatosi per uno scambio di parole
con i ragazzi, dispiaciuti per non essere stati utili a procurare
un pasto a molti.
Aspettate! Voglio invitarvi al riparo da questo gelido pomeriggio!
Fermatevi nella mia tana. Non ho caff n surrogati
da offrirvi, ma conto su una sorpresa.
I due accettano, varcano la soglia e siedono, liberando il
capo e sbottonando i pesanti cappotti.
Vanni, sparito nella piccola cucina, si riaffaccia tentando
di non lasciarsi scivolare dalle mani tre piatti, con tre cucchiai
e tre frutti.
Sono cachi, frutti di alberi poco amati da queste parti.
Li piant mio padre, in questi anni sono cresciuti e nei
mesi scorsi hanno contribuito a nutrirmi. Adesso rimangono
solo gli ultimi esemplari che, grazie a questo clima rigido,
si sono ben conservati.
Gli apprezzamenti sulla dolcezza del frutto si incrociano
con i commenti sulla strana creatura apparsa nelle acque
del porto. Quando sui piatti restano solo bucce, Cristina
provvede a riporli in cucina e subito dopo, avvolgendosi
nel pastrano, ringrazia e chiede il permesso di tornare al
Comando, aggiungendo, rivolta a Lutz: Il colonnello sar
curioso di sapere cos' successo al porto. Vado a riferirgli
di quel colpo di fucile per colpire una razza....
In un primo momento Lutz pare voglia seguirla, invece
resta seduto. Sto ancora qui un poco. Vostra stufa elettrica...
piccola ma calda.
Vi avvicina le mani e storcendo il viso fissa Vanni, che ormai
sa di dover interpretare quella smorfia come un sorriso.
Voi dormito bene, molto silenzio in cielo.
Si vanta di altri avvistamenti di formazioni aeree nemiche
e conseguenti intercettazioni.
Noi pochi aerei, loro molti. Ma nostri Messerschmitt hanno
obiettivo sicuro, adesso. Merito informazioni nostre.
Vanni ascolta, cerca d'apparire imperturbabile mentre
Lutz alza la voce e ripete: Adesso notti di pace. Poi tace
fissandolo e alzando un dito verso il cielo.
Della pausa, il padrone di casa approfitta per cambiare
argomento.
Allunga una mano, indica la traccia quasi violacea della
cicatrice lungo la gamba e scuote la testa.  ancora visibile,
ma con la scomparsa dei dolori dimentico d'essere
un invalido di guerra.
Voi curato bene, tenente. Perduto molto sangue?
All'ospedale militare, a Roma, gli interventi per salvarmi
dall'amputazione si sono ripetuti per cinque mesi, sulla
coscia, sul ginocchio e sul piede. Ero in convalescenza
quando l'Italia si  dichiarata sconfitta e allora la ferita era
ancora parzialmente aperta, sotto la fasciatura...
Quella vostra divisa, messi noi in guardia quando voi
venuto al porto.
Vi siete preoccupati, vero?
Domanda retorica, di questo Vanni  certo.
S, voi unico militare su isola, forse spia. Molti italiani
combatte contro noi, adesso. Dubbi su bende perch, invece,
cammina bene. Ordinato di medicare voi e Frulein Cristina
con infermiere rassicurano colonnello. Dicono s, ferita vera.
Una sorta d'imbarazzo provoca altro silenzio. Lo interrompe
Vanni, abbozzando un sorriso: Quella ferita mi ha
aiutato ad arrivare fin qui.
Aiutato come?
Lasciata Roma venni caricato, credo per piet, su un camion
di nostri militari in fuga verso nord. Finita la benzina
ognuno s'arrangi come poteva. Io percorsi alcuni chilometri
su un carro agricolo. Infine venni raccolto da un
motociclista.
Gamba?
Doleva, sanguinava. Temevo infezioni, ma trovai un
pronto soccorso civile non so come ancora funzionante in
quella confusione totale; un infermiere mi medic, cambi
la fasciatura e mi diede anche un ricambio di bende. "Tanto
qui si chiude e andiamo anche noi a casa" mi disse.
Un'occhiata all'orologio e Lutz si alza di scatto. Adesso
mio turno di controllo strumenti. Grazie per frutto.
Grazie a voi, la solitudine  spesso insopportabile.
Guerra insopportabile! replica Lutz con enfasi, lo sguardo
fisso nel suo.
S, insopportabilmente stupida! Molto stupida.
Alla porta il tedesco gli punta un dito: Amici o nemici,
noi?... Se guerra presto finisce, pace viene. Voi tornare famiglia,
io casa di Vienna. Niente famiglia, io. Sempre militare,
scuola militare, ormai molti anni. S, molti. Troppi.
Ma avete accumulato importanti esperienze, siete diventato
un tecnico esperto.
Vecchio tecnico. Voi sapete io quanto vecchio? Voi sapete
quanto sono stanco di divisa e di guerra?
Senza attendere risposta mormora Buonanotte in italiano,
sovrapponendolo al Gute Nacht di Vanni, sconcertato
da quelle parole, troppo facili da interpretare.
Riflessioni sul pensiero dell'austriaco sono cancellate dal
ricordo di Cristina. Chiss quali sogni lo porteranno accanto
a lei, durante un'altra notte interminabile.

Capitolo 18.

Con due borse di tela vuote a tracolla, Vanni ancora una
volta sale lungo il sentiero e si arresta al cancello dalle volute
in ferro battuto di Villa Amaryllis. Un militare, dopo
averlo riconosciuto, si affretta ad aprire.
Cristina lo ha avvistato mentre saliva, adesso gli va incontro
e lo introduce nel salone. Qui, nell'ininterrotto ronzio
delle apparecchiature in funzione e dopo l'inevitabile
scambio di saluti militari, Vanni ha una richiesta.
Come da voi suggerito si rivolge al capitano Lutz, vorrei
recuperare altri libri sparsi nelle stanze dove la mia famiglia
ha abitato ogni estate per anni. Ho molte ore da trascorrere
in solitudine.
Alla parola "libri", i ripetuti Ja... Ja del capitano confermano
il permesso, subito ripetuto in tedesco per essere
inteso dai suoi.
Voi adesso troverete confusione continua in italiano.
Noi abbiamo allontanato mobili dalle stanze. Necessario
posto per altre attrezzature. Presto arriveranno...
Rivolge uno sguardo a Cristina perch accompagni Vanni
al piano superiore. E lei gli mormora ridendo: Lasciami
guadagnare il mio compenso non solo come interprete, visto
che ho ricevuto l'ordine di aiutarti o, per meglio dire,
di controllarti.
Recuperati i libri, Vanni di ritorno alla tana ringrazia il
militare messo a sua disposizione per il trasporto.
Una ventina di romanzi dimenticati nelle ormai lontane
stagioni estive, o volutamente lasciati a disposizione di chi
fosse tornato per altre vacanze.
Non sono per solo questi i libri di Villa Amaryllis. Suo
padre, deciso a stabilirsi nell'isola appena in pensione, aveva
per tempo ordinato il trasloco della biblioteca di famiglia
nella sua futura residenza. Sistemarla sar un lavoro
duro aveva pronosticato, lo affronteremo a guerra finita.
Ovvero chiss quando era stato il commento di Vanni
quando nel '40, gi sotto le armi, sua madre gli aveva
dato notizie sul trasferimento.
Allunga un braccio per prendere un libro dalla copertina
verde. Letto il titolo, Furore, esclama: Proprio adatto
all'animo di un prigioniero impotente. Ne sfoglia alcune
pagine, affiora una busta vuota indirizzata con svolazzante
calligrafia a suo padre, chiss quella lettera cosa raccontava.
Ancora una volta lo aggredisce la preoccupazione per i
suoi genitori. La busta e quel nome apparsi all'improvviso
hanno riacceso rabbia e angoscia.
Vanni ha deciso di dar ascolto ai consigli di Cristina e far
felice don Tarcisio facendosi vedere in chiesa.  domenica,
lui  tra i fedeli, a destra le donne, gli uomini a sinistra.
L'austriaco, in prima fila, messale aperto in mano, risponde
in latino alle parole dell'officiante. "Un chierico perfetto!"
commenta Vanni tra s. E di questo, a Messa conclusa,
si congratula con lui.
Attraversano la piazza, dove una pausa del vento lascia
fluttuare il dolce odore delle foglie di tiglio arrotolate e fumate
dai paesani appena usciti di chiesa.
Lutz risponde al saluto dei soldati di guardia al magazzino,
poi imbocca la stradella in salita. Vanni gli cammina
accanto.
Non sente alcuna ostilit verso di lui, ma nemmeno quel
particolare rapporto sino a pochi mesi prima chiamato
"camerateria". "Sono neutrale" continua con insistenza a ripetersi,
senza per riuscire a cancellare il timore di un domani.
Giunti davanti al cancello, Vanni sta per salutare
l'ufficiale, ma questi lo precede. Indica il suo soprabito e borbotta:
Mia palandrana, voi cos la chiamate, adesso protegge
preziosa riserva.
Vanni tenta di capire cosa intende dire, e lui infila una
mano in tasca.
Ecco regalo per giorno di domenica. Piccola scatola preziosa
di carne tedesca. Possibile scambio con il vostro frutto
tanto buono?
Trattandosi di un militare della Wehrmacht in divisa, per
Vanni  difficile interpretare il motivo di quella confidenza.
Comunque trasforma la sorpresa in cortesia.
Baratto accettato, capitano!
Una volta in casa, Vanni libera in fretta una poltroncina
dai libri accatastati.
Letture per anno intero, tenente! commenta l'altro. Voi
pensate ancora molto tempo qui perch guerra lunga?
Tornando dalla cucina con il frutto richiesto, Vanni cerca
una risposta il pi possibile evasiva.
Purtroppo non sono un indovino. Porge piatto e cucchiaio.
Ultimo lascito del mio frutteto! Se l'incartassi e ve lo
dessi da portare alla villa, si spappolerebbe prima d'arrivare
a destinazione. Per di pi il vostro colonnello nel vederlo
si ingelosirebbe, e io non dispongo di altri frutti da offrire.
Con un Grazie l'austriaco armato di cucchiaio scava
il frutto e in breve ne lascia poche tracce sul piatto. Gut...
Sehrgut! ripete. Poi, fissando Vanni, Anche cielo aggiunge
adesso molto buono.
S, oggi  una bella giornata, e...
Io parlo di aerei! Lutz non lascia pause, non pretende
commenti o risposte. Voi capito? Dico tempo buono per
notti passate bene. Nemici, niente voli. Loro paura, loro
fermi. Nuova arma e altre prossime danno ordine di stop
a guerra. Senza attendere reazioni, continua: Loro bombardamenti
finiti. Noi abbattere nemici. Tutti.
A quel "tutti", Vanni non resiste a opporre qualche dubbio.
In America obietta gli stabilimenti costruiscono aerei a
migliaia e migliaia. Pi di quanti voi riuscirete a colpirne.
S, numero bombardieri cresce, ma non uomini per pilotare.
Con avvistamenti di nuovo sistema, nel cielo di tutta
Europa noi abbattiamo molti. Con aerei cadono uomini.
Numero aerei infinito, ma non infinito numero piloti. Impossibile
sostituire morti. Per preparare altri, serve tempo,
molto! Intanto niente voli, niente bombe.
Travolto dal fiume di parole Vanni tace e l'altro insiste.
Dalle fabbriche salve da distruzione, noi presto avremo
altre armi nuove. Nemico avanza solo poco ancora. Poi
stop, no aerei e lui fermo.
E i sovietici?
Sovietici... se americani con inglesi fermi, nostre divisioni
contro di loro. Lutz stringe Vanni a un braccio, abbassa
la voce. Dico solo a voi: mesi passati, io poca fiducia
in vittoria. Adesso, dopo primi risultati buoni, credo
successo. Non propaganda, verit. Un prolungato silenzio,
poi sussurra parole inimmaginabili in bocca a un ufficiale
tedesco. Pace sar presto. Non solo per distruzione
di aviazione nemica.
Pace?
Se Lutz riuscisse a leggere negli occhi di Vanni non scorgerebbe
sorpresa ma incredulit, mentre ripete ancora: S,
pace.
S'avvicina, all'orecchio dell'italiano: Vedrete, noi militari
come italiani, cambia governo.

Capitolo 19.

La prima incerta luce di un giorno d'inverno lascia intravedere,
all'orizzonte, nubi grigie e pesanti, sipario in avvicinamento
sull'appena goduta pausa serena.
Una mano bussa alla tana di Vanni.
Una volta di pi, Cristina lo sveglia con un Salve! a
gran voce.
Un momento!
Vanni ha dormito poco, le parole di Lutz gli sono tornate
in mente durante la notte, imponendogli supposizioni e
interrogativi. Il tedesco tentava di provocarlo?
Ancora colpi al battente, insistenti.
Aspetta un istante! ripete, rivolto al dito minaccioso affiorato
dallo spiraglio della porta. Come sempre non chiusa
con il chiavistello.
Renditi utile lo incalza Cristina. Fruga tra le pillole lasciate
da tua madre. Ho un'altra isolana da curare. Mezz'ora
fa m'hanno svegliata, un'anziana  in preda alla febbre alta.
Nella villa i miei capi, da qualche giorno, hanno sigillato la
cassetta dei medicinali.
La porta si apre.
Entra e cerchiamo tra le mie ormai povere riserve.
Don Tarcisio ti sar grato.
Il freddo  tornato a minacciare bambini e anziani, per
questo il curato ripete le sue richieste d'aiuto.
Don Tarcisio incontra Vanni in piazza. Ci sono altri due
fedeli malmessi, potete domandare voi ai tedeschi se possono
darci qualche medicinale?
Reverendo, penso sia meglio lo facciate direttamente voi.
Rivolgetevi all'ufficiale che vedete a Messa. E state attento
a non trascorrere troppo tempo accanto ai malati, sono
senz'altro contagiosi.
Questa prudenza sar difficile da osservare.
Il binomio freddo-febbre porta consigli e scongiuri tra
chi si ritrova alla fontana.
Anche Vanni, con un ombrello in mano e nell'altra un
bottiglione da riempire,  in attesa del suo turno e ascolta
lamentele. Strano, neanche una parola sul silenzio in cielo
nelle notti dell'ultima settimana. Eppure qui s'intrecciavano
giornalmente voci sull'ora dei sorvoli e su quanti aerei
erano passati.
Pare non s'accorga nessuno di questa quiete. I paesani
sempre di pi pensano al cibo che manca, alla fame che cresce,
alle condizioni di chi sta male. Difficile dar loro torto.
Tra Vanni e il militare di guardia al porto riesce un baratto:
un sarago appena pescato contro pasticche Bayer.
La febbre ha contagiato anche i miei camerati confida
il soldato. Forse non si riferisce a un attacco influenzale
ma all'attenzione ininterrotta e febbrile ai lampeggi e ai
segnali sonori ripetuti dalle varie attrezzature, senza contare
l'intrecciarsi di messaggi radio con i Comandi militari
in terraferma.
Cristina somministra alla sua malata una delle pillole ottenute
da Vanni in cambio del pesce. E gli riferisce la decisione
presa dai suoi superiori: Il capitano ha confermato
il mio rientro con il prossimo collegamento. Una volta
scaricati dalla motovedetta i materiali richiesti, mi rispediranno
a terra e cercher il modo di raggiungere i miei
in Alto Adige.
Vanni tenta di non far trasparire la sua reazione, mentre
lei aggiunge: Da parte mia, fin quando rester qui combatter
il rischio del contagio, alternando le visite ai malati
con camminate purificatrici sui ventosi sentieri dell'isola.
Se mi dici un orario, potrei farti da guida...
Tranquillo. Non temo di perdermi in questo minuscolo
mondo! Per di pi cerco di scegliere le ore subito dopo l'alba,
prima che un prete pi esigente di un colonnello prussiano
mi strattoni perch lo accompagni a destra e a manca
da qualche parrocchiano con la tosse.
Sei troppo disponibile. Attenta ai contagi, e all'alba,
quando sei in cammino nell'isola, occhio a dove metti i
piedi. Nei sentieri fangosi  facile scivolare.
Non ti preoccupare; dovresti aver imparato quanto io
sia attenta e prudente.
Per la verit, a Vanni quella prudenza non sembra molto
sviluppata. Ma non  questo il pensiero che lo angoscia.
 l'annuncio della sua prossima partenza.
Ha paura di perderla, questa volta per sempre. Anche se
si promettessero entrambi di cercarsi e ritrovarsi quando
l'orrendo caos della guerra avr fine.
Attraversando il piazzale del porto, in un incrocio di ombrelli,
il suo s'incastra con quello di Beppe Silenzi.
Nato nell'isola, dopo lungo tempo in "servizio permanente"
nell'esercito come radiotelegrafista, sempre in differenti
destinazioni, Beppe ha perso la timidezza scontrosa
dei paesani. Gli piace chiacchierare e immaginare
giorni futuri. Per di pi la sua famiglia possiede un campo
di patate e per questo, oltre alle sue capacit di pescatore
fortunato (lui, immodestamente, si autodefinisce
"molto esperto"), a casa sua non ci si lamenta tanto per
la fame quanto per la mancanza di sigarette e di sigari
toscani. Lui e suo padre si professano convertiti alle foglie
di tiglio raccolte durante l'estate e lasciate a seccare,
riconoscenti al nonno che tanti anni prima aveva piantato
quell'albero dietro casa.
Ieri ho voluto tentare la sorte sulla costa orientale racconta
Beppe. Non pioveva ma il mare, furioso su quel versante,
cancellava ogni possibile ipotesi di gettar ami dalla
scogliera. Stavo allontanandomene, quando ho visto la signorina...
come si chiama?
Cristina.
Lo so, ma di cognome?
Il cognome  complicato.
Insomma, ieri la ragazza se ne andava a spasso senza
paura sul sentiero lungo la scarpata, avvolta in un ingombrante
impermeabile.  pericoloso, signor tenente. Il vento
pu sorprendere con raffiche travolgenti.
S, Beppe, lo sa, l'ho gi messa in guardia. Ma  una
montanara, esperta in sentieri difficili, e per di pi gode di
un'invincibile testardaggine.
Sul lato di ponente, quando il nostro mare  cos agitato,
un'onda anomala, alta e violenta, pu raggiungere e
spazzare anche l'orlo alto della scogliera. Mio padre racconta
d'un giorno, quando un suo amico...
Grazie, Beppe. Ripeter il consiglio a Cristina. Saluta i
tuoi genitori.
L'ex RT poggia a terra i bottiglioni stretti tra le braccia e
sorprende Vanni: gli punta al petto un dito della mano destra
e punta un dito della sinistra al cielo.
Signor tenente... continuer il silenzio degli aerei? Da diverse
notti non ci angosciano pi... avranno cambiato rotta?
Vanni si limita a stringersi nelle spalle e Beppe porta la
mano a un immaginario berretto militare.
Signor tenente, le auguro buonanotte... con questo silenzio
continueremo a dormire tranquilli.
Molto tranquilli, Beppe.
Sar il pensiero di Cristina e dell'annunciata sua partenza
a tenerlo sveglio anche quella notte.

Capitolo 20.

 tardo pomeriggio. Il vento ha cambiato direzione tre volte
dall'alba in poi. Omello, come ex ormeggiatore del postale,
testimone pi di tutti d'ogni genere di capriccio meteorologico,
prevede un conseguente, lungo periodo di piogge.
Stamane, per un'ennesima crisi di pigrizia, Vanni ha rinunciato
alla consueta marcia. Sdraiato a letto, ben coperto,
sta leggendo le ultime pagine di uno dei libri recuperati
quando una mano batte all'uscio con forza e nervosismo.
Insiste, come sempre, mentre lui s'affretta a farsi sentire:
Arrivo! Un momento!.
Posso intanto entrare, malgrado tu sia certamente in
mutande?
Posto l'interrogativo, Cristina  gi dentro. Non richiudo
il battente del tuo elegante ingresso, nessuno deve pensare
male di me. Poi, come stesse percependo un cattivo odore,
alza la voce: Occorre cambiar aria, qui dentro!.
Ma non senti un freddo boia?
Forse tu, mezzo spogliato.
Non mi hai lasciato il tempo di infilarmi qualcosa...
Fai con comodo... Avevo in mente qualcosa da dirti ma
non c' fretta. Torner pi tardi per scambiare tranquillamente
qualche chiacchiera.
Hai tempo libero?
S, gli inquilini della tua villa continuano a fissare ipnotizzati
i loro marchingegni, e si sono dimenticati di me.
Cosa volevi dirmi? grida Vanni, ma Cristina torna verso
il sentiero e presto l'eco degli stivali sul lastricato svanisce.
Sotto le coperte, lui non riprende la lettura del libro. La
voce squillante, gli occhi un lungo istante fissi nei suoi e il
vuoto appena s' allontanata riaccendono desideri.
Nelle pause libere tra le gare disputate a Camogli, Vanni
cercava di esserle accanto, beffando la severa austerit degli
organizzatori e dei capi manipolo dei GUF.
Una ragazza dal fisico straordinario aveva sentenziato
uno di loro a voce alta, mentre veniva distribuita una spartana
colazione. Anche lui aveva udito quel complimento,
"... e tale rimane" ripete adesso tra s. Inseguendo ricordi
disordinati ma anche precisi: lei ridente oppure irritata, felice
ma anche chiusa a riccio, incupita. Tesa per una gara
ma disinteressata per altre. Provocante e sfuggente, come
gli appare adesso.
Difficile dominare il desiderio che gli suscita, come se
il tempo della loro separazione si fosse annullato. Vorrebbe
averla, spogliarla, stringerla, sentirsi dentro di lei. Perch
non riesce a liberare una fantasia tanto prorompente?
Trascorsa forse un'ora, i passi di Cristina tornano a farsi
udire. Sta di nuovo percorrendo in fretta il sentiero.
 gi alla porta, la apre e subito la richiude con il chiavistello.
Il passato torna presente.
 violento, aggressivo l'abbraccio. Poi un interminabile
bacio mentre Vanni le toglie il pesante cappotto. Altri gesti
si fanno subito dopo impetuosi.
Come lui,  gi nel letto.
Ancora un tempo difficile da misurare, sino a quando,
scuotendo i lunghi, scompigliati capelli, Cristina mormora:
Non ho pi freddo.
Credo si chiami effetto biotermico. Potremmo ripetere
l'esperimento pi volte, cos ne godremo sempre meglio.
Nulla in contrario... Felice di ritrovarti magnifico e pronto
a tutto, anche a dire sciocchezze.
Di nuovo lui la stringe con forza.
Come vedi hai risvegliato i miei sensi...
Ne sono felice.
Gli afferra le mani, lo fissa tentando di assumere un'aria
severa, ma gli occhi restano ridenti.
Mio bel giovane sussurra, visite come questa saranno
rare e brevi, contro ogni mio desiderio. Quelli lass non
gradirebbero...
Me ne assumerei la colpa e accetterei anche la fucilazione.
Lei si scioglie dall'abbraccio, scende dal letto e s'infila in
fretta quanto altrettanto velocemente s'era tolta di dosso.
Non voglio che il gelo mi riagguanti... Sull'uscio, intabarrata,
aggiunge: Questa volta  una cosa seria.
 sempre stata una cosa seria. Come fossimo stati sempre
vicini.
Altre parole sono inutili. Lei  gi sul sentiero.
Rannicchiato accanto alla stufa, Vanni rivive istante dopo
istante il tempo appena trascorso. Pochi minuti? Ore?
Qualunque sia stata la durata, non  possibile compararla
ad altre simili vicende, alle pi diverse occasioni, fugaci o
insistite, ma sempre destinate a venir cancellate.
Adesso qualcosa di incomparabile  successo. Un amore
violento rimasto per cinque anni sopito in qualche remota
parte del suo cuore, o meglio del suo cervello.
Pensieri come i venti che durante questo interminabile
inverno imperversano sull'isola.
Guarda l'orologio. Non vuole calcolare quanto tempo
sia passato, immagina quanto ne potr trascorrere prima
di riaverla tra le braccia.
In paese, quando lei  sola e soprattutto quando accompagna
i due ufficiali, dovranno fingere la massima
indifferenza.
Non deve tradirsi, com'era accaduto nelle gare a Camogli.
Molti concorrenti avevano capito e di certo commentavano
il loro amore. Lui ne era imbarazzato, Cristina continuava
a mantenersi impassibile davanti a tutti. I ricordi si
accavallano. La separazione  stata colpa sua, non aveva
compreso e accettato i suoi bruschi cambiamenti d'umore,
n tantomeno cercato di porre rimedio alla rottura finale.
Quel giorno si era comportato da ragazzino immaturo
nel non capire sino a che punto l'amore per lei fosse "altra
cosa" rispetto alle esperienze sino ad allora conosciute.
Tutto sar diverso, adesso.
Lei ha avuto il coraggio di sbloccare la situazione, riannodando
quel rapporto "... che non s'era mai spento".
Ride, rendendosi conto di ripetere le parole lette nelle
pagine del romanzo, quando Cristina era ripiombata nella
sua vita.

Capitolo 21.

L'ultima sottile falce di luna non ricompare in cielo.
Ti rivedremo tra ventotto giorni... ma cerca di portarci
meno gelo esclama il vecchio Orlandini, fissando la luminosa
notte stellata. Poi lascia la fontana e torna verso
casa. La sua, come le altre dopo le severe disposizioni del
Comando tedesco, ha le finestre con scuri ermeticamente
chiusi, anche per non disperdere il minimo tepore raccolto
all'interno. Merito dei pi giovani, impegnati ogni giorno
a percorrere l'isola raccogliendo qualunque legno rinsecchito
da bruciare nel camino.
Abitazioni attrezzate per l'estate aveva per l'ennesima
volta mormorato Toni Partesotti, il vecchio fornaio, incontrando
Vanni, a sua volta intabarrato, il capo coperto da
un berretto di lana. Due giorni dopo anche Partesotti  a
letto, con febbre e tosse. Cristina lo soccorre portandogli a
casa una bottiglia colma d'un liquido verde, un infuso d'erbe
bollite, parziale sollievo per i pazienti di cui si occupa.
Mentre porta questo conforto ai malati, qualcuno non
perde l'occasione per domandare: Cosa si dice lass, dai
tedeschi?. Cristina capisce benissimo cosa vorrebbero sapere,
se i militari hanno detto qualcosa a proposito del ritardo
del tanto atteso carico di rifornimenti. E chiedono: Sarete
voi a prendervi ancora una volta carico delle razioni
di cibo da distribuire almeno ai pi anziani e ai malati?.
Provveder Cristina con il suo animo gentile aveva stabilito
don Tarcisio, nell'attesa della motovedetta.
Variando quelle parole, lei conferma. Appena il battello
arriver con i combustibili e i viveri per la base, i vostri
disagi non saranno dimenticati.
Disagi? esclama a gran voce l'iroso Filippi. Questa 
fame, dio ciclista! Una bestemmia, secondo gli sguardi di
alcune inorridite donne presenti.
Con la sua bottiglia d'infuso e le ultime pillole "tedesche",
Cristina continua a muoversi tra le case. N il colonnello
von Middendorf n il capitano Lutz sembrano aver bisogno
di lei, troppo impegnati con i loro tecnici a captare segnali
lontani, da ritrasmettere al Comando. Il successo delle
intercettazioni si ripete ormai da molte notti e di certo, se
in villa fosse rimasta ancora una bottiglietta di Apfelsaft,
per i due ufficiali ogni sera sarebbe buona per attingervi.
Cristina e Vanni, a volte solo per qualche istante, in altre occasioni
per lunghi momenti, godono della "riscoperta del
loro amore", come definiscono, ridendo, il ritrovarsi l'una
nelle braccia dell'altro.
Un ritorno alla felicit dice Vanni, senza arrossire mentre
pronuncia queste e altre parole banali ma vere. Il nostro
incontro  quasi magico.
Cristina gli pone una mano sulla bocca: nella stanza,
adiacente a quella del curato, ogni parola dev'essere sussurrata.
Tu sei qui tra le mie braccia e mi sembra d'aver appena
passeggiato con te tra i reduci della gara di nuoto. In un attimo
abbiamo cancellato gli anni trascorsi lontani uno dall'altra.
Continuavamo ad appartenerci anche senza saperlo.
Avresti dovuto deciderti allora. Restare con me.
Lo so, sono stato imperdonabile.
Non riesco a immaginare il seguito!
La trama del nostro racconto non  uguale a nessun'altra.
Anche per questo  magnifico continuare a viverla.

Capitolo 22.

Ha avuto fortuna. Dopo mezz'ora trascorsa con la canna in
mano in capo al molo, un cefalo grassoccio si  offerto per
cena. Rassicurato, Vanni decide di affrontare l'ora di marcia,
esercizio trascurato da quando si sono susseguiti tre
giorni di cattivo tempo.
Cristina non ha mai interrotto le sue camminate per i
saliscendi dell'isola, percorrendoli anche con vento forte
e gelido.
Da quando sono finiti uno nelle braccia dell'altra, cercano
di muoversi in ore diverse. Temono di tradirsi e forse
esagerano con le precauzioni, ma sanno quanto gli occhi
dei paesani e ancor pi quelli delle loro donne possano rivelarsi
maligni. Nei momenti in cui si incrociano recitano
il ruolo di chi scambia qualche parola, per poi proseguire
in direzioni diverse.
A notte fonda, durante gli incontri nella camera affittata
dal curato, debbono stare attenti a non allarmare don
Tarcisio. La parete tra la stanza dove lui dorme e quella di
Cristina  sottile. Tanto che in alcune notti lei viene tenuta
sveglia dal russare profondo e ininterrotto del reverendo.
Inevitabile un raffreddamento, data la foga con cui assai
spesso, su quel letto, riescono a liberarsi d'ogni indumento
senza troppo curarsi della temperatura. Improvvisi e inarrestabili
starnuti potrebbero insospettire il padrone di casa,
si  allora escogitato un sistema di mimetizzazioni sonore.
Utilizzano un piatto e un bricco di latta, unici corredi della
stanza, a parte il vaso da notte. Sistemati accanto al letto, i
due oggetti vengono afferrati quando sale una irrefrenabile
irritazione al naso e vengono lasciati cadere in perfetta
sincronia con lo starnuto.
I due riescono ad alternare furiosi e tenerissimi giochi d'amore
con brevi abbandoni. E li dedicano al lungo tempo vissuto
senza contatti.
Ascoltami... quando mi hai lasciato...
Quando ci siamo lasciati: dividiamo in due l'errore! ribatte
Vanni. Accosta il viso al suo, lei cerca di fissarlo nel
buio.
Debbo dirti dei giorni in cui mi sono sentita smarrita.
Difficile immaginarlo.
Non interrompermi, debbo affrontare una memoria imbarazzante.
Ma voglio farlo.
Scivola gi dal letto, raccoglie il cappotto, lo stringe a s
e siede accanto a lui. Lasciami raccontare dei giorni e settimane
trascorsi a Roma un anno dopo il nostro incontro a
Camogli. Partecipai a un concorso come dirigente sportivo,
lo vinsi, trascurai gli esami universitari e mi impegnai
nell'incarico. A fine corso qualcuno del CONI mi scelse per
dirigere e allenare un gruppo di ginnastica artistica femminile,
in una palestra nel Foro Mussolini. Sai, la palazzina
di marmo attrezzata per la scuola di scherma e per altri
corsi affidati a istruttori selezionati dopo importanti gare
nelle varie discipline...
... e promettenti come te!Vanni la interrompe, stringendole
con forza una mano.
Dovevo curare la preparazione di quel gruppo per poi
presentarlo a manifestazioni anche internazionali. Meta finale
le Olimpiadi del '42. Accettai con entusiasmo, senza
immaginarne le conseguenze.
Conseguenze? L'abbandono definitivo dell'universit?
S, ma non solo...
Cerca altre parole, pare non trovarle, agita la nuvola di
capelli.
Una dirigente anziana e odiosa mi obblig a leggere diversi
manuali, poi ebbero inizio le selezioni e infine le esercitazioni
di gruppo. Cinque ore al giorno con vari intervalli.
Alle dodici il nostro turno in caffetteria doveva concludersi,
prima di quello riservato ai maschi impegnati in altre sale
nei tornei di scherma. Tutto veniva programmato in modo
che noi e loro non ci potessimo incontrare.
Vanni sta per aggiungere qualcosa, ma lei lo blocca posandogli
una mano sulla bocca.
Il corso durava da quasi un anno. Noi ragazze eravamo
ben preparate, oltre che giovani, belle e coinvolte da pensieri
difficili da dominare.
Me n'ero accorto nei giorni a Camogli...
Smettila di interrompermi, devo affrontare ricordi imbarazzanti.
Solo con te posso forse liberarmene.
Vanni tenta di baciarla, lei lo respinge.
Cerca di immaginarti un gruppo di ragazze piene di vita
e di energia... agitate da movimenti e ritmi impressi ai loro
corpi da esercizi molto complessi. Alla fine di turni faticosi,
felici di gettarsi sotto le docce...
Scuote la testa, chiude gli occhi. Poi, come se parlasse a
se stessa: Non dovrei tornare a quei giorni. Meglio tacere,
ma quella scelta non sarebbe giusta nei tuoi confronti.
Stai diventando indecifrabile...
Eravamo desiderose d'amore. Anche fisico. Alcune,
particolarmente eccitate, sotto la doccia si aiutavano l'un
l'altra passandosi il sapone su schiena e dintorni... Mirati
massaggi che non hanno tardato a coinvolgerci tutte.
"State diventando molto brave, congratulazioni!" esclam
un'ispettrice, visitando la palestra durante gli esercizi.
Tra fulminei scambi di sguardi, fu difficile non scoppiare
a riderle in faccia.
Perch mi racconti questo? Sollevandosi a sedere, Vanni
mormora l'interrogativo fissando su Cristina uno sguardo
stupito.
Perch voglio liberarmi di simili ricordi... Ti ho ritrovato
e ho ritrovato anche me stessa.
Lo stringe con forza, resta in silenzio. Solo dopo un lungo
minuto, passandogli una mano nei capelli, aggiunge altre
parole, tanto sottovoce da parere un soffio.
Le mie dimostrazioni carnali dopo questa confessione
si intensificheranno sino a cancellare in te ogni dubbio.
Riesce a fissarlo nel buio. Ovviamente, se sei d'accordo
con la cura praticata finora con successo.
Quanti possano essere i reciproci rimproveri e le altrettante
assoluzioni,  una domanda da non porre a nessuno dei
due. Nemmeno quante notti e giorni siano trascorsi dal momento
della prorompente entrata di Cristina nella sua casa.
Confondono infatti i secondi con le ore, le ore con i giorni
e viceversa. Contro ogni loro arbitraria interpretazione
del tempo,  trascorsa comunque poco pi di una settimana
quando il silenzio immoto dell'isola viene spezzato di colpo.
I due, abbracciati nel letto, dimentichi dell'angoscia per
un futuro difficile da immaginare, vengono riportati al presente
da una violenta esplosione. E subito dopo da altre,
egualmente vicine e terrorizzanti.

Capitolo 23.

Sono arrivati a bordo di un gommone pagaiando in silenzio.
Vestono tute nere come il mezzo dove sono stretti uno
all'altro. I volti cosparsi di fuliggine.
Nel buio hanno bordeggiato la scogliera, affiancandosi
poi al molo, superato il corpo tozzo del peschereccio
all'ormeggio.
Primo obiettivo, i tedeschi incaricati della sorveglianza
al magazzino. Ne attendono immobili il cambio di turno,
nascosti sotto l'orlo della banchina.
La calma in paese ha probabilmente portato, notte dopo
notte, i tre militari ad abbassare la guardia. E il perdurare
del freddo ad alzare i baveri dei loro pastrani, il capo protetto
da passamontagna altrettanto avvolgenti. Anche per
questo forse non vedono a tempo il pericolo, non hanno
neanche la percezione di passare dalla vita alla morte nel
lampo di lame affilate.
Accanto ai corpi a terra, gli incursori si orientano nel
buio. Oltre alle case sulla piazzetta intravedono l'imbocco
del cammino verso la villa. Controllata una mappa, lo imboccano,
le mani strette alle armi automatiche.
Giunti accanto alla prima piccola costruzione, rapidi ne
spalancano il portoncino.
Una torcia illumina la stanza, il letto  sfatto ma vuoto...
In un istante scambiano sguardi interrogativi, temono d'aver
provocato un allarme. Riprendono di corsa la salita verso
l'obiettivo.
Raggiunto l'ultimo tratto, il gruppo si divide al cancello
della villa. Coperti dagli alberi, tre da destra e tre da sinistra
avanzano lungo la recinzione, poi la scavalcano. Nessun
cenno di vita, l'unico suono quello dei gruppi elettrogeni
in funzione. La postazione non sembra sotto sorveglianza
di sentinelle, ma potrebbe trattarsi d'una mossa difensiva.
Le finestre, al pianterreno e al piano superiore, sono sbarrate,
come il portone d'ingresso.
Rasentando la costruzione, intravedono sul retro un accesso
secondario. Si avvicinano cautamente, poi uno di
loro non ha difficolt a neutralizzarne la serratura, indebolita
dalla ruggine per la vicinanza del mare. La mossa 
rumorosa, confusa per dall'ininterrotto ronzio del gruppo
elettrogeno.
Gli incursori sono all'interno.
Un balzo e da quel momento si confondono i guizzi di
luce delle torce con il lampeggiare di armi automatiche.
Raffiche in ogni stanza, nel salone degli impianti e al primo
piano. Alle grida, al ripetersi di colpi e di schianti delle
attrezzature fatte a pezzi, segue un silenzio assoluto.
Ancora il tempo di pochi secondi e gli incursori escono
dalla villa. Scendono verso il porto alla stessa velocit con
cui sono saliti.
Esplodono intanto le cariche lasciate alle spalle, divampano
fiamme, sprazzi di luce disegnano sull'acciottolato le
ombre del gruppo in corsa.
Sul molo lanciano altre bombe nel magazzino dove sono
accatastate radio e barche, infine prendono di mira la linea
di galleggiamento del peschereccio.
Quando infine saltano sul canotto, quattro incursori ne
afferrano i remi e pagaiano veloci verso l'uscita del porto.
Due ripetono le raffiche delle loro armi sulla fiancata del
mezzo all'ncora.
Subito dopo il gommone punta verso il largo e scompare
nel buio.

Capitolo 24.

Maliditti, futtuti... nisciuti di cu sapi quali nfernu! urla Salvatore,
balzato a terra dal peschereccio dopo il lungo silenzio
seguito al dileguarsi del canotto con gli incursori.
Nemmeno al primo chiarore del giorno appare qualcuno
alle finestre o sulle porte delle case.
Sul molo Salvatore continua a imprecare. Bastardi...
nisciuti du nfernu...
Intravede Vanni, che avanza lentamente verso di lui e
gli corre incontro. Lo investe di parole: Grazia a Diu e a
Madonna Santissima di Lipari, mi sarbai. I colpi foruno assai,
ma stesi fermo, poi m'ammucciai 'nta stiva. A varca sinni cal e
s'appuggiu ritta.
Vanni aveva lasciato trascorrere quasi un'ora prima di socchiudere
la porta. Immobile nella stanza di Cristina nel tempo
apparentemente interminabile dell'incursione. Paralizzata
dal terrore, lei era rimasta avvinghiata a lui, pronto a
tapparle la bocca se nel ripetersi delle esplosioni le fosse
sfuggito un grido.
"Un colpo di mano, meno difficile di quanto forse gli incursori
avevano ipotizzato!" dice tra s Vanni. "Sono giunti
dal mare, sarebbe stato impossibile affidare la missione
ai paracadutisti, lanciandoli di notte su un'isola piccola e
in gran parte rocciosa".
Trascorsa un'ora o forse pi, folate di vento portano odore
di bruciato dalla collina. Nel tetro primo chiarore dell'alba,
l'incendio di Villa Amaryllis alimenta colonne di fumo nero.
Nei mesi vissuti al fronte, attacchi d'incursori di fulminea
violenza avevano insegnato a Vanni la prima regola di ogni
forza speciale: non lasciare superstiti alle spalle.
"Cos  stato anche questa notte..." mormora, gli occhi ai
corpi dei tre militari tedeschi, in un lago di sangue.
In paese, dalle persiane socchiuse s'alzano grida.
Un'onda di panico si moltiplica quando qualcuno scorge
la villa in fiamme. E urla, in direzione di Vanni, del curato
e di Salvatore accanto ai tre accoltellati.
Insieme li coprono con una vecchia vela.
Cattolici o protestanti, sono tutti cristiani... ripete don
Tarcisio a chi s'accosta a lui, cercando conforto alla paura.
Lui stesso ne avrebbe bisogno, viste le mani tremanti e il
viso terreo.
Grazie a Dio, voi siete salvo aveva esclamato poco prima,
trovandosi di fronte Vanni. Un miracolo! A lui, quella
parola era suonata come bestemmia, pronunciata accanto
al sangue sparso al suolo. Sempre pi scuro, con il trascorrere
delle ore.
S'avvicina Cristina, gli occhi fissi a terra. A uno di loro
mi sono rivolta ieri, con la sua complicit ho potuto somministrare
a un isolano malato mezza pasticca di aspirina.
Quel militare m'aveva gi aiutato...
Debbono imporsi con parole dure, Vanni e il curato, per convincere
alcuni isolani ad aiutarli a portare all'interno della
chiesa i corpi dei caduti al porto. Paiono tutti paralizzati
dallo spavento, anche chi era gi stato testimone di violenze
durante il servizio militare.
Da parte sua Vanni, al fronte, aveva imparato a dominare,
quasi annullare le emozioni. Troppo presente la violenza
per soffrirne. Oggi, in un paese tranquillo, tra gente anziana
e pacifica, il sangue e la morte gli paiono per inaccettabili.
Gli ultimi focolai dell'incendio alla villa sono spenti l'indomani
dalla pioggia. E si adempie con orrore al recupero
degli altri corpi.
Poi, a sera, gli isolani si riuniscono nella casa del curato.
Vanni parla del pericolo di una reazione a quel colpo di
mano da parte del Comando tedesco a terra: ... Non riuscendo
a entrare in contatto radio con la loro base sull'isola,
stanno certamente insistendo, il prolungarsi del silenzio li
ha gi messi in allarme.
Di conseguenza aggiunge Orlandini una squadra
verr imbarcata su una motovedetta per venire qui e capire
cosa sia accaduto...
Noi dobbiamo essere pronti a spiegare interrompe
una voce.
Di certo non sar semplice. Arriveranno sul piede di
guerra e, trovandosi di fronte il massacro, sar molto probabile
una reazione immediata e violenta. Qui, per grazia
di Dio, avete avuto la fortuna di non conoscere il fanatismo
di certi reparti, ma io s... Vanni muove lo sguardo sui presenti.
Occorre reagire con chiarezza e coraggio, dobbiamo
attendere sul molo l'ispezione, nasconderci sarebbe inutile.
Con il mio tedesco non perfetto e con l'aiuto di Cristina
cercheremo di spiegare l'accaduto, raccontando la sorpresa
di ieri notte e lo sbarco degli incursori.
Si alzano voci agitate, si sovrappongono.
Mostreremo i segni delle raffiche dei mitragliatori stampate
sui muri delle nostre case.
E l'incendio della villa.
E i colpi al peschereccio.
S, d'accordo. Ma loro potrebbero reagire con violenza
prima ancora d'ascoltarci.
Tra gli sguardi impauriti s'inserisce il parroco. Dobbiamo
sistemare i morti in chiesa. Occorre togliere gli inginocchiatoi,
far posto... insiste.
Possono restare senza sepoltura al massimo due giorni
gli fa eco un uomo.
Poi tutti tornano alla paura della rappresaglia.
Forse un mezzo navale sta gi puntando verso l'isola.
Ammesso ne trovino ancora qualcuno da utilizzare.
Nelle ultime notti s' scatenato l'inferno sulla costa commenta
Silenzi. Chi era sveglio ha intravisto laggi un finimondo.
Ininterrotti lampi di bombardamenti e bagliori
di incendi.
Vanni alza un braccio, chiede silenzio. Occorre essere
pronti. Non dobbiamo lasciarci dominare dal panico. Quando
arriveranno, se non riusciremo subito a chiarire l'accaduto
la rappresaglia sar difficile da evitare.
Il silenzio seguito a quella parola  interrotto da Cristina,
sopraggiunta e accostatasi al curato, pallida come nessuno
l'aveva mai vista. Le mani tremano, ma non la voce:
Io ero a disposizione del presidio tedesco... e lo sono ancora.
Tace un istante. Dovr scrivere note esatte su giorno
e ora dell'attacco. Qualcuno deve aiutarmi a mettere insieme
gli effetti personali dei caduti.
Abbassato lo sguardo aggiunge, con un filo di voce: Frugher
nelle tasche delle divise, occorrono i loro documenti,
se ne restano di leggibili.
Angoscia e paura dominano la notte e sino a tarda ora si
prolunga l'incontro. Si prospettano varie ipotesi su come
prevenire ed evitare una rappresaglia.
Innanzitutto occorre organizzare turni di vigilanza, gi
dall'alba dell'indomani. Quattro turni di due ore sulla cima
di Punta dell'Onda, da dove  possibile individuare per tempo
l'apparizione di un mezzo in avvicinamento all'isola.
La visibilit potr essere scarsa, si potranno ripetere
violenti scrosci di pioggia, ma chi sar di guardia non dovr
mollare la posizione sin quando non vedr arrivare il
sostituto.
La mattina, in chiesa, tolto l'ingombro degli inginocchiatoi
e del confessionale, i corpi vengono allineati sul pavimento.
Cristina, chiusa in un silenzio che nessuno, tantomeno
Vanni, tenta di violare, passa da un corpo all'altro cercando
nelle vesti lacerate dai fendenti dei coltelli e dai colpi di
arma da fuoco i documenti d'identificazione.
L'anziano Mimmo ricorda l'esistenza di un deposito, alle
spalle del paese, dove l'autorit carceraria ... aveva stipato
sacchi confezionati per contenere i corpi di ergastolani
deceduti. Mai usati, dovrebbero essere ancora tutti l....
Altiero e Orlandini si incaricano di controllare e faticano
non poco a trovare la casupola, celata tra grovigli e cespugli.
Mettono fuori uso il malandato lucchetto della porta d'ingresso
dove, a ben guardare, una targa di latta, arrugginita
avrebbe dovuto vietare l'accesso "a estranei".
All'interno, nella penombra, si intravedono, ancora ben
impilati, i funerei sacchi. Con etichetta predisposta per apporre
il nome del carcerato da seppellire.
Continuando a stupire per la sua apparente freddezza,
Penser io all'attribuzione dell'identit di ognuno assicura
Cristina, appena anche i corpi che giacciono nella villa
verranno portati in chiesa.
Operazione che Vanni compie con riluttanti ma indispensabili
collaboratori.
Prima di sera, l'identificazione di tutti  compiuta e da
quel momento chi attraversa la piazzetta cerca di non lasciar
cadere lo sguardo sui battenti sbarrati della chiesa,
fino a quel momento sempre aperti.
Tutti si ritrovano l'indomani nella casa di Orlandini, dove un
fuoco di legna secca spande calore nella cucina. Qualcuno
siede attorno al tavolo, altri restano in piedi lungo le pareti.
Si parla con apprensione della mancata apparizione di
un mezzo tedesco. Eppure gi da quarantotto ore tacciono
gli impianti radio della postazione nell'isola.
Il curato interrompe voci e ipotesi: Occorre dare la precedenza
al problema delle salme. Non possono rimanere
insepolte.
Orlandini ha qualcosa da proporre: sino al sequestro del
suo fucile, trascorreva alcune ore, all'alba, andando a caccia.
Forse nessuno meglio di lui conosce l'interno meno battuto
dell'isola, e questo gli suggerisce dove si potrebbero
deporre i corpi allineati in chiesa. Soluzione non facile, la
sua, ma sembra l'unica possibile, non essendoci spazio nel
minuscolo cimitero. Suggerisce di trasportare i corpi nella
grotta dove ... un tempo si lavorava per cavare materiale
da costruzione. E dove i nostri nonni, nei mesi di luglio e
agosto, tenevano al fresco le scorte di vino ricorda. Lontana
dal paese, la cavit  seminascosta da sassi e sterpaglie.
Al suo interno la roccia impedir lo scavo di fosse per
seppellirli, i loro resti potranno essere coperti da pietre e
ghiaia. Verranno raccolti, prima o poi, da quelli che sbarcheranno
qui. Se non ci massacreranno ma crederanno alle
nostre parole e recupereranno i loro caduti. Oppure, se e
quando il mondo torner in pace, di loro s'occuper qualche
comando militare.
Vanni ascolta, anche se ignora tutto di quella grotta. A
concludere provvede don Tarcisio. D'accordo con Orlandini,
sentenzia sottovoce: Non vedo altre soluzioni.
Alle spalle del paese, la cava si apre oltre le pendici di
un'altura detta di San Rocco. Le pietre estratte erano state
utili per la costruzione di case e magazzini nell'Ottocento
ed erano state poi sostituite da mattoni e altro materiale edile
importato dalla costa. Il luogo torn momentaneamente
utile nel '32, quando venne costruita la banchina d'attracco
al porto. Da quei giorni fu abbandonata per sempre, e
ora  popolata dai conigli selvatici.
Sar difficile affrontare l'angusto canalone sino all'ingresso
della cavit, ma liberandolo almeno in parte dai
rovi... Di questa fatica si incaricheranno i pi giovani conclude
don Tarcisio.
L'indomani, ancora nessun mezzo germanico  giunto dalla
costa, ma ci si deve occupare del seppellimento. Sono gi
trascorse quaranta e pi ore dal massacro.
Tra gli anziani qualcuno ricorda il buio dell'anfratto ed
evoca remote superstizioni, ma lo sguardo severo di don
Tarcisio riesce a far tacere i contastorie e aiuta a superare
l'angoscia dell'operazione.
L'accesso alla cava si rivela molto difficoltoso. All'interno
poi, come previsto,  impossibile scavare fosse nell'incastro
dei sassi ormai compattati tra loro dal tempo e dal
fango. Dopo inutili tentativi con vanghe e zappe, si decide
di ricoprire i corpi composti nei sacchi, accumulando su di
loro quanto pi possibile di pietre e terra.
Intanto al falegname Altiero, disoccupato per mancanza
di materiale, il curato chiede di assemblare croci con pezzi
di legno raccolti nei boschi. Saranno poggiate sui resti delle
vittime. Accanto, bottiglie vuote e ben sigillate conterranno
il nome del morto come risulta dai documenti recuperati e
le note sull'incursione: giorno, ora e presumibile numero
degli attaccanti. Quest'ultima informazione viene dedotta
traducendola da Salvatore. Come sempre insonne, al momento
dello sbarco lui aveva scorto e contato gli aggressori.
Vi ringrazio d'avermi obbligata a restare seduta a questo
tavolo confessa Cristina a don Tarcisio appena la funerea
e difficile operazione si conclude. Non avrei avuto la forza
di veder sparire quei corpi sotto sassi e fango.
E poco dopo, fissando Vanni: Al dolore per questa strage
si  aggiunta una retrospettiva paura per te.
Eravamo tutt'e due nascosti nella stanza della...
No, parlo di un altro timore. Durante l'interminabile
sparatoria dell'altra notte, mi  parso di vedere il colpo
che al fronte ha raggiunto la tua gamba. Se fosse stato appena
poco pi in alto non ci saremmo mai pi incontrati.
Sebbene reduce da un fronte di guerra dove s'era combattuto
con violenza, Vanni non riesce a cancellare la paura di
quella notte. Quando erano stati strappati a un sonno profondo
dalle scariche di mitragliatori e dall'esplodere delle
bombe a mano.
Istanti fulminei ma interminabili, impressi nella sua memoria.
Non muoverti aveva ordinato a Cristina.
Cessati gli spari e dopo parecchi minuti di silenzio, s'erano
avvicinati alla fessura dell'unica finestra e di l non s'erano
mossi. Solo dopo diverso tempo lui aveva aperto uno spiraglio
della porta. La gamba ferita pareva non volergli ubbidire,
il dolore s'era sommato alla prudenza. E dopo i pochi
metri tra casa e banchina, percorsi con estrema lentezza e
guidati dalle grida di Salvatore, aveva scorto il prete a capo
chino, la mano benedicente accanto ai tre corpi senza vita.
Don Tarcisio pregava, le vecchie scarpe poggiate nella
pozza di sangue.
In Vanni e in alcuni isolani, nell'impegno di quelle ore,
riaffiora l'interrogativo sul ritardo di un mezzo tedesco.
Come mai non  ancora apparso?

Capitolo 25.

La paura di una rappresaglia cresce con angoscia peggiore
della fame.
Impetuosi colpi di vento sollevano veli di cenere l dove
la guarnigione si era installata. Vanni cerca di non volgere
lo sguardo alla villa diroccata. Quanto a Cristina, i timori
e le supposizioni che si susseguono sembrano provocare
in lei non pi di un "s" o di un "no". Nella sacrestia, aiutata
dal curato, riordina in silenzio ogni carta, ogni documento
recuperato.
Durante il giorno raggiunge Vanni a casa per mangiare
un boccone insieme, se  rimasto un pesce sull'amo gettato
in acqua nel primo mattino.
Scambiano poche parole, cercano di capire perch non
sia gi scattato un controllo dei tedeschi dopo il silenzio radio
della base nell'isola.
Vanni ha combattuto per pi di un anno accanto a loro,
sa come reagiscono a un agguato, a un colpo alle spalle.
"Perch" continua a domandarsi, "non sono ancora sbarcati
qui cercando di capire cosa sia accaduto?"
I giovani continuano a montare la guardia, l'occhio alle acque
tra isola e costa. Se un mezzo navale apparisse nella foschia,
l'allarme dovrebbe giungere in paese con la massima
celerit, in modo da consentire a tutti di essere in prima fila
al momento dello sbarco, pronti a raccontare la fulminea
incursione ... e spiegare il nostro silenzio ricordando l'inesistenza,
nell'isola, di radio e telefoni funzionanti.
Nel rincorrersi di ipotesi tra bestemmie e il fumo di sigari
di tiglio, condimento di ogni riunione, qualcuno insiste:
Avremmo dovuto essere noi a dar l'allarme in qualche
modo ai tedeschi sulla costa.
S, certo... con la campanella del signor curato? lo zittisce
uno dei presenti.
Interviene il sempre taciturno Amei: Un modo per farci
notare dalla costa ci sarebbe. Con la nafta avanzata nel
serbatoio del peschereccio potremmo accendere un gran
fuoco su una delle nostre cime. Qualcuno l'avvister e capir
trattarsi di un segnale.
La replica non si fa attendere.
Non sputare coglionate! esplode Grumelli, e subito
un altro aggiunge: Come si controlla un incendio con
una vegetazione secca e il vento forte? Se il fuoco dilaga,
addio case...
Su un punto, infine, tutti paiono d'accordo, almeno a parole:
non fuggire al momento del temuto sbarco.
Nasconderci sarebbe ammettere di essere colpevoli!
Tutti sulla banchina, all'arrivo dei militari, ripetendo subito
un'unica versione. Quella vera ricorda Vanni.
Mentre il gruppo si divide, Beppe Silenzi si avvicina a Vanni
e chiede di dargli ascolto per un momento.
Volentieri... dimmi.
Non so se ci riuscir, signor tenente, ma vorrei tentare
qualcosa...
A un'occhiata interrogativa Beppe non riesce a nascondere
una progressiva eccitazione.
Tra gli impianti radio sequestrati, io potrei mettermi
alla ricerca di elementi riutilizzabili. Selezionando alcune
carcasse accatastate dai tedeschi e anche colpite dalle raffiche
degli incursori, potrei avere la fortuna di trovare pezzi
non troppo danneggiati. Potrebbero fornirmi l'occorrente
per ricomporre un apparecchio funzionante.
E comunicare con la costa?
No, no! Le radio usate nelle nostre case non erano certo
trasformabili in trasmittenti! Se miracolosamente riuscissi a
mettere insieme qualcosa, si tratterebbe di un apparecchio
ricevente. Da sintonizzare su qualche radio della costa per
sentire le notizie.
Vanni, nei mesi al fronte, ha visto di quali acrobazie tecniche
siano capaci i radiotelegrafisti, soprattutto quelli italiani,
alle prese con attrezzature di vecchia data. Quindi
all'occhialuto RT d subito credito.
Bravo, val la pena di tentare. Posso aiutarti?
No, signor tenente. Per affrontare questo lavoro mi basta
la vostra approvazione.
Se ti riesce il recupero, potremo sapere cosa accade al
fronte. A che punto  questa maledetta guerra, quali sono
le zone occupate lungo la costa. E capire forse perch non
 ancora piombata qui una squadra tedesca.

Capitolo 26.

Cala la sera. Cristina attraversa la piazza ed entra nella
stanza della perpetua. Don Tarcisio la segue con lo sguardo
mentre apre il portoncino. Sa che il tenente Vanni  altrove,
nella dpendance della villa, ma da un po' di tempo
nutre qualche sospetto su quei due.
Quel pensiero ogni tanto lo distoglie dalla paura della
rappresaglia.
Poco prima, concluso il lavoro in sagrestia, Cristina gli
ha consegnato due pacchi di carte ben ordinati, con i documenti
raccolti sulla guarnigione tedesca. Lui le  stato vicino
in quei giorni cos angosciosi e l'ha vista quotidianamente
salire da Vanni all'ora di pranzo. Nulla di male in questo,
ma prima di quei giorni tempestosi gli era parso di notare
sguardi affettuosi tra loro. I due giovani per avevano pi
volte ripetuto di conoscersi da molto tempo.
Don Tarcisio, pur non avendogli dato gran peso, non era
riuscito a cancellare dalla mente quel dubbio. Come ora, al
saluto della "buonanotte" rivoltogli da Cristina.
Varcato l'ingresso di casa, come tutte le sere in questo interminabile
e gelido inverno, il vecchio prete per si preoccupa
di tutt'altro. Come per esempio affrontare la temperatura
glaciale della stanza da letto. Si toglie di dosso solo
il soprabito e la veste talare; il maglione di lana e le altrettanto
pesanti mutande li tiene per infilarsi rapido sotto le
coperte. Vince il brivido di freddo, socchiude gli occhi e,
prima d'abbandonarsi a un sonno capace di cancellare incertezze
e angosce, prega Iddio perch l'isola e la sua gente
siano preservati da altre violenze.
Gi dorme, quando sul tetto echeggia lo scroscio dell'ennesimo
acquazzone. Il maltempo ha ripreso a imperversare.
Poco dopo, nel buio e sotto la pioggia, Vanni, avvolto nel
giaccone impermeabile con relativo cappuccio, attraversa il
paese. Evita il piazzale, si muove alle spalle delle case sino
alla porta, che si apre appena la sfiora con le nocche. Dentro,
liberandosi della mantella gocciolante, intravede Cristina
nell'incerta luce d'una candela poggiata a terra.
Come sempre lei porta un dito alle labbra e uno alla parete
di fondo. Attento ai rumori sussurra. Da qualche
giorno ho notato gli sguardi sospettosi del curato.
Sul letto, il tempo di un primo interminabile abbraccio,
poi i due si rialzano, sanno come si comporta la vecchia testata
traballante di quel letto. Ripeterebbe il consueto cigolio
segnalando d'essere sul punto di cedere, ma anche questa
sera loro trascinano a terra materasso e coperte. Silenziosi
riescono a dimenticare il freddo e fors'anche i timori.
Svanita la luce della candela e trascorso un tempo difficile
da misurare,  di Vanni il primo sussurro.
Sei sempre una meravigliosa furia.
Taci e regalami un'altra riserva di calore prima di tornare
alla tua tana.
Nei sempre eguali e sempre diversi momenti trascorsi insieme
su quel materasso a terra, Cristina sembra tornare se
stessa. Vanni, per, sa che l'indomani nei suoi occhi continuer
a leggere sgomento e paura. E pu solo sperare che il
tempo cancelli il ricordo degli attimi orribili appena vissuti.
Vorrebbe imprecare, rabbioso, contro il vento che riesce a
passare tra le fessure della porta e delle finestre, ma si trattiene.
Deve a quella forza il ruotare delle pale dell'impianto
che in casa alimenta la stufa.
Quel regolare, ininterrotto cigolio lo aiuta inoltre a
prendere sonno. Non  facile, gli aerei hanno ripreso i voli.
Il rombo dei loro motori si ripete pi volte, le squadriglie sono
sempre pi numerose. A questo proposito, Orlandini si rivolge
a lui quando ancora una volta si trovano uno accanto
all'altro in fila alla fontana.
Io sono cristiano e forse bestemmio nel ringraziare il
cielo per le bombe mollate sui porti della costa. Sono sicuro
che adesso da l non partir pi nessuno.
Comunque non dobbiamo smettere di vigilare. Se, malgrado
le incursioni, un mezzo navale armato dai tedeschi
ci coglie di sorpresa ripete Vanni e noi non riusciamo a
spiegare in fretta quant' accaduto, potrebbe scattare la
rappresaglia. Dopo il successo ottenuto dal loro impianto
antiaereo, ora saranno inferociti per le nuove grandinate
di bombe.
Forse altri centri d'intercettazione hanno fatto la stessa
fine...
... e tanti saluti alla speranza di sconfiggere l'armata
aerea degli angloamericani conclude Vanni, ricordando
le fantasticherie del povero Lutz.
Trascorsa un'altra settimana, i vigilanti piazzati sull'altura
di Punta dell'Onda, per il perdurare del maltempo e per la
diminuita paura in paese, diradano i turni di sorveglianza.
In ogni casa sono state intanto terminate le ultime riserve
di fiammiferi. Di mese in mese, di giorno in giorno, avevano
cercato di risparmiarli. In un primo momento le riserve
erano parse sufficienti, ma sin dalle prime settimane del
'43 erano state messe in conto possibili difficolt nei rifornimenti
e avevano tutti accumulato scorte su scorte; esaurite,
per, nel prolungarsi dell'isolamento.
Gli ultimi zolfanelli avevano brillato nelle cucine pi o
meno allo stesso tempo dei cerini rimasti nelle tasche dei fumatori.
Mancando gli uni e gli altri, sarebbe stato impossibile
accendere il fuoco dei camini e delle cucine se non fosse
intervenuto Gaddo, il pi giovane nipote di Altiero. Sua
la brillante idea di utilizzare gli occhiali del nonno e, con
i raggi solari catturati da quelle lenti, appiccare il fuoco a
un foglio di carta. Tutti hanno presto ripetuto l'operazione
e fiamme "a mezzo occhiali" da quel momento accendono
nelle cucine foglie e sterpi secchi, permettendo di cuocere
il pesce pescato.
Nella tana di Vanni, la situazione  diversa. La pala eolica
non alimenta solo la stufa e le lampadine ma accende anche
le spirali del fornelletto dove cuociono saraghi, muggini
o musdele, sempre che un esemplare sia finito sull'amo.

Capitolo 27.

Una mano bussa con forza alla porta di Vanni. Appena il
tempo di aprirla e, ancora una volta, una voce squillante
lo investe. Irruzione tipica di Cristina, oggi per adottata
da un altro visitatore.
Gocciolante di pioggia, il radiotelegrafista Beppe Silenzi
sta per scattare con un saluto militare ma si ferma a tempo,
mormorando: Buongiorno, signor tenente....
Entra, chiudi l'uscio e pensa alla temperatura quasi sottozero
di questo tempaccio...
Mentre conclude la raccomandazione, l'altro fa un passo
avanti e gli stringe un braccio.
Ci sono riuscito!... Anzi, ci siamo riusciti, perch ho potuto
contare sull'aiuto dell'intera famiglia. Loro hanno pedalato,
la dinamo ha girato e dall'accrocco messo insieme
dalla mia testarda pazienza adesso giungono segni di vita.
Bravo! Ero sicuro che ce l'avresti fatta...
La radiolina funziona, contrariamente allo scetticismo
di Ines, mia moglie. E s'accontenta per di pi di poca energia
per gracchiare... la radio, voglio dire. Non Ines.
Se Vanni, da incallito ma sempre perdente giocatore,
avesse puntato sull'esito positivo dell'improbabile operazione
di recupero, questa volta avrebbe finalmente vinto
una scommessa. Il poter disporre di una radio funzionante
 un successo.
Dietro gli occhiali del radiotelegrafista brillano gli occhi,
mentre il "signor tenente" ripete i complimenti. E aggiunge
una proposta operativa.
Adesso installiamo qui, nella mia tana, il rottame miracolato.
Approfittiamo del fatto che gli incursori sbarcati
non si sono accorti dell'impianto eolico e hanno lasciato
che le pale continuassero a fornire energia. Poca, certo, ma
sufficiente per far funzionare la tua radio, senza costringere
nessuno a faticare.
Io, per...
Lasciami finire! Montando qui l'apparecchio, ai tuoi genitori
e a tua moglie eviterai la fatica di pedalare. E noi...
Perdoni se di nuovo la interrompo, tenente. Il problema
sono proprio loro.
Loro chi?
I miei genitori e mia moglie. Contenti perch la radio
funziona, hanno imparato come trovare trasmissioni di musica
e canzoni. Le stazioni militari di amici e nemici ne inondano
l'etere. I miei s'addolorerebbero assai se...
Dopo qualche istante di perplessit, Vanni allarga le braccia.
Ho capito, Beppe. Con le canzoni non combatto e non
insisto. A caccia di notizie verr io a casa tua.
Di sera, tenente. L'ascolto  migliore.
D'accordo. Appena cala il buio mi presenter...
Poi, come parlasse a se stesso, aggiunge: Dai vari notiziari,
forse si potr capire cosa sta accadendo al fronte.
Dall'apparecchio ricostruito, voci captate a sprazzi parlano
da stazioni diverse "di vittoriosa avanzata nell'Appennino".
E di "una testa di ponte ad Anzio, non lontana da
Roma". Una stazione radio del Nord, in altro tono, si limita
all'accenno di "riuscita ritirata strategica".
Rumori fruscianti, sovrastati da suoni stridenti, non turbano
il flemmatico radiotelegrafista. N si lamenta Vanni
se voci italiane, inglesi, a volte tedesche e altre indecifrabili
si intercalano, costringendo Beppe a vere acrobazie con
la manopola del sintonizzatore. Riesce a captare anche brani
di trasmissioni dalle zone occupate dagli Alleati e i roboanti
annunci del "Giornale Radio" della Repubblica di
Mussolini. Da una stazione che si autoidentifica "Roma Libera"
si fatica a comprendere, per interferenze e continui
silenzi, da che parte sia schierata.
Di quell'apparecchio resuscitato tutti parlano, in paese.
Don Tarcisio, affacciatosi due volte all'uscio di casa Silenzi,
confuso dai ronzii e dalla babele di lingue, non riesce a capire
molto e spesso, il giorno dopo, chiede informazioni sugli
ascolti. Dimostrando peraltro scarso interesse alle voci perch,
secondo Cristina ... pi che sentire notizie, osserva con
attenzione quanto io sia vicina al tenente dalla barba rossa.
A proposito di quella massa di peli sempre pi arruffati,
l'unica superstite lametta del rasoio di Vanni, dopo avergli
causato graffi e tagli, da tempo  stata gettata e lui ha
deciso di lasciarsela crescere, facendola spuntare ogni tanto
pazientemente da Cristina.
Le novit ascoltate alla radio provocano pareri e discussioni
sul mondo in guerra. Chiacchiere alimentate ogni
mattina alla fontana da un riassunto delle notizie riferite
da Beppe. E di volta in volta interpretate con ottimismo o
con pessimismo.
Negli ascolti serali, Vanni cerca di non lasciarsi suggestionare
dalla propaganda. Difficile stabilire dove le forze
americane e inglesi si siano attestate, se e dove continuino
ad avanzare. Oppure se i loro avversari riescano ancora a
bloccarle, tra valli e cime dell'Appennino.
Forse proprio quell'impegno difensivo dei tedeschi provoca
l'annullamento di operazioni nelle retrovie. Tra le tante,
anche il blitz all'isola per far luce sul silenzio del colonnello
von Middendorf e dei suoi uomini.
Con il trascorrere dei giorni dall'incursione notturna,
malgrado le raccomandazioni di Vanni, gli isolani finiscono
per ritenere superato il pericolo d'un ritorno dei tedeschi
e di una loro rappresaglia.
I pi, approfittando della fine d'una interminabile settimana
di pioggia, ricominciano a trascorrere le ore sulle
scogliere a pesca. Momenti tranquilli di giorno ma di notte
turbati dal sorvolo delle squadriglie aeree.
"La rivincita dei tedeschi, davanti a simile potenza, non
aveva possibilit di avverarsi" ripete Vanni tra s, ricordando
le ottimistiche ipotesi di Lutz. "Lui e il suo colonnello
sono morti nell'illusione di un rovesciamento della situazione.
Non avrebbero pi speranze, adesso."
Si sovrappongono e contraddicono le discussioni degli isolani
sul futuro.
Le loro donne, invece, se non tutte quasi la totalit, passano
il tempo intrecciando chiacchiere. Tema di questi sussurri
 il rapporto tra Cristina e Vanni. Non solo pettegolezzi
ma anche acide battute ad alta voce.
Doveva inevitabilmente accadere: i due sono estranei alle
tradizioni di una societ patriarcale confinata nel limitato
spazio d'una piccola isola. Vero che padri, mariti, fratelli
di queste donne conoscono gi l'incrinatura di molte regole,
lavorano in citt e hanno assorbito parte delle trasformazioni
che stanno contagiando le abitudini della loro societ.
Elementi positivi avvelenati da ancestrali pregiudizi,
tra i quali il piacere sottile ma dirompente della maldicenza.
Un contagio tra donne giovani e anziane dell'isola, dove i
due estranei sono osservati con curiosit mista a sospetto.
Ad alimentare definitivamente le malignit era stata l'iniziativa
"di quella ragazza" di cambiare alloggio. Dalla villa
tra i militari alla casa del curato.
Don Tarcisio, riconoscente per l'aiuto di Cristina nelle
trattative tra tedeschi e paesani, non era mai stato nemmeno
sfiorato da pensieri negativi su quella coppia, anche se
Tilde, moglie dell'ex tabaccaio, aveva definito Vanni e Cristina
"stranieri". Altre voci rimbalzate poi alle orecchie del
reverendo avevano per rilevato che, grazie all'esser andata
a dormire nella casa del curato, lei si era salvata la vita.
In un primo momento n a Cristina n a Vanni quelle voci
giungono all'orecchio, sicch non reagiscono cambiando le
loro abitudini quotidiane. Lei continua le camminate lungo
i sentieri dell'isola, lui nelle acque antistanti il porto si
preoccupa di pescare una cena per due.
Entrambi sono convinti di sottolineare, agli occhi altrui,
l'indifferenza reciproca. Non  poi tanto difficile, Cristina
resta ancora chiusa in se stessa e Vanni vuole rispettare
quell'autoesilio. La necessit di condividere con lei ipotesi,
progetti, paure e speranze viene soddisfatta laconicamente
nei loro incontri notturni, ma lui sa di dover lasciar
tempo al tempo.
Gli ascolti alla radio, e relative interferenze di voci incomprensibili,
si ripetono nelle ore serali trascorse accanto all'apparecchio,
resuscitato ma balbettante.
 un miracolo, signor tenente, captare qualcosa di comprensibile
da questo accrocco. Di conseguenza...
Di conseguenza se testardamente tu continui a chiamarmi
"signor tenente" e non con il mio nome, ti tolgo il saluto.
Minaccia gi espressa, ma senza risultato.

Capitolo 28.

L'isola emerge con lentezza dall'inverno. Dopo settimane
trascorse barricandosi nelle case per i venti gelidi e centellinando
le riserve per sopravvivere, gli abitanti ora possono
rincuorarsi.
Anche Vanni e Cristina, dopo la gara di resistenza al freddo
e alla pioggia, si sentono rinascere nel cambio di stagione
e prendono a godere pienamente delle giornate di sole.
Invariate le sedute d'ascolto accanto alla radio. Voci dal
fronte italiano lasciano intuire un arretramento delle linee
difensive tedesche, mentre le forze angloamericane sono
impegnate a congiungersi con altre sbarcate nel porto di
Anzio e di l avanzare verso Roma.
Don Tarcisio chiede notizie a Beppe e trasale appena sente
nominare Roma. Il Papa  in pericolo... la Citt Santa
sar occupata? chiede allarmato.
Vanni tenta di tranquillizzarlo. Reverendo, forse sarebbe
meglio dire "liberata".
Ges santissimo! Le sue chiese rischiano di venir distrutte
come l'Abbazia di Montecassino. Occorre pregare perch
simili bestemmie non si ripetano e Sua Santit sia salvo.
Cristina, nell'udirlo, tace ma poco dopo commenta: A
stupirmi non  la preoccupazione di un prete per il Papa
ma il fatto che abbia totalmente dimenticato la minaccia di
una rappresaglia pendente su tutti noi. I tedeschi sono ancora
padroni di mezza Italia.
Qualcuno sembra anzi trarre vantaggio da quant' accaduto.
Silenzi indica con un gesto del capo la collina sovrastante
il paese. Si intravedono visitatori tra i resti di Villa Amaryllis.
Ancora salda, se osservata da lontano, basta per avvicinarsi
per rendersi conto in quali condizioni sia ridotta
e viene facile pensare come si possa approfittare di quant'
accaduto per frugare tra le rovine.
Era gi accaduto, a Vanni, di dover dominare uno scatto
di rabbia incrociando un paesano con sottobraccio i resti
anneriti di due pentole e un paio di bicchieri. Passando,
in un'altra occasione, vicino al cancello della villa, aveva
scorto una donna varcarlo con qualcosa tra le mani, e lo
aveva anche salutato con un cenno del capo, aggiungendo:
Si consoli, signor Vanni. Il fuoco non ha distrutto il piano
sotto il giardino.
Grazie, Teresa aveva risposto lui, ripromettendosi di
gettare un'occhiata nei locali dove l'imponente carico di libri
era stato trasferito dalla casa in citt.
Un'improvvisa ed ennesima agitazione dei paesani non si
manifesta per un altro pericolo ma, al contrario, per una
sorpresa definita dalle devote donne del paese "una sorta
di miracolo". E non a torto.
Dopo anni si  ripetuto il veloce, turbinoso passaggio
sottocosta di bianchetti appena sgusciati, a migliaia, dalle
uova disseminate lungo le rive.
Guizzano tra bassofondo e superficie, una migrazione lucente
sulla quale alcuni isolani si precipitano con brandelli
di reti, altri con lenzuola, arrangiandosi come possono.
Fenomeno tipico della stagione di mezzo commenta
Sabatini,  gi avvenuto lungo queste rive una decina
d'anni fa.
A centinaia, le piccole prede portate a riva verranno bollite,
cos da far durare la riserva per parecchi giorni.
Mentre i paesani corrono dalla riva alle case e viceversa,
tra grida e richiami, il volo d'uno stormo di colombacci
giunti da sud contribuisce a confermare il cambio di stagione.
E per questo la generosit del mare offre, nei giorni
successivi, altri doni. Spariti i bianchetti verso l'alto fondo,
lungo la costa comincia a riprendere il guizzare di saraghi,
musdele, cefali e ombrine. Pietanze a cui s'aggiungono erbe
commestibili, come i primi germogli di erba maga e di draba
primaverile, come Cristina definisce i ciuffi verdi sparsi
tra le pietraie dell'isola.
Oggi mi sono trovata sotto il naso anche un ciuffo di
Erophila verna...
Con il bel tempo crescono anche le mie cognizioni botaniche
commenta Vanni, riuscendo finalmente a strapparle
un accenno di sorriso.
Il resuscitato apparecchio radio ogni pomeriggio continua
a venir utilizzato dalla famiglia di Beppe. Sudano a turno
padre, madre e moglie. A volte un volontario ai pedali
si unisce al gruppo. Ascoltano musica e canzoni da varie
stazioni. I Comandi di ogni bandiera sollecitano quel
genere di trasmissioni, considerandole un prezioso analgesico
per le truppe.
A sera, con la famiglia stanca e non disponibile a proseguire
l'alimentazione della dinamo, si impegnano Vanni e
Cristina, a volte anche Orlandini e Amei, i due paesani pi
interessati alle notizie. Insieme faticano nella speranza di
cogliere briciole di verit tra informazioni sempre pi "di
parte", coperte dai continui, rumorosi disturbi orchestrati
dai nemici.
Fanno il possibile per rompersi i coglioni a vicenda!
ripete Beppe. Oltre a condannarci all'ascolto di tante false
notizie...
Voci dal Sud che si autodefiniscono "libere" non riescono
a nascondere un calo dell'euforia di marzo. Nei notiziari
da parte avversa trasmessi dal Nord, echeggiano e si moltiplicano
i toni di sfida.
Per gli isolani in questo periodo sono altre le attivit interessanti,
come il controllo dei frutti ancora non del tutto
maturi e delle verdure negli orti accanto alle case.
Un gruppo di giovani accende la curiosit, ma anche i dubbi,
con il proposito di recuperare un'imbarcazione, la meno
danneggiata tra quelle sequestrate dai tedeschi e mitragliate
in seguito dagli incursori. Se ne incaricano quattro intraprendenti
ragazzi guidati dal taciturno Pasquale Ghedessa,
che vanta ricordi di lavoro nei cantieri in Liguria. Seguendo
i suoi consigli, gli improvvisati carpentieri intendono
non solo rimettere a mare un natante a remi, ma attrezzarlo
anche con una piccola vela, cos da gettare una rete nei
punti particolarmente pescosi per la verticalit della costa.
Finalmente proclama uno di loro avremo da mangiare
qualcosa di pi dei pesciolini pescati finora vicino al porto.
Con il tempo migliorato, Dio v'aiuter auspica il curato,
affidando a brandelli di reti rimessi pazientemente
assieme la speranza di qualche razione per la sua mensa.
Pareri e consigli rimbalzano su chi s'affanna in quel lavoro,
non solo faticoso ma di esito incerto per mancanza di
esperienza e di strumenti adatti.
Con la barca rimessa a nuovo potrete tentare di raggiungere
la costa e chiedere soccorsi suggerisce Grumelli.
I porti non sono tanto lontani aggiunge Rinaldi.
Dipender dalla tenuta dello scafo e dal vento s'affretta
a precisare uno dei carpentieri improvvisati.
Andare alla costa? chiede a gran voce Erminio, un
paesano polemico. Meglio restare qui vicino, l cascano
bombe su bombe, giorno e notte.
E non si riesce a capire chi sia il padrone, adesso... mormora
Orlandini appena uscito dalla casa di Beppe, dove ha
cercato d'interpretare qualcosa da vari notiziari.
Laggi si sta certamente molto peggio di qui conclude
Silenzi.
Tra chiacchiere e discussioni, il parere di Sabatini  nettamente
pessimista riguardo all'ipotesi di raggiungere la costa
con la barca ricostruita. Lui non ha dubbi.
Signor Vanni, i miei paesani non sanno come si naviga,
non tenteranno la traversata verso la costa, anche per scarsa
fiducia nell'imbarcazione: dopo i colpi incassati occorrevano
carpentieri esperti per rimetterla a posto.
Come abitanti di un'isola in qualche maniera dovrebbero
riuscire a cavarsela.
No, signor Vanni. Qui conoscono poco o nulla le barche
da usare in mare aperto. Per non parlare di reti. Ogni famiglia
vanta grandi pescatori, ma riferendosi a tempi passati.
Gi i padri dei miei compaesani avevano da tempo preferito
mollare il mestiere, faticoso e pericoloso, dell'andar
per mare. Da qui erano partiti per cercar lavoro nelle citt
della costa, muratori nei cantieri o impiegati comunali. Le
generazioni successive hanno poi intuito di poter fare altri
soldi, oltre allo stipendio in citt, proponendo l'isola come
luogo di vacanza. Venne aperta una pensione e una trattoria
dove il "pesce fresco" era offerto ai villeggianti. Ma arrivava
dai mercati della costa...
Le preoccupazioni sulla rimessa in funzione della barca non
tardano a trasparire dagli sguardi di coloro che se ne intendono
e osservano l'andamento del lavoro.
Un aborto! esclama Mimmo, senz'altro pessimista, ma
a ragione.
Poco dopo la calata nello specchio del porto, la barca
"ricostruita" comincia a imbarcare acqua. Gli improvvisati
carpentieri avevano chiesto la benedizione del natante,
ma ora mandano qualcuno dal curato per raccomandargli
... di non disturbarsi, per il momento....
La barca  ritirata a terra.
Non mi sono sorpreso del contrordine commenta don
Tarcisio, ripetendo il parere di Orlandini. I miei parrocchiani
hanno poco o nulla a che fare con le acque attorno
all'isola, nati come sono da famiglie da tempo trasferitesi
in terraferma. Come passeggero sui postali a volte m' capitato
di notare quanti isolani, ormai cittadini, soffrono il
mal di mare!

Capitolo 29.

Nella luce del tardo mattino, con il bottino di due saraghi
finiti all'amo, Vanni torna a casa. Varcato l'uscio, lo accoglie
uno squillante Buongiorno!.
Cristina, in piedi accanto all'unico armadio della tana,
stringe tra le braccia magliette, calze e mutande di Vanni.
Riordino e divido il tuo guardaroba annuncia.
Per la prima volta dal giorno della strage, il suo volto 
sorridente.
Un istante e Vanni risponde con un bacio interminabile.
Interrotto da un secondo e pi importante annuncio.
Mi stabilisco definitivamente qui, se sei d'accordo.
Certo, ma metti in conto che staremo stretti ride lui.
S, molto stretti. Finiranno per le mie ore di solitudine
nello squallore di quella stanza. Continuavo a rodermi
l'anima e mi sono ribellata.
L'esilio su quest'isola prima o poi finir! Qualcuno vorr
imporre la pace, e ci sar chi dar un'occhiata da queste
parti. Noi allora torneremo nel mondo civile, sotto lo stesso
tetto, se vorrai. La sorpresa di oggi  un magnifico antefatto.
Indica la biancheria finita a terra. Raccolgo il mio
modesto guardaroba, poi continueremo a festeggiare il trasloco
con raddoppiato entusiasmo. Odio le coabitazioni,
ma tu rappresenterai la pi straordinaria delle eccezioni.
Eccezione, a me non l'aveva detto ancora nessuno...
E nessuno ti aveva messo in guardia contro il pericolo
di stabilirti nella stanza d'uno scapolo...
Esperienza apprezzabile, spero.
Parole e sguardi persi tra i cuscini del letto, dove, dopo
un tempo indefinibile, i due, sfiniti, giacciono immobili.
Dalla mano di Vanni stretta nella sua, Cristina d'un tratto
si libera. Si alza, s'infila la camicetta strappata di dosso
quando con Vanni s' gettata sul letto.
Il volto si  fatto serio, lei parla lentamente e senza alzare
il tono. Pi o meno all'alba di oggi uscivo dalla stanza della
perpetua, ancora una volta con il vaso da notte in mano.
Lo sai, niente gabinetto accanto a quel locale, la vecchietta
che l'abitava dedicava il suo quotidiano contributo intestinale
alla concimazione dell'orto. Ho dovuto adeguarmi, in
queste settimane. Ma  stata dura, te l'assicuro. Tace un
istante, poi in tono sempre distaccato riprende. Il curato
 uscito dalla sua porta proprio mentre io varcavo la mia
con il vaso in mano. Lui forse non s' sorpreso pi di tanto,
conoscendo condizioni e abitudini di chi gli era vissuto
accanto. Agitata dalla vergogna, borbottando un Buongiorno
io ho adempiuto alle operazioni del caso e sono
tornata nella mia stanza, l'ho rimessa in ordine, vaso da
notte incluso, ho raccolto le poche cose che ho, e ora eccomi
qua definitivamente, accolta con benevola ospitalit...
Anche se staremo stretti, questo a me sta molto, molto
bene. Nulla meglio della gioia di vederti sorridere risponde
Vanni
"E felicemente tornata te stessa" vorrebbe aggiungere. Ma
forse questa  una constatazione da festeggiare pi avanti.
La presenza, non pi momentanea e fugace, di Cristina in
quella casa per Vanni significa volont di radicamento e
inizio di un rapporto diverso.
Non si preoccupano i due di quanto quel trasloco possa
moltiplicare voci e pettegolezzi in una comunit dai radicati
pregiudizi, n li preoccupa la reazione del curato, dimenticando
che tra don Tarcisio e gli isolani, bestemmie
a parte, esiste un rapporto stretto. Per lui, come per tutti i
preti, i peccati debbono essere consumati in silenzio, non
alla luce del sole.
Le voci in paese in pochi giorni crescono, i sussurri su
quell'unione "di fatto" diventano il ronzio di un agitato
vespaio.
Quel convivere di due giovani non sposati sotto lo stesso
tetto e la stessa coperta ...  una vergogna sentenzia la
moglie di Orlandini, e la frase rimbalza in altre case, con il
conseguente coinvolgimento dei mariti.
I malevoli mormorii vengono momentaneamente sospesi
per la sorpresa, o meglio l'allarme provocato dall'echeggiare
improvviso d'un roco suono di sirena.
A filo dell'orizzonte, confusa tra veli di foschia,  apparsa
l'ombra d'una nave, svanita dopo aver suscitato una ridda
di supposizioni. Per alcuni si tratta della sagoma d'un
mercantile; altri vi hanno riconosciuto il profilo di un mezzo
militare.
 fuori rotta oppure si dirige verso l'isola? L'interrogativo
alimenta pareri discordi, speranze e paure.
Con la scarsa visibilit, chi era al timone non ha azzardato
la manovra per imbucare un porto angusto come il nostro.
Non ripeter quel tentativo.
Pi tardi la foschia se ne andr e prover di nuovo a dirigersi
verso di noi.
Opinioni destinate a finire nel nulla.
La plumbea giornata termina fra nubi sempre pi fitte e
l'indomani quell'ombra non riappare. Successivi acquazzoni,
ripetutisi con violenza, cancellano ogni residua visibilit
e spengono ogni ipotesi. Allo stesso tempo il rassicurante
rabbocco delle cisterne dell'acqua nelle case rallegra
tutti. A eccezione di Beppe.
La pioggia, infatti, ha provocato nei suoi impianti dei seri
contatti; di conseguenza la radio, faticosamente rimessa in
funzione, tace. Secondo lui occorrer l'impegno di due giorni
prima di ripristinare l'ascolto.
E quando finalmente riprende a funzionare,  un coro di
voci eccitate: stazioni radio degli Alleati nell'Italia del Sud
annunciano il ritiro dell'esercito tedesco da Roma e l'ipotesi
di una svolta conclusiva del conflitto.
La notizia "gli Alleati sono entrati a Roma" coinvolge
tutti gli isolani. Diverse le reazioni di casa in casa, a seconda
delle vaghe opinioni politiche e anche della pi o meno
convinta fede religiosa. Per qualcuno  la notizia di una "liberazione",
per altri di una nuova "occupazione".
Don Tarcisio mormora: Povero Papa! immaginando il
Vaticano e San Pietro coinvolti nell'infuriare di combattimenti
e il Santo Padre sofferente nel vedere luoghi sacri invasi
da chiss quali miscredenti.
Vanni gli ripete pi volte, per rassicurarlo, di come le
truppe tedesche abbiano abbandonato Roma senza combattere.
Chiese e cupole non hanno rischiato pericoli e Sua
Santit gode ottima salute. Non solo, ma secondo quanto
comunica Radio Bari, Pio XII ha ricevuto nel suo palazzo
alti ufficiali delle forze alleate.

Capitolo 30.

La liberazione di Roma si somma per Vanni alla gioia di
giorni vissuti accanto a Cristina, ritornata se stessa. La decisione
di condividere un tetto, un letto e un futuro forse
prossimo sembrano aver contribuito a riportarla allo stato
d'animo di sempre.
Vivere insieme... come desideravamo da un pezzo!
E meno male che ho preso io l'iniziativa. Se aspettavo
te, sarei ancora una malinconica inquilina della casa
parrocchiale.
Di quel trasloco continuano a spettegolare solo alcune
donne, ma adesso, nelle case e alla fontana, l'argomento
 soprattutto Roma, la sua liberazione. Molti immaginano
ormai prossima la fine dei combattimenti in Italia. Le radio
delle emittenti alleate ripetono: "I tedeschi stanno abbandonando
il centro Italia, inglesi e americani proseguono la
loro avanzata,  la lotta per la libert".
Noi invece siamo qui incatenati scherza Cristina stringendosi
a Vanni.
La fiducia nella vita, radicata nel pi profondo del suo essere,
riaffiora negli sguardi e nei suoi abbracci improvvisi.
La guerra, la carriera militare, l'essere stato ferito in Africa e
salvato, l'aver vissuto i momenti pi drammatici dell'isola,
hanno insegnato sempre meglio a Vanni a misurare eventi
e persone, ma soprattutto a non reagire d'impulso e a valutare
i pr e i contro prima di aprir bocca.
Cristina ha compreso quella metamorfosi prima e meglio
di lui.
L'arruffata barba rossa, sempre pi fitta sul tuo volto,
non mi fa paura, anzi mi tranquillizza. Sembri imparentato
con i filosofi dell'antichit.
Bene, questo mi permette di perfezionare con saggezza
progetti molto seri sul nostro futuro.
Per ora l'ottimismo  aiutato dalle trasmissioni che giungono
da una radio di Roma liberata.
Si ripetono, oltre alle notizie politiche e militari, anche
quelle sul pontefice e sul susseguirsi dei suoi incontri con
alti ufficiali alleati. Anche per questo don Tarcisio diventa
un sempre pi assiduo fruitore del divanetto troneggiante
accanto all'apparecchio radio. Siede accanto a Cristina e
con lei commenta le informazioni appena udite, a quanto
pare del tutto dimentico dello "scandalo" di cui lei e Vanni
sarebbero responsabili.

Capitolo 31.

I giovani pescatori, armati di arpioni a tre punte, si accingono
a una battuta. Sono riusciti a ricavare quell'arma martellando
a lungo per raddrizzare i denti dei forconi da erba,
inutilizzati da chiss quanto tempo. L'intenzione  di servirsene
"... per catturare una balena, se capitasse a tiro".
Questo annunciano a gran voce incontrando Cristina e
pregandola, dopo averla affettuosamente salutata, di convincere
"il signor Vanni" a unirsi a loro per arricchire la
quotidiana colazione, non solo con il contorno di appetitose
erbe "raccolte andando a spasso".
Preziose non soltanto per la cena ribatte subito Cristina,
aggiungendo: ... ma anche per chi ancora non guarisce
dalla tosse.
Il suo animo affiora a ogni incontro con i paesani, lei saluta
sempre, sia o no amichevole l'atteggiamento dall'altra
parte. Non saranno le chiacchiere o le occhiate malevole
a impedirmi di portare conforto a chi sta male ripete.
Ti accompagno propone Vanni quando la vede uscire
di casa per dirigersi in paese, tra le mani la brocca colma
dello sciroppo da lei preparato.
Se incontri di nuovo dei paesani maleducati non...
... non li mander a quel paese. Affider la risposta a un
saluto accompagnato da un'occhiata del tipo a te ben noto.
La inalberavo quando noi due si litigava stupidamente ma
furiosamente.
In attesa dei ritorni di Cristina, Vanni si massaggia la cicatrice
della gamba.  tornata a farsi sentire con il mutare
della stagione. Al lieve dolore s'accompagnano progetti sul
futuro di entrambi, proiettandoli a quando l'isola emerger
dall'isolamento.
Aiuta l'ottimismo il definitivo cambio di stagione.
... Quest'anno in gran ritardo continua a ripetere Mimmo,
il meteorologo, una volta tanto azzeccandoci.
L'isola sta mutando, al verde rigoglioso s'aggiungono,
giorno dopo giorno, i fiori selvatici e i colori della frutta.
Come tutti, Vanni osserva il dorso della collina dove, nel
frutteto attorno alla villa, ciliegi, meli, peri, fichi stanno maturando.
Alberi messi a dimora da suo padre, su consiglio
di un esperto venuto da un vivaio di Pistoia. Ma anche i
paesani, nelle corti alle spalle delle loro case, godranno dei
doni offerti dalla previdenza di nonni e bisnonni.
In un luminoso albeggiare, seguito ad altri non meno sereni
e tiepidi, l'ex RT Silenzi Beppe si conferma preda del
vizio di presentarsi a ore impossibili al "signor tenente"
Vanni, giustificandosi, una volta di pi, come latore di una
importante notizia. In questo caso, esser riuscito a collegare
la prima antenna del suo impianto a una seconda, recuperata
tra i resti delle attrezzature usate dai tedeschi. Con
questa operazione di restauro, l'apparecchio offre, adesso,
l'ascolto di pi stazioni.
Se l'annuncio non smuove Cristina, basta a Vanni per
lasciare il letto e seguire Beppe; e con lui piazzarsi davanti
alla radio.
In quell'ora antelucana nessuno aiuta alla pedaliera, ma
lui  pronto ad alimentare l'apparecchio pur di udire notizie
e cercare di capire quanto tempo ancora manca a una
definitiva ritirata dell'esercito tedesco dall'Italia centrale.
Con il conseguente ripristino delle comunicazioni tra isole
e porti sulla costa.
Il risultato dell'ascolto  per ancora una volta deludente.
Da quanto comprende, gli Alleati superata Roma sembrano
muoversi lentamente. Per di pi le numerose voci di
emittenti avverse contribuiscono a confondere le aspettative.
Come le trasmissioni dal Nord, poco loquaci sulla situazione
al fronte, sulla Repubblica creata da Mussolini e
la sua volont di difenderla a ogni costo.
Inglesi e americani avanzano ma non riescono a cogliere
successi definitivi impreca Vanni. Potenti come sono, si
lasciano bloccare tra cime e valli dell'Appennino.
Avete detto Appennino, signor tenente? Io sono ignorante,
ma queste montagne non credo siano alte e ostili come
le Alpi o l'Himalaya.
S, pare incredibile: quell'esercito tanto possente, per di
pi padrone del cielo, sembrava stesse per respingere i tedeschi
sino alle Alpi, e invece...
La visita di Cristina agli anziani si ripete ogni sera.
La volontaria infermiera continua a rispondere con un
"s" convinto alle loro richieste. Conta su erbe medicinali
e al loro valore aggiunge massaggi con una sorta di crema
ottenuta dalle foglie del peracanto, grasse e abbondanti da
quando  iniziato il caldo estivo.
In paese, i mormorii si fanno pi rari.
Annoiano ha sentenziato Alessi.
Cristina continua comunque a non curarsene, le bastano
i "grazie" mormorati dagli ammalati di turno.
Forse perch incuriositi dalla seconda antenna apparsa sul
tetto della casa di Beppe, due paesani si sono offerti volontari
ai pedali della dinamo. Anche se imprecano sottovoce
per la fatica, gradiscono il compenso di mezzo bicchiere
di latte a testa. Beppe lo sottrae alla dose da dividere in famiglia
dopo la quotidiana mungitura delle loro due capre.
Quella razione offerta a chi presta collaborazione consente
di prolungare l'ascolto a lungo, nella mai sepolta speranza
di cogliere notizie rassicuranti. Le voci dall'etere continuano
infatti a ripetere toni bellicosi ma pochi e incerti dati
su operazioni di successo lungo il fronte.
Improvvisa  una notizia proveniente dalla Germania, ritrasmessa
da tutte le stazioni. Voci che accendono in Vanni
il ricordo del capitano Lutz e delle sue previsioni.
Diverse radio, amiche e nemiche, parlano di un'esplosione
nel bunker di Hitler. Da quanto si riesce a capire da
un'emittente in tedesco, si  trattato del "tradimento d'alcuni
ufficiali e del suo fallimento".
Dunque, non parlava a vuoto l'austriaco quando sussurrava
a Vanni di un colpo di mano per abbattere il dittatore
nazista. "Credevo fantasticasse e non diedi credito alla
sua ipotesi. Mi era parso un sognatore, invece non vaneggiava.
Stava parlando di un futuro possibile."

Capitolo 32.

Ancora una volta Vanni conclude la battuta di pesca quando
il sole  appena affiorato dalla scogliera antistante il porto.
Si susseguono giorni roventi, tanto da rendere gradevole
la temperatura dell'acqua. Alcuni, tra cui gli "arpionatori",
ne approfittano per evitare la tortura del caldo insopportabile
nell'avanzare del giorno.
Sul molo, una figura immobile attende "il signor tenente".
 Beppe, con gli occhi gonfi e arrossati per aver dormito
poco o nulla. Appena l'amico, tornato a riva, gli  accanto,
esclama: Questa guerra durer ancora molto... molto!.
Ma cosa dici? Cosa ti agita?
Beppe non risponde e l'altro insiste.
Quali voci e quali stazioni radio ti fanno perdere il
sonno?
Questa notte non una ma molte hanno ripetuto una notizia...
Vi ricordate i vaneggiamenti della propaganda fascista
del Nord su armi nuove? Adesso pare che la Germania
stia lanciando sul nemico potenti bombe volanti, teleguidate.
Ne stanno gi cadendo decine su Londra e l'Inghilterra.
Chi trasmette questa notizia?
A tarda notte cercavo di migliorare l'ascolto quando
sono finito su un notiziario...
Con il solito trombone...
S, trombone... ma annunciava una notizia precisa. Ne
ho poi trovato conferma smanettando e beccando altre stazioni.
Non capisco le lingue, ma senza dubbio parlavano
tutte di bombe volanti su Londra.
S'interrompe e con un cenno della mano indica la preda
infilata nell'arpione di Vanni.
Vi prego, tenente, adesso voi lasciate il pescato a casa e
senza svegliare la signorina Cristina raggiungete casa mia.
Cercheremo insieme altre notizie di queste bombe. Chiss
quanti programmi hanno preso a parlarne. Voi capirete se
si tratta o no di esagerazioni.
Un'ora dopo riescono a sentire voci, esaltate, parlarne, scettiche
altre, impegnate in commenti sull'"arma nuova" battezzata
dai tedeschi "V-Uno". Una stazione dal Nord decanta
"l'inesauribile genialit germanica" e prevede il prossimo
lancio di razzi d'ancor maggiore potenza.
Insomma, sarebbero quelle armi segrete vaneggiate dai
tedeschi... Tace un istante, Beppe, poi rivolge una domanda,
la voce quasi stridula: Hitler, adesso, potrebbe vincere
la guerra?.
Tu lo credi possibile?
Lui scuote la testa. Non so rispondervi, signor tenente.
A suo modo se ne incarica il padre. Di ritorno dalla scogliera,
entra all'improvviso nella stanza dove la radio continua
a gracchiare e punta un dito minaccioso verso l'apparecchio.
Qualcuno di quei maledetti, inglese o tedesco che sia,
si decida a farla finita. Se siamo destinati all'isolamento mi
butto gi dal monte.
Sfogo svanito all'apparizione della moglie con un piatto
colmo di albicocche.
Sono finalmente maturate anche sull'albero in ombra! Le
mangi e le apprezzi con noi, signor Vanni. E ne porti qualcuna
alla signorina Cristina.
Mezz'ora dopo, rientrato nella tana, Vanni lascia che la
destinataria gusti il dono, poi le dice delle bombe volanti.
La reazione  di poche parole. L'esilio si protrarr e la
guerra durer di pi.
Delle bombe volanti si parla e discute anche nel calore della
tarda serata. I paesani interessati alle notizie (i soliti
Orlandini, Omello e Mimmo) indugiano, a turno, accanto alla
radio manovrata da Beppe. Spesso affiorano divergenze tra
chi aveva creduto nel fascismo e chi, per radici lontane di
padri e nonni socialisti, aveva detestato in silenzio il dittatore.
Adesso, forse per il prolungarsi dell'esilio sommato
alle notizie sull'arma nuova, quelle vecchie polemiche
si riaccendono. Scontro verbale che continua alla fontana
l'indomani mattina, a voce sempre alta, tanto da provocare
l'apparizione di Arlinda, con la preghiera di abbassare
i toni: Don F si agita e chiede di venir portato in piazza
per dire la sua.
A interrompere le discussioni dell'indomani provvede il
silenzio dell'impianto radio. A guastarne il funzionamento,
secondo Beppe, ...  stato il caldo, mi creda signor tenente.
Il guaio si  prodotto per i quaranta gradi segnalati
oggi dal termometro. Sprofonder ancora una volta nei
misteri del mio impianto.
Forse potresti definirli capricci.
Lavorer di notte e di giorno dormir, sar mio padre
a maneggiare la lenza, anche se si dimostra un pescatore
sfortunato, ma per ora abbiamo altro per sfamarci.
Potrebbero ripetere le stesse parole Vanni e Cristina, guardando
gli alberi attorno alla villa che continuano a offrire
frutti con generosit.
A sera scendono al paese. Cercano notizie sulla riparazione
della radio e scambiano qualche parola con i paesani
che incontrano, godendo dei lievi ma corroboranti venticelli
di ponente.
Pi tardi, chiuso il cancello d'ingresso, bloccano il chiavistello
del portoncino di casa. Precauzione non certo per inimmaginabili
visite di ladri ma per il timore d'una ennesima
improvvisata dell'amico radiotelegrafista. Meglio la sorpresa
non si ripeta. Tra Cristina e Vanni, i rapporti, all'inizio
improntati alla furia, via via sono approdati a piaceri
pi profondi e complessi. L'immaginazione, nell'immobilit
attuale, corre verso itinerari, viaggi, evasioni. Fughe in
Paesi e tra genti lontane. Avventure alimentate dal ricordo
di letture, passione di Vanni sin da quand'era ragazzo.
Chiss come reagiresti tu leggendo qualche pagina di un
testo d'esercitazioni sessuali come il Kamasutra" mormora.
Di quale pornografica opera parli?
Pornografica e famosa ma poco conosciuta nel nostro
Paese, a parte studiosi e collezionisti.
Tra questi uno zio di Vanni, antiquario, cultore e mercante
di pezzi rari provenienti da varie parti del mondo. Passando
da Parigi o da Londra, li raccoglieva nella sua "bottega"
non lontana da casa. Da ragazzo Vanni capitava l
spesso, un po' per affetto, un po' per curiosit, e, se lo zio
lo permetteva, dava un'occhiata a qualche "opera proibita".
Cos lo zio le definiva, lasciando al nipote il piacere di
ammirarle. Come quando gli permise di sfogliare una raccolta
di incisioni indiane del periodo Moghul. Ispirate alle
infinite posizioni dell'amore, descritte nel Kamasutra aveva
spiegato lo zio. Che, divertito dalla pruriginosa curiosit
del ragazzo, lo aveva lasciato fantasticare su quelle pagine,
illustrate con le immagini pi impensabili di uomini
e donne intenti in giochi amorosi. Se non l'avr venduto
ti regaler questo libro quando compirai diciott'anni aveva
promesso. Ti sar utile per sperimentare un'educazione
erotica molto particolare.
Vanni insegue il ricordo di quella promessa, mentre Cristina
non tarda a commentare: Tuo zio fortunatamente ha
visto giusto. Suo nipote, crescendo, pare non abbia dimenticato
i preziosi suggerimenti del libro e le sue illustrazioni,
in ogni possibile sfumatura.

Capitolo 33.

Nessuno si accorge, in un primo momento, della scomparsa
di Salvatore.
Durante le serate d'agosto alla fontana il marinaio non
s'era visto, ma nessuno dei paesani se n'era sorpreso. A far
riserva d'acqua lui, come sempre, si recava nelle ore pi
avanzate della notte.
L'anno precedente, dopo il primo ancoraggio all'isola del
Santa Filomena-Cefal, pochi s'erano occupati di quel barcone,
ed erano state rare le occasioni per chiacchierare con
lo scontroso siciliano.
Lui taceva, pescava, scrutava l'orizzonte ... per scorgere
il ritorno del suo comandante sosteneva un isolano che
si vantava di conoscerlo.
Restava per ore seminascosto dalla murata del peschereccio,
la lenza tra le mani, e, quando smetteva, nessuno ci
faceva caso. Tantomeno si notava il buio di quell'obl dove,
dopo il tramonto, da mesi si intravedeva l'oscillante chiarore
di un lume a olio.
 don Tarcisio ad allarmarsi.
Non scorge il siciliano alla Messa della domenica, dove
non mancava mai. Allarmato, con alcuni paesani s'avvicina
alla parte emergente del peschereccio e a gran voce chiama
il marinaio, senza ricevere risposta.
Dopo breve consulto, Orlandini e Amei salgono a bordo
del Santa Filomena e trovano vuoto il minuscolo vano
abitato da Salvatore. Nessun indumento appeso alla parete,
manca anche quel rasoio da barba tanto affilato da non
consentirgli di usarlo senza sapone.
Salvatore?... il pi devoto di voi tutti! Inginocchiato, seguiva
la Messa in preghiera dall'inizio alla fine tuona don
Tarcisio. Un vero figlio di Dio scompare da giorni e nessuno
se ne accorge... Vergogna!
Forse s' gettato in mare per la disperazione ipotizza
qualcuno, e non per scherzo.
Altri avanzano una convincente spiegazione, suggerita
dalle due cime ondeggianti fuori bordo.
Di l ha calato a mare la barchetta di salvataggio azzarda
Colvadi, il pi taciturno degli isolani e anche l'unico
ad aver scambiato qualche parola con Salvatore, anche
perch comprendeva abbastanza bene il dialetto siciliano
avendo prestato servizio militare a Sciacca, il paese dove il
marinaio era nato.
Il piccolo natante a remi a corredo del peschereccio non
 stato notato n dai tedeschi prima n dagli incursori poi,
coperto com'era con i resti di una vela, in un piccolo vano
della timoneria. Anche se un colpo di mitra durante l'attacco
notturno l'ha danneggiato continua Colvadi, nel
tempo trascorso da allora Salvatore ha potuto ripararlo.
S, pu darsi ribatte Orlandini, per se riprende a soffiare
scirocco o tramontana e una sventolata di quelle severe
becca il guscio dove lui s' imbarcato, don Tarcisio dovr
celebrare una Messa con i paramenti a lutto.
Per qualche giorno di Salvatore si continua a parlare, a
discutere, a fare mille supposizioni. I pi paiono dimenticare
la scarsa amicizia dimostrata dal siciliano, non solo
taciturno ma anche difficile da comprendere per quel suo
dialetto stretto e incomprensibile.
Se vi interessa la mia opinione interviene Omello, il
tentativo di raggiungere la costa potrebbe essergli riuscito.
Nei due anni passati sotto le armi in Sicilia ho notato come
i pescatori locali se la cavano anche se hanno a che fare con
un mare agitato da violente burrasche.
Su quella barchetta a remi non credo sia riuscito ad andar
lontano, se ha incrociato un colpo di vento di quelli
duri obietta un altro.
A me sembra invece possibile mormora il vecchio Lido,
l'unico marinaio di professione della comunit. Per
andarsene da qui e raggiungere la costa, avr fatto conto
proprio sulla forza del vento. Non per affrontarlo di petto,
ma tenendolo di bolina.
Comunque, difficile prendere terra con il mare cattivo.
Sulla costa di fronte a noi si susseguono scogliere.
Salvatore con quel peschereccio era venuto via da tempo
dalla Sicilia insiste Licio, lavorava in questo mare e
conosceva bene gli approdi della nostra costa.
Cristina, ascoltati i vari commenti, formula una sua ipotesi.
Se il siculo si  salvato, la fortuna non  solo sua ma anche
nostra. Giunto a terra, a qualcuno avr fatto sapere delle
nostre condizioni, dimenticati da oltre un anno.
Vanni scuote il capo. Se ha raggiunto la costa, non credo
si sia presentato a qualche autorit, sarebbe contrario
alle abitudini imperanti dalle sue parti. Il timore d'essere
trattenuto gli avr suggerito di tutto meno che un incontro
con i militari di chiss quale divisa e poco disposti a credere
a uno che racconta di decine di miglia attraversate a
remi con un guscio di noce.
Gi, mi sembra plausibile...
Se  stato capace di compiere la traversata, non ha avuto
certo l'interesse di render conto della sua provenienza e
fornire informazioni. Senza dire nulla a nessuno, guerra o
non guerra, appena ha messo piede a terra con ogni mezzo
avr tentato di tornare in Sicilia, a casa sua...
Le discussioni sulla scomparsa di Salvatore sono presto sostituite
da ipotesi, pareri e soprattutto lamenti per il ritorno
dell'autunno senza che il conflitto sembri volersi concludere.
Sono diminuite e poi cessate le esplosioni sulla costa. Di
notte, il cielo ripete invece sempre eguale il rombo delle
squadriglie in volo.
Chi insiste con il gioco della guerra sentenzia Orlandini
continua a fregarsene della nostra isola. Troppo piccola
e fuori mano per interessare quelli che ammazzano a
colpi di cannone o con piogge di bombe.
Coinvolti nel destino della comunit, Vanni e Cristina
sono cos tornati allo stesso punto di un anno prima. Hanno
di fronte le incognite di giorni egualmente difficili.
Noi per potremo godere del vantaggio d'essere insieme
ripete lei.
Questo ci protegge come una corazza rincalza lui nel
reciproco scambio di rassicuranti previsioni, alle quali entrambi
vogliono credere.
Quando nell'isola il verde del paesaggio  quasi vinto, un
solo guizzo di colore  offerto dalla siepe di lentisco attorno
alla villa.
L'orizzonte si libera dai veli di foschia introducendo,
dopo poche ore, la prima, violenta burrasca della cattiva
stagione. La forza improvvisa del vento ingrossa il mare,
si increspano persino le acque del porto. L'eco del ribattere
delle onde sull'antistante scogliera rimbomba nel paese.
A Beppe  intanto riuscita la riparazione del suo apparecchio.
La radio funziona ma riceve male, a tratti tace o
emette suoni stridenti. Comunque, il poco udibile  soprattutto
dedicato a un altro fronte: l'avanzata degli angloamericani
sbarcati in Francia. Di quanto accade in Italia, il poco
che si  compreso diventa nulla quando un'ennesima sventolata
impetuosa piega l'antenna issata dal radiotelegrafista
sul tetto di casa.
Per il contraccolpo dev'essersi danneggiato anche uno
dei condensatori si lamenta Beppe. Se il vento s'incattivisce
non riuscir a riparare l'antenna. Allora torneremo
totalmente sordi.
Chiunque lo avvicina, incluso "il signor tenente", viene
respinto.
Non funziona... non funziona! ringhia senza alzare lo
sguardo dall'apparecchio ammutolito, mentre studia una
difficile, forse impossibile riparazione.

Capitolo 34.

Umili ma preziosi lasciti dell'ormai finita estate!
Cristina poggia sul piano del tavolo davanti a Vanni fette
di pesca lasciate seccare al sole nei mesi estivi, assieme
ad altri frutti.
Paiono pezzi di cartone, ma rallegriamoci della nostra
previdenza. I prodotti dell'orto-frutteto sono durati a lungo.
Ma purtroppo ormai sono quasi terminati...
Restano ancora le noci.
Le superstiti non sono pi d'una ventina.
Cristina alza le dita d'una mano. Ne abbiamo mangiate
quattro ciascuno a ogni pasto, da luglio in poi. Adesso scendiamo
a due.
Lungo la costa occidentale dell'isola, un giorno emergono
soffiando e tuffandosi dieci, dodici delfini. Alcuni di grossa
taglia, altri pi piccoli. Favoriti dai fondali profondi guizzano
a poca distanza dalla riva, giocando davanti ai pescatori
sulla scogliera che, approfittando d'una improvvisa bonaccia,
stanno per gettare a mare ami ed esche, sperando
in un buon bottino.
Il freddo persiste, ma non spira un alito di vento.
Sulla scarpata, Cristina accanto a Vanni tenta senza riuscirci
di contare i delfini in continue apparizioni e scomparse.
Sono molti, molti! grida allegra.
Vanni, carico del suo armamentario,  giunto tra i primi
su questo lato dell'isola, opposto al paese. Oggi in uno dei
suoi rari momenti di "stanca".
Durer poco, un giorno o due...: parola di Mimmo, il
meteorologo attendibile secondo i compaesani.
Ma in quest'occasione smentito in fretta.
Un giorno di calma e la speranza dell'indomani egualmente
favorevole  cancellata da un imprevedibile capriccio
della stagione. Nella notte il ritorno rabbioso del vento
 annuncio non solo di altri giorni tempestosi ma dell'inizio
di mesi freddi.
La prospettiva non tarda a tormentare tutti. Tanto che
alcune paesane chiedono a don Tarcisio di celebrare una
Messa invocando clemenza meteorologica. Ma soprattutto
l'arrivo dalla costa "di qualcuno che ci venga in aiuto".
Qualcuno chi? ribatte uno dei mariti.
Non importa, basta che porti da mangiare!
Sarebbe un miracolo!
Ecco perch occorre l'intervento del curato.
Se trova la forza per stare in piedi, poveretto...
Nutrito con minime ma provvidenziali razioni di latte
munto alle capre di Don F, il curato sembra disporre
di forze appena sufficienti per soddisfare la richiesta di
una Messa cantata. E proprio l'indomani della celebrazione,
... quasi per miracolo sostiene la moglie di Beppe
Silenzi, il radiotelegrafista ha un'illuminazione. E corre
per parlarne a Vanni.
Ancora una volta non si preoccupa di bussare a quella
porta in un'ora impossibile, segno di radicata maleducazione
a giudizio di Cristina. No,  abitudine contratta da
militare ribatte Vanni: per un radiotelegrafista coscienzioso
non esistono momenti preferenziali per riferire voci radio,
buone o cattive. Appena le riceve sa di doverle celermente
ritrasmettere ai superiori.
Scossi dal fragore di colpi alla porta di casa, i due dormienti
vengono del tutto svegliati dal ripetersi di una voce
forte e ben nota.
Signor tenente! Sono io!
Ne ero sicuro!... cosa accade?
Accade... una buona notizia!
L'annuncio accende in Vanni speranze su chiss quali
eventi annunciati dall'apparecchio radio, forse miracolosamente
rifunzionante. Non  cos, invece.
Ho pensato a come risolvere il problema dell'ascolto,
signor tenente!
Beppe, cerca di spiegarti meglio...
L'impianto da me accroccato  ormai fottuto per sempre.
Non riuscir a ripararlo.
E allora? Ti pare questa l'importante notizia da comunicare
nottetempo?
S, perch... Insomma, io sino a oggi non avevo mai pensato
di parlarle di un apparecchio lasciato lass.
Lass dove? Di cosa stai parlando?
Sul volto tondo e rubizzo del visitatore gli occhi si spalancano.
"Sembrano felici come quelli di un bambino che
ha appena ricevuto un dono" dir Cristina ricordando quel
momento.
Dimmi ripete ancora Vanni.
Signor tenente... lass al penitenziario una radio era
certamente a disposizione dei carabinieri. Quando loro e i
quattro carcerati l'8 settembre son fuggiti in fretta e furia
da quest'isola, di certo non se la sono caricata sulle spalle.
Vanni continua a fissarlo interrogativamente e lui allarga
le braccia esclamando, rivolto anche a Cristina: Mi sento
un cretino, amici miei.
Li ha chiamati "amici" per la prima volta in pi di un anno.
Ho sudato tanto, frugato ore e ore in un cumulo di carcasse
cercando pezzi di ricambio per migliorare l'ascolto
della nostra radiolina. E tra tanti pensieri, mai mi  tornato
alla mente un ordine vigente in quest'isola da almeno
cinquantanni: vietato avvicinarsi al penitenziario! Disposizione
tassativa ma inutile, con quel triste edificio nessuno
mai desider aver a che fare. Gli ergastolani chiusi l dentro
mettevano paura.
Beppe ha parlato senza pause, deve riprendere fiato e
Vanni ne approfitta.
Non capisco cos'abbia a che vedere quel timore...
Dobbiamo andar lass, signor tenente. Cercare, trovare
e recuperare l'apparecchio radio certamente in dotazione
al penitenziario. Tace, fissa Vanni, poi cambia tono e aggiunge:
Domattina saliamo lass insieme, se voi vorrete
accompagnarmi. Per un'attenta ricerca quattro occhi vedono
meglio di due.
Sebbene il fastidio alla gamba sia tornato a farsi sentire con
il freddo, affrontare quel paio di chilometri in ripida salita
a Vanni sembra una fatica pi che accettabile se consentir
un recupero che potrebbe rivelarsi prezioso. Si dice pronto
a dar una mano anche se quell'edificio l'ha visto solo da
lontano, ma immagina quanto possa risultare difficile confondersi
al suo interno, specie per uno dalla vista non ottimale
come Beppe.
Chiss quante porte e cancelli saranno stati sbarrati, e
non solo all'entrata... Saranno state girate e rigirate cento
chiavi in cento serrature...
Non credo... In paese si dice che carcerati e carabinieri
scapparono in gran fretta, appena si seppe dell'armistizio.
Vanni rinuncia a una battuta poco lusinghiera sul comportamento
di tanti, nei giorni delle confuse paure. E con
un Vengo con te rassicura Beppe, cercando di usufruire
di un altro paio d'ore di sonno prima dell'alba.
Il sole  di poco sopra l'orizzonte. A met collina, i due grondano
sudore. Malgrado i temporali e i venti freddi del nord
le pietre dell'isola hanno assorbito tanto calore dal sole estivo
da restituirlo, adesso, con generosit.
Durante la salita Vanni si chiede come mai il radiotelegrafista
non si sia deciso a cercare da solo, nel penitenziario,
l'ipotetico apparecchio. Uno come lui, militare in servizio
per mesi in zone pericolose d'Albania, Grecia e Jugoslavia,
mai impaurito da cannonate o agguati tra i monti, ora teme
le ombre di locali deserti.
Raggiunto il tetro edificio, superano il cancello d'ingresso
spalancato. Difficile orientarsi nei corridoi tenebrosi, superare
porte cariche di ragnatele dove improvvisamente saettano
insetti d'ogni dimensione. E sui pavimenti abbondano
maleodoranti lasciti di uccelli e ratti.
Al rumore dei loro passi, qualcuno di questi inquilini
guizza, per nascondersi nelle celle lasciate aperte.
Superato un primo posto di guardia, i due attraversano il
pianterreno, superano un secondo sbarramento, si trovano
di fronte alle scale. Al piano superiore probabilmente sono
le stanze assegnate a Direzione e Segreteria.
Appena salgono i primi gradini, due ali battono sul viso
di Beppe e lui s'afferra a Vanni mentre cala una nube di
polvere.
I pipistrelli hanno trovato comodo piazzarsi dove l'uomo
se n' andato.
Mio Dio, mi fanno proprio schifo.
Di certo qui adesso ne  cresciuta una colonia.
Dovrebbe essere lo stesso anche per le galline e i conigli.
Nelle chiacchiere di paese si  parlato di detenuti e
di guardiani pronti ad arrangiarsi come meglio potevano,
per rendere pi sostanziose le zuppe fornite dall'amministrazione.
Adesso non se ne vede l'ombra. Forse qualcuno  salito
quass a rifornirsi appena l'edificio  stato abbandonato.
Oppure partendo i fuggitivi hanno portato con loro ogni
possibile riserva alimentare.
Parla attento a dove poggia i piedi, Vanni. Alle sue spalle
il cacciatore di radio continua a emettere esclamazioni di
paura o per farsi rassicurare che nell'isola non vivono serpi.
Qui si sarebbero moltiplicate.
Al piano superiore, percorso un lungo ballatoio, i due si
trovano davanti a una pesante porta.  socchiusa, s'affrettano
ad aprirla entrando in un vasto ambiente, con tavoli e
scaffali traboccanti di carte e polvere. Un'imponente macchina
da scrivere giace sul pavimento, ai piedi di un tavolino
rovesciato.
Questi dovevano essere gli uffici del direttore e del
personale.
Datti da fare, Beppe. Se il tesoro esiste  qui, dove sedevano
i guardiani del carcere.
Un'altra porta  socchiusa, la maniglia coperta da escrementi
di un volatile. Con una pedata Vanni la spalanca.
Eccoci nelle stanze private del direttore.
Sono di fronte a un mobile dai cassetti aperti e vuoti, a
terra pile di carte. Subito, oltre un'ennesima porta, si trovano
accanto a un letto sfatto. A terra una pagina del "Tirreno",
spiegazzata. Vanni s'avvicina, cerca di leggerne la
data, e, mentre lo solleva, il giornale cade a terra e lascia
scoperto qualcosa.
Beppe!... Beppe! Vieni a vedere.
Sotto il foglio  apparso il tesoro. Un apparecchio radio,
apparentemente intatto.
Beppe lo stringe subito tra le mani, quasi temesse di vederlo
volar via, come i pipistrelli che continuano a sfrecciare
tra una finestra semiaperta e il soffitto.
Affrontano il ritorno. La prego, signor tenente, mi tenga
le mani sulle spalle, mi guidi lei. Se per una smerdata di
quelle bestiacce scivolassi a terra, ci giocheremmo l'ultima
speranza di sapere cosa accade nel mondo.
Scendono verso il paese senza scambiare altre parole, attenti
a dove mettere i piedi fin quando, entrato in casa, Beppe
racconta ai suoi ... l'orrendo carcere, con un milione di
schifosi pipistrelli!.
Appena torna calmo si rivolge a Vanni: L'apparecchio finito
nelle nostre mani  di gran lunga migliore, pi potente,
nemmeno paragonabile alla galena messa insieme da me.
Bravo! Il padre al complimento aggiunge una pesante
manata sulle spalle.
S, bravo. Ma adesso debbo controllare se  ancora efficiente.
E mi occorre collaborazione per salire sul tetto,
debbo occuparmi anche dell'antenna abbattuta dal vento.

Capitolo 35.

Eccone uno! Chiss, forse provocato dalla tua fatica per
salire al penitenziario, oppure  stata la paura di un luogo
tanto sinistro...
Cristina, mentre pone domande, scruta con attenzione l'arruffata
chioma di Vanni. Un capello argenteo  finito tra le
sue dita. Lo strappa e lo sventola sotto il naso del compagno.
Rossi me ne restano ancora milioni replica lui, contando
anche quelli della barba, sono ancora di pi...
Noi due esclama a ogni incontro un altro barbuto, l'isolano
Mastrilli sembriamo copie di Garibaldi.
Dietro i vetri della finestra di casa, Mastrilli ostenta con
orgoglio il calendario del 1943; mesi, giorni, fasi lunari. 
rimasto appeso al muro nel '44, corretto con varianti scarabocchiate
a penna perch i miei compaesani tengano d'occhio
il trascorrere del tempo e non si confondano.
Gli echi della guerra sono svaniti ormai da giorni sulla costa,
forse questo significa che i tedeschi continuano la loro
ritirata verso nord e gli angloamericani hanno raggiunto e
superato Livorno...
Ne discute Vanni con i paesani, ma n lui n loro riescono
a spiegarsi come nessuno si sia spinto sino all'isola, finora.
Sar solo una questione di tempo.
Le forze alleate debbono consolidare le posizioni raggiunte.
S, per...
Il silenzio che segue  interrotto da Veniero Mazzi, di solito
taciturno.
Sono felice!... forse  gi libera la mia Livorno ripete,
scoprendo la dentiera sempre ballerina.
Appena gli Alleati ne riutilizzeranno il porto aggiunge,
i nuovi padroni invieranno un mezzo navale per sbarcare
qui. E con loro arriveranno casse di sigarette! Non ne
posso pi di aspirare fumo di tiglio.
Ma chi se ne fotte delle sigarette! ribatte un uomo anziano
e curvo alla fontana. Resta quasi nulla, adesso, da
portare a tavola, dio ciclista!
Lascia in pace il Padreterno esclama Brunetti, mai partecipe
a discussioni e polemiche, improvvisamente deciso
a farsi sentire. Perch invece di bestemmiare non affronti
la fatica di raggiungere un punto della costa dove di pesci
da infilzare se ne trovano in tutte le stagioni?
Quando i nostri nonni vivevano di pesca, laggi si giungeva
con le barche. Ora sono tutte a pezzi.
E adesso il sentiero lungo la costa sar impraticabile. 
abbandonato da anni!
S, lo  certamente, dopo tanto tempo e tante piogge
commenta Licio Rei, in fila accanto a loro. Ha fama d'esser
stato un buon pescatore, ma adesso anche lui, anziano
e con una dolorosa artrite, si limita a saltuarie, brevi apparizioni
lungo il molo con la canna da pesca.
I nostri giovani conoscono poco quest'isola! Brunetti
continua a rivolgersi ai compaesani in fila alla fontana. Tutti
pi o meno della sua et.
Da tempo abbiamo preferito vivere in citt, adesso siamo
qui per caso e per disgrazia. Non alza la voce, nessuno lo
interrompe. Per chi non lo ricorda, ve lo dico io dov' il
punto migliore per la pesca,  su questo lato dell'isola.
 il suo turno, le bottiglie si riempiono mentre lui continua:
Quando vivevo qui da ragazzo, qualcosa di buono
finiva in pentola se mio padre aveva gettato l'amo in quel
ricco fondale stretto tra il mare aperto e Punta dell'Onda
e con un gesto del capo indica la costa a levante. Parlo di
quel promontorio e della sua corona di bassofondi. Sono
sempre stati stracarichi di pesce.
Quando Brunetti s'allontana dalla fontana con un Buonasera
a tutti!, qualcuno in fila non tarda a dire la sua.
Se soffia maestrale, come in questa stagione, quella costa
 pericolosa, battuta e ribattuta dal mare.
Certo, Punta dell'Onda  circondata da un bassofondo
ovviamente ricco di pesci... ma sappiamo bene tutti che occorre
una barca per arrivarci.
Senza dimenticare il mare sempre agitato, attorno a
quella scogliera.
Vanni ascolta lo scambio di informazioni mentre completa
a sua volta la scorta d'acqua. E cerca di farsi venire
in mente se nelle sue camminate lungo costa sia mai salito
alla sommit sovrastante quel tratto. No, l'aveva evitato: ripido
e ingombro di sassi, gli era parso poco adatto alla sua
gamba da riabilitare ma non da forzare. Adesso, per, potrebbe
metterla alla prova.
Punta dell'Onda e la sua pescosa laguna lo attirano molto.

Capitolo 36.

Invogliati dalla prospettiva di portare a casa un bottino e
cos metter fine ai lamenti in famiglia, si muovono tre giovani
intraprendenti. I tedeschi giunti all'isola li avevano arruolati
nei lavori di trasporto. Poi erano stati impiegati dai
paesani come sentinelle, nel timore di una rappresaglia.
Adesso vogliono dar ascolto a chi, tra tante chiacchiere,
magnifica la pescosit di Punta dell'Onda, il promontorio
a picco della costa orientale.
Gianni, Paolo e Venanzio lasciano il paese di buon'ora e
subito faticano non poco cercando il sentiero non battuto
da anni, e ancor pi per liberarlo da una vegetazione nel
tempo cresciuta rigogliosa e ostile.
In un susseguirsi di imprecazioni per l'intralcio dei grovigli
sempre pi spinosi, avanzano tra la riva del mare e
la quasi verticale ripa dell'isola. Dopo circa un'ora trovano
una parete di roccia, alta sul bassofondo decantato dal
vecchio Rei.
Un buon consiglio, il suo, sempre se si ha la voglia e la
forza d'affrontare un cammino a ostacoli...
Sar un paradiso per pescare, ma capisco che, dove era
facile giungere in barca, nessuno ha mai avuto voglia di azzardarsi
sin qui a piedi.
Cos dicendo Gianni, guardandosi le braccia segnate dai
graffi, d inizio alla battuta.
Un paio d'ore trascorse tra il bassofondo e la scogliera
sono sufficienti per accumulare un buon bottino, che consentir
una cena abbondante e anche il pranzo dell'indomani.
Questo convince il trio a ripetere la battuta.
Baster per una notte a dar ragione alla nonna d'uno di
loro, fissata nel ripetere "L'uomo propone, Dio dispone".
Un ennesimo temporale reintroduce giorni di tempo ostile
e solo dopo una settimana si ripresenta il sereno.
Ai tre ragazzi pronti a tornare alla Punta si unisce Vanni,
invogliato dal racconto udito sul risultato della prima
pescata.
Si copre a sua volta di graffi e punture, bench le roncole
di cui sono muniti Gianni, Paolo e Venanzio rendano
meno ostile il cammino.
Alla scogliera il gruppo si divide e sarebbe pronto a pescare,
ma il maltempo ha lasciato il segno. La pioggia ininterrotta
dei giorni precedenti ha fatto scorrere dai pendii
sovrastanti acqua fangosa, tramutando la zona di pesca in
una sorta di stagno torbido dal quale saraghi, ombrine e
cefali sono scomparsi oltre la linea dei frangenti in mare
aperto. Per fortuna alla portata degli arpioni, dove l'acqua
 alta poco pi di un palmo, ai pescatori si offre la presa di
grossi granchi. Facilmente catturabili.
Con quel bottino, A casa! esclama Gianni a gran voce,
e il gruppo prende il cammino del ritorno.
L'isola non tarda a ricordare quanto possa rivelarsi capricciosa.
Di nuovo si imbiancano le sue rive per un violento
maestrale e si accavallano onde impetuose.
Giornata proibitiva per chiunque volesse pescare ma il
vento, spazzatore di nubi, permette a Cristina di intraprendere
la sua quotidiana camminata, impegnandosi come sempre
a cercare qualche erba curativa o commestibile.
Poca cosa, d'inverno. Meglio per di niente.
E Vanni la convince a tentare la raccolta dell'indomani
lungo il ripido sentiero che porta alla sommit di Punta
dell'Onda.
Proposta accettata: ... Cos potr ammirare le acque da
te descritte come tanto generose.
Anche se non sempre disponibili ad accoglierci. Basta
una soffiata di vento...
Come l'avesse udito, il maestrale sulla cima si rivela pi
che mai violento.
Gelido ma utile per godere di una limpida visione di
questo tratto di costa.
Offrendoci, per di pi, abbondanti dosi di iodio.
A Vanni piace decantare alla compagna montanara i preziosi
doni del mare. Stando a teorie della moderna medicina...
S'interrompe ed  lei a completare l'informazione:
... lo iodio favorisce la salute dei globuli rossi.
Dalla cima sovrastante Punta dell'Onda, il chiarore del
bassofondo contrasta con il colore del cupo mare aperto
nell'accavallarsi di creste tempestose matrici d'un velo di
foschia dove si confonde il lontano orizzonte, cancellando
il vago affiorare di lontane e sovrastanti montagne. Di l,
da uno dei porti, prima o poi dovr giungere un battello.
Chiss con quale bandiera, ma non importa, purch di pace.
La visione di quel promontorio ha entusiasmato Cristina.
Quando Vanni l'indomani, a maestrale placato, si arma di
canna e ami per ritentare la fortuna in quelle acque, lei decide
di non lasciarlo andare da solo. I giovani compagni
della precedente battuta debbono raccogliere legna. Ad accompagnarlo
sar lei.
La giornata, come vuole la stagione,  fredda, ma la fatica
necessaria per superare gli ostacoli sul sentiero lungo
costa li riscalda. I giorni di vento furioso l'hanno di nuovo
ingombrato di rami e grovigli spinosi, obbligando Vanni
a ripetuti colpi di roncola. Fatica dimenticata appena raggiunte
le rocce del Capo e goduta la sua visione contro il cielo
riflessa nelle acque.
Alla base della parete rocciosa, una nicchia. L il vento
perde forza, ruota su se stesso e confonde gli odori dell'entroterra
con quelli salmastri del bassofondo. Verso il quale
Vanni s'avvia, liberatosi da scarpe, calze e arrotolati i pantaloni
sino al ginocchio.
Cristina, immobile al sole, lo segue con lo sguardo, e non
tarda a intravederlo mentre allunga un braccio e afferra una
preda. Un granchio dalle lunghe chele, agitate minacciosamente
fino al momento in cui finisce nel sacco a tracolla del
pescatore, che alcuni minuti dopo affonda di nuovo le mani
in acqua e grida: Ostriche!... In quantit!.
Grappoli di frutti di mare incastrati tra gli scogli diventano
golosa e abbondante colazione per i due seduti sotto
la parete del monte al riparo dal vento.
Fame dimenticata, almeno per oggi sentenzia Vanni
mentre frantuma i gusci.
Sazio, accanto a Cristina, poggia la schiena sulla roccia
scaldata dal sole. Come parlando a se stesso aggiunge: Se
gli anziani del paese avessero ricordato questo luogo, o non
lo avessero scartato per la mancanza di barche, avremmo
avuto tutti pi da mangiare.
Cristina ride. E saremmo stati tutti d'umore migliore.
Lui si unisce a quella reazione liberatoria, alzandosi in
piedi, lo sguardo alla laguna.
Prima di tornare in paese mormora voglio rastrellare
ancora un tratto di bassofondo. Ficcare nel sacco altre
riserve.
Ai granchi pensa tu. Dei frutti di mare mi occupo io.
Cristina si libera di calze e scarpe, arrotola i pantaloni e
aggiunge: Dobbiamo portare qualcosa a Beppe e ai suoi.
Questa giornata lascer un ricordo di fortuna e felicit. Ma
Punta dell'Onda diverr presto un luogo di paura. Anzi,
di terrore.

Capitolo 37.

Alla scogliera di Punta dell'Onda Vanni torna alcuni giorni
dopo, approfittando del tempo fattosi improvvisamente
sereno, con un gradito rialzo della temperatura.
Ecco l'estate di San Martino ha esclamato Erminia,
una delle zitelle della comunit. Le fa eco Irene, la moglie
di Orlandini.
Sono contraddette entrambe da don Tarcisio: L'estate
di San Martino capita in tutt'altro momento dell'anno.
Ne deriva una discussione, pi tardi commentata da
Cristina.
Anzich i proverbi, per controllare le bizzarrie del tempo
meglio tener d'occhio il termometro.
Nessuno, qui, ne possiede uno. Nemmeno io precisa
Vanni.
Gi, per fortuna io ho il mio personale. Nordica come
sono, le temperature so misurarle a naso. L'inverno e il suo
freddo qui spaventa tutti. Invece io me ne curo poco, e per
questo non cambio programmi. Oggi, per esempio, debbo
occuparmi dei nostri preziosi stracci.
Si riferisce a indumenti, lenzuola, federe, ammucchiati
in un angolo della stanza. Li indica puntandoli con un dito.
Li laver e stender a questo gradito e tiepido venticello.
Poi...
Poi?
Avendo faticato abbastanza, mi riposer. Per di pi m'incuriosisce
conoscere il finale del libro che sto leggendo.
Un programma preciso, come quello di Vanni.
Lui torner dove si pesca bene. Granchi o pesci, di l qualcosa
si riporta a casa. Andr a Punta dell'Onda. Scocca un
bacio in fronte alla compagna. l porter qualcosa di sostanzioso
per cena. Se va bene, anche per domani a pranzo.
Dieci minuti dopo, attraversando il paese, spera di incontrare
qualcuno dei compagni della battuta precedente.
Non vede per nessuno dei tre, e cos imbocca da solo
il sentiero lungo costa.
Superstiti rami carichi di spine ondeggiano ancora, ma
fortunatamente ne restano pochi. Adesso non  difficile evitare
graffi e scorticature lungo quel tortuoso corridoio tra
mare e monte.
Giunto alla Punta, armeggiando pazientemente con l'attrezzatura
da pesca, gli torna in mente un giorno lontano
di una gita al mare con i genitori. Per la prima volta vedeva
un uomo preparare canna e ami e, con la curiosit dei
suoi cinque anni, osservando quel meticoloso impegno,
Cosa fai? aveva chiesto al pescatore, ricevendo come risposta
un laconico: Mi preparo la cena. Spiegazione insufficiente
per lui; come altre di quella gente marinara di
poche parole. Anche per questo preferiva le vacanze in
montagna con nonna Ada, ed estive evasioni negli hotel
da lei amati a Cortina oppure a San Martino di Castrozza,
dove la nonna ritrovava amici appassionati di bridge,
e lui compagni di giochi. E ricorda quando, ragazzi ormai
cresciuti, in compagnia di fanciulle bionde o brune si sfidavano
in interminabili partite a tennis e in balli sotto un
cielo stellato. Et felice, sino a poche settimane prima dello
scoppio della guerra, quando suo padre, "l'Ammiraglio",
l'aveva convinto ad arruolarsi come volontario nel
battaglione San Marco. Da ottimo e coraggioso sportivo,
l ti troverai bene aveva sentenziato. Senza aggiungere
la speranza sui positivi influssi di una dura disciplina. Indispensabile
"per imprimere una svolta" (parole sue) alle
abitudini "mondane e frivole" del figlio. Metamorfosi
difficile da prevedere ma avveratasi nei lunghi e duri mesi
per la preparazione dell'ipotetico sbarco a Malta, poi sul
fronte tunisino.
 pronto, sulla riva. Non lo distrae l'intravedere guizzi di
piccoli pesci, tantomeno ombre di granchi, immobili tra
sabbia e sassi. Oggi con il mare non troppo agitato ha deciso
di gettare l'amo oltre il bassofondo, dove gli sar possibile
catturare prede pi corpose.
La sorpresa lo coglie quando, non ancora giunto al margine
del fondale, scorge un'ombra, qualcosa d'ingombrante
che affiora, sparisce e riaffiora sull'orlo della scogliera.
In un primo momento gli sembra il dorso di un corpo
senza vita, oppure un delfino.
Subito dopo pensa che potrebbe trattarsi del serbatoio
vuoto di una riserva di carburante, sganciata da uno degli
aerei che continuano a solcare il cielo.
Qualche passo ancora verso il confine tra bassofondo
e mare aperto, e quella forma gli appare adesso la chiglia
di un canotto rovesciato. Un'onda pi alta di altre sopraggiunge
dal largo, investe quella massa immota e la solleva.
Adesso pu distinguerla chiaramente:  una sfera metallica,
da cui sporgono alcune punte.
Una mina.
Arretra il pi in fretta possibile. "... Se finisce sulla scogliera
e urta le rocce, esplode..."
Cerca di non perdere la calma. Continua ad allontanarsi.
Un gabbiano sfreccia e si posa per un istante su quel corpo
di nuovo emerso, ma vola via.
Vanni, intanto, ha raggiunto la riva. Recupera la sua attrezzatura,
poi a passi veloci torna al paese.
Occorre dare l'allarme, e anche subito.

Capitolo 38.

Ti vedo agitato... Ti ha assalito una balena?
Vanni, di fronte a Cristina,  appena tornato dalla Punta.
Sudato, si toglie di dosso maglia e camicia bagnate.
... Debbo raccontarti un momento di paura... di molto
tempo fa. Avevo da poco ottenuto la patente di guida. Mio
padre, accompagnato da un anziano collega, mi chiese di
partire con lui per Milano, dove s'inaugurava una mostra
in onore della sua amata Marina.
Questo ricordo cos'ha a che vedere con il tuo vergognoso
ritorno senza nemmeno una preda?
Non interrompermi, ascolta. Lui era al volante ma, essendo
di buon appetito, aveva l'abitudine, durante un viaggio,
di fermarsi per uno spuntino...
E poi cadeva dal sonno!
Accadde anche quel giorno, imboccando l'autostrada
per Milano, quell'anno appena inaugurata. Mi chiese di sostituirlo
al volante, e cos il successivo colpo di scena spavent
me, non lui.
Scoppi una gomma?
No, molto peggio. Una ruota si stacc e prese velocit.
Ci precedeva, rotolando dritta dritta davanti a noi...
E voi vi ribaltaste!
Se fosse accaduto qualcosa del genere, forse non sarei
qui a raccontarlo. Scuote la testa, come non credesse a se
stesso. La ruota distaccatasi era quella del lato su cui
sedevo io, magro, leggero. Invece mio padre, e dietro di lui il
collega, troneggiavano sul lato opposto. Quel contrappeso
e la mia freddezza ci tennero in equilibrio.
Perch mi racconti questo episodio?
Perch, impulsivo come sono, in quell'occasione rimasi
calmo. Diminuita la pressione sull'acceleratore diressi
lentamente la macchina verso il bordo del rettilineo. L ci
fermammo.
Chiss le grida di tuo padre!
No, lui e il collega, crollati in un sonno profondo dopo
l'abbondante pasto, si svegliarono appena l'auto si arrest,
limitando la sorpresa a quella sosta non programmata.
Perch, appena tornato dalla pesca a mani vuote, ti  venuto
in mente questo capitolo delle tue memorie?
Perch anche oggi sono riuscito a restare calmo davanti
a un pericolo, forse pi mortale di quello di una ruota staccatasi
da un'auto in movimento. Il mio sistema nervoso si
 istintivamente comportato bene.
Raccontami.
Seguimi in piazza e ascolta cosa dir al parroco e agli
isolani. Li ho convocati per un allarme importante. Fissa
Cristina negli occhi: Una mina inesplosa si  arenata sulla
costa.
In un punto vicino?
Alla scogliera di Punta dell'Onda.
Don Tarcisio si rivolge ai paesani accorsi davanti alla
chiesa, chiamati dal suono della campana. Le voci, rimbalzate
di bocca in bocca, stanno portando anche altri a
stringersi intorno a lui, che ripete: Ci minaccia un pericolo
molto grave.
La veste talare e una sciarpa pi o meno dello stesso colore
s'intravedono sotto il cappotto militare che fu di un tedesco.
Il prete fissa tutti uno a uno. Fratelli mormora, un ordigno
esplosivo, pi terribile di una bomba d'aereo, spinto
da onde e vento si  arenato sulla costa, a non grande distanza
da queste case.  una mina, vista e identificata dal
tenente Vanni, nostro compagno in questo interminabile
esilio. Si volge a lui alzando la voce: Vi prego, proseguite
voi, tenente. Siete un militare, noi contiamo sulla vostra
competenza.
Come don Tarcisio ha anticipato, nel bassofondo di
Punta dell'Onda s' incagliata senza esplodere una mina
navale. Un terribile strumento di morte, come alcuni di
voi di certo sanno. Le burrasche dei giorni scorsi debbono
averla strappata dal suo aggancio in mare aperto, dov'era
posata con il compito di squarciare la nave che l'avesse
urtata. Quanto basta per mandare a picco unit anche di
notevole stazza.
Cerca di spiegarsi con semplicit, rendendosi conto di
venir ascoltato con attenzione ma senza percepire appieno
il pericolo.
Decide di cambiar tono.
Se la mareggiata, anzich trascinare e arenare la mina al
margine di quel bassofondo, di onda in onda l'avesse sospinta
nell'insenatura del nostro porto e qui fosse esplosa,
immaginate case e chiesa investite da una forza d'urto di
tale violenza da provocare crolli e vittime.
La mano destra del curato si muove nel segno della croce
e il gesto viene imitato dalle donne unitesi al gruppo. La
pi vicina a lui si getta addirittura in ginocchio e don Tarcisio
l'aiuta subito a rialzarsi.
Vi prego, mantenete la calma riprende Vanni. Ho cercato
di spiegare la forza distruttiva di questa mina e dei
danni che pu provocare, per, aggiungo, la mina giace
sulla costa in un punto non lontano, ma per fortuna ci divide
il promontorio...
Punta dell'Onda? chiede un uomo.
S, in caso d'esplosione, quello sperone di roccia potr
funzionare da scudo per il paese. L'onda d'urto sarebbe
violenta ma verrebbe deviata. Aggiungo che la mina arrivata
sulla scogliera potrebbe essere fuori uso, forse per
un difetto di costruzione. In questo caso possiamo sperare
non sia in grado di esplodere. Ancora uno sguardo a
don Tarcisio. Il pericolo comunque sussiste e io prego il
signor curato di rivolgere a tutti una raccomandazione...
vorrei dire un ordine. State lontani da quel promontorio
e dalla laguna.
Ascoltate le ultime parole a occhi socchiusi, don Tarcisio
adesso li spalanca e fissa i presenti con espressione severa.
Io ordini non ne ho mai impartiti, voi lo sapete bene, ma
adesso con le stesse parole del tenente Vanni vi ordino di
stare lontani da Punta dell'Onda! E che Iddio ci protegga.
Cristina non  scesa in piazza.
Anche se di settimana in settimana, ormai di mese in
mese, le occhiate storte, cos dolorose e offensive, le paiono
diminuite, non s' sentita di unirsi al gruppo riunito davanti
alla chiesa.
Tornato accanto a lei, Vanni ripete le parole sue, quelle di
don Tarcisio e l'impaurita reazione degli isolani.
Speriamo non si compiano sciocchezze, magari per curiosit.
Quella  un'arma vile, e non solo in mare. Ho visto
corpi martoriati, al fronte, di gente che ha attraversato senza
saperlo un terreno seminato da tranelli mortali sepolti
tra sabbia e sassi, come quelli tra le onde.
Una sera lo interrompe Cristina, lass in villa, ascoltavo
i miei due tedeschi. Parlavano del loro amato Rommel,
dei suoi tentativi di contrastare l'avanzata inglese in Africa.
Ricordavano il suo tentativo di bloccare il nemico disseminando
il deserto di mine. Centinaia, migliaia.
Il tentativo fall, gli artificieri inglesi seppero creare passaggi
sicuri, disinnescando o facendo esplodere gli ordigni
sotterrati.
Vanni resta sovrappensiero, poi aggiunge: Non credo
siano altrettanto facili operazioni preventive con mine alla
deriva. Molte di loro vengono abbandonate di proposito,
alle correnti.
Continuando ad ascoltarlo, Cristina ha intanto gettato
alcune foglie in una tazza d'acqua calda. Insieme sorseggiano
lentamente l'infuso.
Questo succo di menta ti riscalder e sollever dalla
preoccupazione per quell'ordigno.
Lui non le risponde. Sa bene quanto sia difficile liberarsi
dal pensiero d'un simile pericolo. "Italiani e inglesi, dal
giorno in cui sono in guerra, ne hanno disseminate a migliaia,
nel Mediterraneo."
A casa di Beppe, durante ripetuti tentativi d'ascolto da stazioni
come sempre molto disturbate, Vanni  sottoposto a
una trafila di domande sulla mina.
Prima d'allontanarvene, avete potuto vedere qualche
scritta per capire chi l'ha mollata in mare? Italiani, tedeschi,
inglesi?
Qui, nell'alto Tirreno, forse fu posata dagli inglesi, ne
sparsero molte per bloccare i porti e le navigazioni lungo
le nostre coste. Ma potrebbe anche trattarsi d'una di quelle
posate da noi per scongiurare incursioni di sommergibili
nemici.
A chiudere l'argomento  Beppe, allargando le braccia.
Comunque, prima o poi, appena il mare torner a gonfiarsi
per una tempesta furiosa, un'onda far sbattere quella palla
d'esplosivo sulla scogliera dove voi l'avete vista. Sentiremo
un boato e voi, signor tenente, potrete tornare a pescare
saraghi alla Punta. Se permettete, io verr con voi.

Capitolo 39.

Sar lui, Vanni, il primo a disobbedire ai propri ordini e alla
severa preghiera di don Tarcisio.
Trascorsi due giorni dall'allarme generale, in un'alba appena
accennata, Cristina ancora profondamente addormentata,
lascia la tana e s'avvia al porto. Attraversato il paese,
deserto data l'ora, imbuca il sentiero sottocosta.  diretto
alla Punta.
Senza alcun senso di colpa nel trasgredire le proprie disposizioni,
come militare e per la fiducia attribuitagli dal
curato e dagli anziani, a quel sopralluogo si sente obbligato.
In base a quanto vedr, potr insistere sul pericolo. Sia se ritrova
la mina sulla scogliera, sia nel caso della sua scomparsa,
trascinata lontano da correnti o da qualche mareggiata.
Percorre pi di met cammino verso Punta dell'Onda prima
di confessare, sincero con se stesso, un altro e non secondario
motivo di quella trasgressione. Non l'ammetterebbe
mai se qualcuno gli ponesse domande in proposito, ma la
verit  che lui si augura di ritrovarla, la mina. Osservandola
a debita distanza, ma con molta attenzione, potrebbe
capire come possa essere giunta intatta alle coste dell'isola.
Essendo militare, Vanni non  tenuto a osservare l'interdizione
stabilita. Anzi, nell'interesse della comunit,  obbligato
a verificare la situazione.
 bene si sappia del controllo, a nessuno deve venir in
mente di gettare un'occhiata a quell'intrusa incagliatasi
a Punta dell'Onda.  reale il pericolo ventilato? Oppure
quell'arma sbattuta dal mare  tanto danneggiata da poterla
considerare inoffensiva?
Se ancora si trova dove l'ha vista dovr avvicinarla, ha
il dovere di capire se sia o non sia un inerte relitto. L'aver
impaurito la comunit, bloccando cos ogni curiosit,  stata
una misura necessaria, "... anche se, ripensandoci, credo
poco a una possibile esplosione. Calibrata per reagire al
minimo contatto, quella mina non avrebbe potuto resistere
agli urti violenti e ripetuti subiti sulla scogliera".
Autorassicurazione ragionata e logica che non cancella
l'inquietudine, mentre s'inoltra nel bassofondo disteso attorno
al promontorio. E dove, dopo alcuni passi, s'arresta.
Non riesce a vedere la grande sfera. Sembra scomparsa.
Forse il mare l'ha inghiottita.
Lo stupore lo confonde: "... Se fosse esplosa l'avremmo
udita. E qualche vetro del paese sarebbe andato in pezzi".
Un'incertezza breve. Avanza ancora di qualche passo,
supera l'ombra del monte sovrastante e la mina gli appare.
Non  pi ai margini della scogliera, le onde e il ripetersi
dell'alta marea l'hanno spinta sino al bordo della riva,
tra sabbia e ghiaia.
Gli tornano in mente le raccomandazioni rivolte a sottufficiali
e soldati appena giungevano al fronte: "Attenti a
dove posate i piedi, la morte  sempre tra noi. Vile e traditrice.
Le mine, di terra e di mare, sono create per uccidere
ed esplodono al minimo contatto".
Questa come mai sembra intatta, pur essendo stata sbattuta
sul bassofondo sino al punto dove ora giace?
Ora  quasi del tutto fuor d'acqua.
Vanni se ne allontana. " di certo inerte" ripete a se stesso.
"La prossima mareggiata s'occuper di farla rotolare di
nuovo, sino all'alto mare."
Sono trascorse un paio d'ore o forse pi quando, tornato
in paese, mostra a Cristina una preda facilmente catturata
alla scogliera, ... abbastanza grossa, ma forse non placher
il nostro appetito.
 un enorme granchio, agita le chele con frenetici movimenti
cercando un avversario da afferrare.
Dove l'hai acchiappato? Cristina, aggressiva, aggiunge:
Sei tornato laggi per rivedere quella maledetta mina?.
Nessuna risposta. Vanni  passato in cucina, ha deposto
la preda in un tegame. Tolti poi berretto e giaccone, si getta
sul letto.
La mia gamba, anche se ormai sana, adesso ha bisogno
di qualche minuto di riposo. Ho camminato in fretta attraversando
il paese.
Perch in fretta?
Per evitare incontri e domande. Oggi sono in molti davanti
alla chiesa,  il 2 novembre, il giorno dei morti, e sono
tutti impegnati alla Messa e alle orazioni per poi riversarsi
sulla piazza. Era necessario evitarli per nascondere, oltre
al granchio, la disobbedienza al mio ordine di non andare
a curiosare alla Punta, in pericolosa ricerca di notizie
sulla salute della mina.
L'hai trovata in forma o  scomparsa?
Viva o morta che sia, non riesco a capirlo. Comunque,
non se n' andata ma s' fatta spingere dalle onde, senza
esplodere, sino alla spiaggia ai margini del bassofondo.
Le afferra entrambe le mani. Tu, adesso, non fissarmi con
quello sguardo inquisitore. Non ho corso pericoli, anche
perch mi sentirei colpevole lasciando un'inconsolabile vedova
nella noia di quest'isola.
Nessun sorriso in risposta, solo poche parole, continuando
a fissarlo. Hai predicato a tutti di star lontani da quel
pericolo e te ne vai ad acchiappare granchi non lontano da
una carica d'esplosivo!
Non esageriamo. La preda adesso in cucina stava caracollando
in un fondale distante da ogni pericolo.
Dimmi della mina, non del granchio.
Trascinata a riva dal movimento della marea, ha incassato
chiss quanti altri contraccolpi senza esplodere, bench
sbatacchiata a destra e a manca...
Adesso sei sicuro di non voler tornare laggi?
Direi di s... anche se  un peccato rinunciare alla cattura
di altri saporiti granchi e pesci. Se per qualcuno dell'isola
mi vedesse imboccare il sentiero sottomonte, si sentirebbe
autorizzato a fare altrettanto e il curato, dopo tutte le sue
minacce, non mi perdonerebbe.
Cos, oltre alla sottoscritta includerebbe anche te, nella
categoria dei peccatori.
Mi pare d'aver notato uno sguardo meno ostile quando
gli sei passata vicino, ieri, andando a casa di Beppe.
S, l'ho salutato con deferenza, lui ha risposto con un
segno del capo e un impercettibile sorriso. Il tempo  una
potente medicina.
Speriamo lo sia anche per la vagabonda arenata al promontorio.

Capitolo 40.

Di primo pomeriggio, Vanni scende in piazza. Il sole pallido
non ispira nei presenti il ripetuto coro sulla temperatura
di giorno in giorno pi bassa.
Alla fontana si riempiono brocche e bottiglie come al solito,
e non si parla della mina. Si intrecciano, invece, commenti
sul sorvolo a bassa quota di una squadriglia di aerei
americani.
Fragore inaspettato e momentanea paura. Tanto che nessuno
s' mosso per quasi un'ora, prima di tornare a rifornirsi
d'acqua.
Beppe, in fila accanto a Vanni e Sabatini, ipotizza: Erano
P40 americani, signor tenente.
No, Beaufighter inglesi. Cacciabombardieri che ho avuto
quotidianamente sulla testa, al fronte. A questo sorvolo
molti altri seguiranno. Gli Alleati ormai dispongono di
aeroporti vicini alle linee di difesa tedesca nel centro Italia.
Di l possono impiegare anche l'aviazione leggera.
S, continuano a insistere con mitragliamenti e bombardamenti
ma, stando a quanto riusciamo a capire dalla
radio, le loro forze di terra non si decidono a muoversi in
un'avanzata conclusiva.
E noi restiamo coglionati qui, chiss per quanto ancora
commenta Orlandini.
A sera, dopo un'altra deludente caccia alle notizie radio,
Beppe chiede al "signor tenente" del suo ritorno a Punta
dell'Onda. Nessun commento sulla trasgressione, ma
una domanda: della mina finita in secca  riconoscibile la
paternit?
No, non ho visto niente.
Qualche scritta sul guscio ci sar...
Non ne ho scorta nessuna.
I tedeschi, dai messaggi radio uditi quando nel '42 mi
trovavo in servizio, ne calavano in mare molte e sollecitavano
eguale impegno da parte italiana. Ma nei cifrati del mio
comandante, responsabile del porto di Brindisi, si ripeteva
la stessa risposta: nei magazzini della nostra Marina di
mine ne risultavano poche. E le poche, non molto affidabili.
Avevano difetti?
Cos si diceva, mentre fioccavano punizioni agli specialisti
addetti a smontare gli esemplari inefficienti.
Punizioni?
S, perch qualcuno ne approfittava per mettere da parte
l'esplosivo estratto da una mina difettosa utilizzabile da
chi, indifferente agli ordini, lo usava per la pesca lungo costa.
Ne buttava una piccola dose in acqua accompagnandola
con una miccia. Il conseguente botto spediva a galla un
mucchio di pesci, ottimo contributo ai pasti della mensa.
Storie minime dell'Italia in guerra commenta Vanni, e
dopo un breve silenzio Beppe azzarda una proposta.
Forse... si potrebbe tirar fuori qualcosa anche noi dal
ventre di quella moribonda arenata a Punta dell'Onda.
Potremmo estrarre un po' di esplosivo e cos pescare in
abbondanza.
Lascia perdere, Beppe! Ci manca solo di improvvisarci
artificieri, con tutti i pericoli del caso.
Altri giorni tempestosi e gelidi. Cristina e Vanni, a sera, continuano
la sfida a pioggia e vento per raggiungere la casa
di Beppe, dove si ripetono i tentativi per captare notizie tra
disturbi e interruzioni.
Quest'apparecchio finir per essere odiato! Cristina
scuote il capo con rabbia e la massa dei suoi capelli si gonfia
come un'onda. Mi pare superfluo dar credito a ulteriori
menzogne, dopo averne gi sorbite tante. Andiamocene
a dormire.
L'indomani, nel perdurare degli scrosci di pioggia e delle
raffiche di vento, i due non raggiungono Beppe per ascoltare
"... le solite balle".
Si presenta invece lui, alla tana. E appena siede accanto
alla stufetta elettrica riferisce una notizia captata quasi per
caso da chiss quale stazione: Quest'inverno sar uno dei
pi freddi da un secolo a questa parte.
Di conseguenza, anche se smetter di piovere commenta
Vanni sar duro sfidare il maltempo sul pontile nell'attesa
di un pesce, tanto rincoglionito anche lui dal freddo
da abboccare all'amo.
Ancora qualche battuta inutile, poi Beppe torna all'ipotesi
di smontare la mina incagliata a Punta dell'Onda; era
certamente quello il vero motivo della visita.
Non dobbiamo perdere l'occasione. Il recupero di quell'esplosivo
ci permetter di pescare sul serio, dando da
mangiare a tutti.
Beppe, dovresti sapere quanto possa essere pericolosa
l'operazione se non si  specialisti, e poi...
Pericolosa? Certo, capisco, ma se fosse stata perfetta, a
saltar per aria non avrebbe perso tempo. Beppe appoggia
una mano sulla destra di Vanni e lo fissa, cercando di
esprimere sicurezza. Quella mina  un prezioso dono del
mare... Appena sbattuta sulla scogliera sarebbe esplosa, perch
non l'abbia fatto sembra inutile ripeterlo, anche voi lo
avete compreso. Non  pi attiva, come dimostra rotolando
tra onde e scogli senza conseguenze. Tace e lo guarda.
Vanni non replica, e lui insiste: Me lo avete raccontato
voi del suo picchiare qua e l....
Il suggerimento di Beppe trova appiglio, malgrado in un
primo tempo lui lo abbia negato, nell'animo di Vanni, nel
suo non saper resistere a una tentazione, soprattutto se la
posta in gioco  importante. Tentazione che, tuttavia, non
cancella il timore di fondo, l'istintiva diffidenza, anzi repulsione,
per quell'arma infida e traditrice.
Vanni cita l'esperienza maturata durante le esercitazioni
per il progettato sbarco a Malta, quando il suo battaglione
era stato messo in guardia sul mortale pericolo delle mine.
"Gli inglesi ne avranno disseminate centinaia lungo le coste
dove voi dovrete sbarcare" ammonivano gli istruttori.
"Le hanno piazzate nell'acqua, altre seppellite nel terreno.
Pronte a esplodere, a farvi a pezzi al minimo contatto."
In pratica lui e gli altri incursori destinati a quello sbarco
mai effettuato avevano solo ricavato, da quelle istruzioni,
il timore di una morte nascosta.

Capitolo 41.

Il freddo non demorde. Sotto l'abito talare, il curato si infila
una seconda maglia di lana. Deve officiare il rito funebre
per un decesso, il primo da quando la comunit  isolata
e dimenticata.
A parte la povera Nella, mormora alle donne davanti alla
chiesa, altri anziani stanno dimostrando di saper sopravvivere
a temperature molto basse e alla scarsit di cibo...
La chiamerei fame! ribatte una di loro.
Nella si era difesa bene, malgrado si consumasse come
una candelina commenta Cristina. Febbre e tosse combattute
con pillole, sin quando ce ne sono state, e poi la cura si
era ridotta alle mie tisane di erba medicinale.
Medicine pi efficaci di qualsiasi altra sentenzia la cavernosa
voce di Rampini, accanto a lei e a Vanni mentre familiari
e amici di Nella entrano in chiesa.
Altri attendono in piazza la fine del rito per stringersi
accanto al vedovo.
Capitava raramente un decesso, qui mormora Altiero,
rivolto a Vanni. Quando moriva qualcuno si telegrafava in
citt. Il giorno dopo un'agenzia inviava con il postale due incaricati
e una cassa. Il seppellimento avveniva poi nel paese
d'origine del defunto. O nella citt dove aveva trovato lavoro.
E dove fortunatamente quasi tutti noi si viveva gli fa eco
un altro. Non qui, separati dal mondo, crepando di fame.
 la guerra.
No, in quest'isola la vita  sempre stata misera e grama
anche prima. Solo per chi si  trasferito sulla terraferma le
cose sono cambiate in meglio.
Adesso per cascano bombe anche l conclude Orlandini.
Si soffre la fame e si piangono i morti. Forse pi di
quanto sia successo da noi.
Inchiodate quattro assi alla meno peggio, in un ultimo spazio
libero nel minuscolo cimitero ingombro di lapidi  stata
scavata una fossa, dove i resti della signora Nella vengono
deposti.
Fatica bestiale! Il terreno  indurito dal gelo! commenta
uno dei giovani incaricati dello scavo.
Soprattutto perch da mezzo secolo nessuno cura pi
il camposanto aggiunge in tono di rimprovero don Tarcisio.
N con preghiere, n con qualche colpo di zappa.
Il curato si avvicina a Cristina, le poggia una mano sul
braccio e mormora: La ringrazio per l'aiuto dato alla povera
Nella.
Purtroppo nelle ultime settimane ho potuto far poco,
ormai mi restava solo il compito di sederle vicino, in silenzio,
e somministrarle sorsi d'acqua dove avevo bollito erbe
medicinali. Non l'hanno salvata, ma hanno reso meno dolorosi
i suoi ultimi giorni.
Voi avete questa competenza. All'universit...
Padre, la interrompo per dirle che gli studi io non li ho
finiti. Avrei ancora tre esami da superare, e forse...
Qualcuno s'inserisce nel gruppo stretto attorno al curato
e punta un dito su Vanni.
Chiedo, a voi signor militare... Il taciturno Erminio
oggi fa sentire la sua voce. A voi, ufficiale della Marina,
da esperto quale siete domando se si potrebbe far esplodere
senza problemi per noi quella cazzutissima intrusa. Non
sarebbe meglio levarcela dai coglioni?... Scusi la parola, reverendo.
aggiunge, rivolto al curato.
Vanni scuote la testa. No, io non saprei come fare. So
poco o nulla sulle mine, ho prestato servizio militare con
un'altra specializzazione...
Ma siete pur sempre di quel mestiere! Un militare non
dovrebbe temere di metter mano a una bomba. Pericolosa
ma dai congegni guasti, come voi stesso avete detto. Sotto
le armi, dell'utilizzo di simili ordigni avrete certamente
parlato.
Per aiutare Vanni, in imbarazzo, interviene don Tarcisio.
Il tenente ha fatto molto per noi, osservando quello strumento
di morte e mettendoci in guardia. La mina poteva
esplodere, anche se malridotta.
S, malridotta e forse anche fuori servizio conferma
Vanni. Meglio per non fidarsi delle apparenze.
Ma Beppe, la sera stessa, insiste sull'argomento. Perdonatemi
se continuo a ripetermi. Sarebbe un peccato non infilare
le mani nel ventre di quel corpaccio dove  ben stivato
l'esplosivo da utilizzare come fecero quei soldati di
Brindisi, di cui vi ho raccontato.
Incurante del silenzio seguito alle sue parole, alza la
voce: Sventrando la mina e recuperandone il contenuto,
ne avremmo abbastanza per provocare piccole ma ripetute
esplosioni. E raccogliere pesce per tutti.
Cristina sussulta quando, poco prima dell'alba, una scarica
di fulmini e tuoni la scuote dal sonno. Borbotta qualcosa
e si riaddormenta accostandosi a Vanni.
Lui  sveglio e sta tentando di immaginare cosa potrebbe
accadere alla mina se venisse colpita da un fulmine durante
il temporale. "Forse esploderebbe.  stata costruita proprio
per reagire ai contraccolpi... Oppure  ormai ridotta
davvero all'impotenza?"
Non riesce a riprendere sonno e continua a ripetere ipotesi
possibili. "Se ricomincia a rotolare, le onde potrebbero
riuscire a trascinarla di nuovo in alto mare, o rester arenata
nel bassofondo."
Lo perseguita la richiesta di Beppe, che con insistenza
vuole convincerlo a recuperare il prezioso esplosivo.
Si decide.
Appena questa burrasca conceder una pausa torner a
Punta dell'Onda. E se la mina giace ancora sulla riva sabbiosa
dell'isola, prender in considerazione l'ipotesi di affrontare
con Beppe il tentativo di smontarla. Se invece il
mare avr deciso di portarsela via, fine di ogni dubbio.
Appena il parossismo di fulmini, vento e tuoni fa intendere
d'aver momentaneamente scaricato il cielo e gli scuri delle
finestre lasciano intravedere un primo, debole raggio di
sole, Vanni vince le ultime incertezze.
Senza svegliare Cristina lascia silenziosamente la tana
per affrontare il cammino verso Punta dell'Onda. Raggiunto
lo sperone roccioso, i suoi passi, prima di superare l'ultima
quinta di scogli, si fanno prudenti.
Non si sorprende di ritrovare la mina nello stesso punto.
La cintura esterna degli scogli, come lui supponeva, ha
protetto il bassofondo e l'ingombrante intrusa ha finito per
trovare un assestamento nel manto di fango e sabbia.
Le si ferma accanto e fissa con attenzione le "dita" sporgenti
dalla sfera, i sensori che in caso d'urto si spezzano e
liberano i liquidi incapsulati. Se tutti i congegni interni funzionano,
quando colano lungo i canali, creano il contatto e
provocano lo scoppio.
Di quelle dita esplosive Vanni adesso ne vede tre, piegate
su loro stesse. "Sar accaduto quando le onde o la marea
hanno rotolato la sfera sino alla riva. Urti e contraccolpi
sufficienti a farla saltare per aria, invece i contatti non
hanno funzionato, chiss, forse per un difetto di fabbrica."
Se decider di tentare il recupero, prima d'iniziare l'operazione
con Beppe occorrer controllare le condizioni delle
altre dita, ora non visibili in quanto sprofondate nella sabbia.
S'accosta ancor pi e sul tondeggiante dorso intravede
alcune lettere incise, non le aveva notate nella precedente
osservazione. Forse erano coperte da alghe strappate
al fondo e impastate con sabbia e fango, una specie
di crosta indurita al sole e sciolta dagli acquazzoni degli
ultimi giorni.
"Officine del Pignone-Livorno" legge. Parole sufficienti
a riaccendere la memoria di un'altra delle tante riunioni
organizzate all'inizio delle operazioni di guerra, in vista di
future incursioni via mare in territorio nemico. Un tecnico,
forse proprio della Pignone, s'era dilungato su un testo di
istruzioni dedicato a diversi tipi di mine e l'aveva distribuito
a tutti loro, in procinto di entrare in azione.
Il ricordo ne evoca un altro, strettamente connesso: una
copia di quel testo potrebbe trovarsi in uno dei pacchi della
biblioteca di casa, trasferita dalla citt all'isola. Centinaia
di libri di suo padre e dei suoi nonni, raccolti con cura ma
ignorando le regole dei bibliofili. Tra preziosi e vetusti volumi,
negli scaffali erano infilate anche opere di scarso valore,
conservate per motivi affettivi. A suo padre erano certamente
cari i testi relativi alla Marina e quelli del figlio, da
quando era studente sino al corso ufficiali. Forse, in quella
raccolta, lui potrebbe ritrovare anche la pubblicazione sulle
mine, se giace in una delle casse ammucchiate nel magazzino
accanto alla villa.
Da Punta dell'Onda, Vanni torna al paese, rimuginando
dubbi e ricordi, ma anche con due prede nel paniere. Cristina
le mette subito a bollire, mentre ascolta le intenzioni del
compagno e la decisione di cercare "quella pubblicazione".
Potremmo trovarla tra i libri portati in magazzino dopo
il trasloco. Nella ricerca potr aiutarmi Beppe, o qualche
giovane paesano. Forse Paolo, uno dei pi disponibili.
Io potr aiutarti poco aggiunge Cristina dopo un'esitazione.
Da qualche giorno mi sento uno straccio.
Vanni le afferra e stringe le mani. Con il freddo e il vento
di questa stagione, non puoi insistere con il viavai tra le case
dove le tue vecchiette giacciono a letto con la febbre. Probabilmente
hai ereditato uno dei loro catarrosi raffreddori.
Lei resta in silenzio, sino a mormorare: Ma ne hanno bisogno,
poverette, come faccio....
Almeno smetti di vagare per i pendii dell'isola alla ricerca
di erbe medicinali, anche perch d'inverno sono rare...
Le bacche di mirto, spremute, sono miracolose.
Vanni le poggia una mano sulla fronte. Non hai febbre
sentenzia. Nessun contagio!
Appena torna a riflettere sulla ricerca da affrontare, si ripete:
"Sarebbe un caso trovare, tra tanti, proprio quel testo,
ma devo provarci". L'ottimista in lui ha vinto. "La mattina
si lavora con la canna da pesca, il pomeriggio sulla carta
stampata!"
Di Cristina non lo preoccupa l'indisposizione, "com'
venuta se ne andr"; n lo impensieriscono i timori sulla
mina. Il mare con le sue furie  di certo tornato a impossessarsene,
chiss adesso dove la sta trascinando.
Se invece giace ancora tra sabbia e sassi, torner a osservarla
attentamente. Poi, con l'aiuto del libro sulle mine, potr
tentare l'operazione suggerita da Beppe.

Capitolo 42.

Se la carta stampata fosse commestibile, il problema della
fame non vi tormenterebbe sentenzia Beppe rivolgendosi
a Vanni e Cristina.
Sono entrambi a letto con un libro tra le mani e ascoltano
il suo chiacchiericcio, frutto di un malcelato ma giustificato
malumore. Anche l'apparecchio radio recuperato al
penitenziario ha smesso di funzionare, e lui  salito dagli
amici per sfogarsi. Non s'attendeva un simile tradimento
da un "modello serio" come quello del direttore. Adesso
gli  difficile azzardare previsioni sui tempi occorrenti alla
riparazione. Se mai sar possibile.
Per tentare di arginare tanto sconforto, Cristina cambia
discorso. Togliti di dosso quel gocciolante mantello gli
ordina. E fingendo un tono severo, aggiunge: Sbaglio o si
tratta di una preda di guerra della guarnigione tedesca?.
La stanza in penombra cela l'imbarazzo di Beppe mentre
cerca parole che non trova e tenta di cavarsela citando
don Tarcisio. Anche lui, con il freddo in aumento, al vecchio
soprabito ha aggiunto una delle mantelle indossate
dai militari.
S'era detto di conservare gli equipaggiamenti scampati
all'incendio ribatte Cristina, continuando in tono volutamente
severo. Li avremmo dovuti consegnare prima o
poi a chi, amico o nemico, avesse chiesto conto di quant'era
rimasto nelle nostre mani.
Beppe si passa una mano nei capelli e replica solo dopo
un attimo di imbarazzo. Don Tarcisio s'era incaricato di
conservare sotto chiave ogni cosa ma poi ha cambiato idea.
Credevo vi foste accorti della distribuzione da lui decisa,
ma voi due inseguite chiss quali pensieri.
Immagino che i superstiti impermeabili indossati dai
soldati del Reich risultino di misura assai abbondante, sui
paesani... replica Cristina ridendo.
Sovrappensiero durante lo scambio di battute, Vanni alza
lo sguardo sul radiotelegrafista e cambia discorso.
Tu devi tentare di tutto per rimettere in funzione la
radio. Anche se nutro scarso desiderio di ascoltare altre
menzogne.
Signor tenente, nemmeno a me interessa, e per di pi
mia moglie e i due vecchi mi hanno detto d'aver sempre
meno voglia di pedalare. Anche perch, dicono, quella musica,
quelle canzoni sono incomprensibili, urlate a perdifiato,
insopportabili.
Ti capisco, Beppe. Ma tu devi comunque tentare la riparazione...
Cristina e io ti terremo compagnia mentre traffichi
tra valvole e bobine. E parteciperemo alla fatica del
pedalare.
Beppe alza le braccia al cielo. Del guasto debbo per forza
occuparmene da solo. Fissa Vanni con sguardo tra l'implorante
e lo speranzoso: Le ricordo qualcosa d'ancor pi
importante, signor tenente, l'operazione per svuotare la
mina. Dobbiamo muoverci prima che il mare riacchiappi
il suo dono. E allora addio al cibo sperato.
Cos sentenziando, si riabbottona il giaccone del Terzo
Reich, mormora qualche parola sull'impossibile riparazione
da affrontare, poi saluta e scompare.
Tornato a casa, si chiede come riescano i due a divorare
cos tanti libri uno dopo l'altro. "Forse la stufetta elettrica
li aiuta. Se io decidessi di infilarmi a letto e mi trovassi
in mano qualcosa da leggere, il freddo annidato tra
le mura mi renderebbe impossibile tenere un braccio fuori
dalle coperte."
L'indomani Vanni sale verso i resti di Villa Amaryllis, intabarrato
come sempre. Il vento ha allontanato le nubi cariche
di pioggia, ma il freddo continua pungente, ... e non smetter
nei prossimi giorni sentenzia Omello, il meteorologo
che in realt non ha "mai azzeccato" una previsione meteo.
Ancora una volta fiducioso nonostante la maligna diceria,
Vanni spera in un ennesimo errore e si augura una tregua
meteorologica pi duratura delle precedenti. "Potr allora
sgomberare da rottami e fango il portoncino d'ingresso
del magazzino e cercare quel manuale dedicato alle mine.
Se esiste,  ancora imballato."
Lui e Cristina si raccontano spesso dei rispettivi genitori.
Mio padre  un fedele della Regia Marina, da allievo sino
al grado di alto ufficiale, "... da sempre e per sempre", ripete.
Con parallelo amore ma limitata competenza ha curato
e a suo modo arricchito una sezione della biblioteca di
famiglia da tre generazioni.
Perch hai detto "a suo modo"?
Perch ha tenuto fede al pi che bicentenario impegno
dei predecessori, introducendo nuovi titoli ma con scarsa
professionalit. A prescindere da questo, a quel bene tiene
molto. Appena raggiunta l'et della pensione, ne ha organizzato
il trasferimento "... dove ogni libro sar al sicuro
e io potr godermeli negli ultimi anni (lui veramente dice
"ulteriori decenni") di vita".
Nel '38, ultimata la costruzione della villa, era iniziato il
trasloco di quel patrimonio. Con lavori per a rilento, soprattutto
per il ritardo degli scaffali ordinati a un mobilificio
di citt. Lui ne correggeva continuamente disegno e misure
e per di pi, con l'inizio della guerra, i trasporti all'isola
erano stati ridotti in modo drastico.
Molto probabilmente quel testo sulle mine  qui. Vanni
incrocia le dita rivolgendosi a Beppe. Osservano insieme il
magazzino e i pacchi accumulati a terra.
In quale esattamente?
Cristina, accanto ai due, nutre seri dubbi sull'esito della
ricerca, ma tace. Vanni vuole trovare a tutti i costi quel libro
tra i tanti sotto i loro occhi e lei non intende contraddirlo.
Assunto il giovane Paolo, i tre lavorano con una benda
sul viso per proteggersi dalla polvere accumulatasi mese
dopo mese.
A ogni spacchettamento Cristina osserva le espressioni
sul volto del compagno. Le vede mutare tra speranza e delusione,
punteggiate sempre da qualche colorita imprecazione.
Chi si  occupato del trasloco era un emerito cretino.
Nessuna indicazione  annotata sui pacchi per aiutare la
ricerca.
Al secondo giorno di lavoro, sempre pi coperti di polvere,
ai tre ricercatori Cristina promette o forse minaccia:
Scalder una pentola d'acqua e ve la rovescer addosso
appena rientrerete dal magazzino. Ripromettendo lo stesso
trattamento anche a se stessa; la polvere non risparmia
nemmeno lei, anche se si limita a osservare.
Trovare il pacco dove potrebbe essere il libro pare impossibile.
Invece, la faticosa operazione si conclude prima delle
previsioni.
A tre giorni dall'inizio delle ricerche, Vanni ha la prova
di aver fatto centro, contando sulla maniacale passione del
padre nel conservare ogni pubblicazione su argomenti riguardanti
il mondo della Marina.
In uno scatolone liberato dalla polvere appaiono due testi
sulle mine. Aperti alla pagina del frontespizio, si rivelano
uno edito nel '30, l'altro nel '39. Edizione "didattica",
quest'ultima, per i giovani arruolati nei reparti speciali.
Colpo di fortuna! grida Vanni, tentando d'abbracciare
Cristina. Ma viene respinto e perentoriamente invitato a riprovarci
dopo una doccia gelida.

Capitolo 43.

La Regia Marina ha classificato con il generico nome di "mina"
qualsiasi arma galleggiante, ideata per l'esplosione a mezzo di
contatto con un vascello. Cos inizia il testo nelle mani di
Vanni, offrendo nelle pagine successive una pi precisa
definizione: La sunnominata mina marittima esplode dopo
un fortuito contatto magnetico, acustico o pressostatico con
l'unit navale, di elevate o minime dimensioni, da lei incontrata.
Distruggendola.
Parole terrificanti! commenta Cristina dal letto dove,
sepolta da due coperte, ascolta quella lettura a voce alta.
Il burocratese di altre pagine ti addormenter per la
noia mormora Vanni, riprendendo la lettura.
Durante l'intercorso tempo della Prima guerra mondiale, le
prime mine, Elia e Bollo, costruite in Italia, furono perfezionate.
Nell'anno 1936, la Marina Militare ha introdotto un nuovo
modello costruito dalla ditta Pignone, in Firenze.
E infatti io ho visto il marchio inciso sul dorso di quella
arenata a Punta dell'Onda.
Lei, malgrado gli occhi chiusi, pare ancora sveglia e Vanni
continua a voce alta.
Le P200 costruite a cura della Pignone presentano un contenuto
di duecento chilogrammi esplosivi. E vengono innescate per
esplodere al minimo contatto, a mezzo di sporgenze detti urtanti.
Ovvero le punte che io ho chiamato dita commenta Vanni.
Sporgono dalla mina arenata ma non hanno provocato
l'esplosione. Invece di saltare in aria a quel "minimo contatto"
cui allude il testo, l'esemplare portato dal mare s'
rivelato inerte come un sasso. Forse  nato male, con chiss
quale difetto. Oppure s' guastato col tempo.
Vanni, di esperienze con mine disseminate nel deserto,
sul fronte libico e poi in Tunisia, ne aveva vissute numerose.
Gruppi specializzati italiani e tedeschi ne seppellivano
in quantit per bloccare l'avanzata di americani e inglesi.
Questi ultimi, veterani dell'Ottava armata, sui campi minati
vantavano saggezza accumulata di anno in anno. Eppure
soffrivano anche loro di continui incidenti. Feriti, morti
e distruzione di mezzi corazzati.
Sulle differenze tra armi destinate a funzionare a terra e
le gemelle progettate per venir disseminate in mare, il testo
trovato nei pacchi accatastati nel magazzino della villa
 molto chiaro.
La mina apparsa a Vanni sembrava, e lo era, dieci volte
pi imponente di un qualsiasi tipo "di terra", a prescindere
dalla diversit di forma, piatte le prime, sferiche le altre.
Leggendo il testo, comprende quanto gli sia inutile l'esperienza
accumulata sul fronte africano. Deve ammettere
di saper poco o nulla sul "modello marino" portato dalle
onde alla scogliera. Purtroppo  molto diverso dai tipi visti
in Africa. Secondo il manuale, quelli nelle acque sono
dotati di una "forza d'attrazione", quasi fossero gigantesche
calamite.
Il modello P200, possiede una carica magnetica che la porta
automaticamente a urtare lo scafo ferroso della nave che passa
loro vicina. Disseminate in mare, queste mine sono regolate per
profondit tra gli otto e i nove metri dalla superficie.
Vanni legge lentamente un altro punto di quel manuale
scritto in stile burocratese: La citata arma  assai sensibilmente
delicata. In caso di irruente intemperie, il cavo d'ormeggio pu
spezzarsi. La mina, allora, non pi agganciata al fondo, si abbandona
alla deriva, portata dalle correnti. Pu galleggiare a lungo,
fino a quando la vegetazione subacquea nata sul suo corpo
l'appesantisce e, pi o meno dopo un anno, ne causa l'affondamento.
Se invece finisce su rive rocciose, picchia ed esplode.
Informazione precisa, ma l'esemplare finito a Punta dell'Onda,
picchiando sulla barriera di scogli, non  esploso.
Anche a questa ipotesi il testo offre risposta. Per diversi
e non prevedibili motivi, a una mina pu cedere la chiusura
del portello d'ingresso al suo interno.  comunque assolutamente
vietato tentarne l'apertura, in esemplari all'apparenza ancora
intatti. La pericolosit  massima.  inoltre tassativamente necessario,
recuperando una mina alla deriva, verificare se fratture
nel guscio abbiano provocato infiltrazioni d'acqua. Simile inconveniente
rende inerte la mina, ne facilita il recupero e favorisce
la riutilizzazione dell'esplosivo. Proprio quello che  accaduto
alla nostra esclama Vanni a voce alta.
Il mugolio di protesta dall'altra sponda del letto  giustificato,
avrebbe potuto prevederlo osservando le lancette
dell'orologio al polso. Le due passate!
Lo sguardo resta per sulle pagine ancora da leggere ma,
adesso, terr la bocca chiusa.
I cilindretti sporgenti dalla sfera, carichi di elevati innesti di
tritolo cristallino compresso, al minimo urto si spezzano e provocano
lo scoppio dell'esplosivo contenuto. I succitati cilindretti
fuoriescono dal corpo centrale in numero di sette: quattro, fissati
a novanta gradi attorno alla semisfera superiore, tre sulla semisfera
inferiore.
Vanni ne ricorda la minacciosa presenza, sa di doverne
comprendere bene il funzionamento se si vorr smontare
la mina di Punta dell'Onda.
I cilindretti, chiamati urtanti", sono protetti da una debole
guaina cilindrica in piombo. Il cozzo della mina con altro corpo
provoca, all'interno dell'urtante, la rottura della fiala di vetro
colma di acido bicromato potassico. Il liquido, spinto dalla
pressione, cola sull'esplosivo e per immediata reazione chimica
provoca l'esplosione che all'istante si propaga a tutta la carica
interna.
A queste righe, altre seguono con informazioni su vari
elementi chimici del dispositivo, ma poco interessanti. Vanni
sottolinea, invece, una breve, successiva nota.
L'interruttore di sicurezza  un congegno bipolare per attivazione
oppure disattivazione dell'arma.
Interruttore da cercare e localizzare subito, se vogliamo
lavorare in sicurezza e contare sul recupero dell'esplosivo.
Bravo! Oggi avevo pi fame del solito!
Ho sofferto un freddo cane, ma con questo cefalo godremo
di una cena abbondante.
Vanni porta in cucina il pesce finito sull'amo, poco prima
lanciato dalla sua canna nelle acque antistanti il paese.
Anch'io posso vantare una preda. Cristina indica sul
tavolo un libro, o meglio una sorta di fascicolo cartonato.
Mentre Vanni inizia la paziente operazione di sfilarsi dai
piedi le galoche alle quali deve i piedi asciutti dopo due
ore tra gli scogli, lei aggiunge: La qui presente tua giovane
compagna, intenzionata a procurarsi qualcosa da leggere,
avendo consumato e riconsumato i libri accanto al letto,
durante la tua assenza  salita ai resti della villa e si  recata
nel magazzino. Qui, tra i pacchi di libri dove hai recuperato
il manuale, non ho scovato nulla di interessante per me.
Ma mi  capitato tra le mani qualcosa di prezioso per te...
Vedo che ti precipiti a sfogliarlo, a piedi nudi su questo pavimento
gelido. Quindi....
Non una sorta di manuale d'istruzioni, come quello gi
recuperato. Ma un fascicolo, Armi della guerra in mare, edito
a Milano nel 1938, con un capitolo tutto dedicato alla storia
delle mine navali.
Alla fine del conflitto russo-giapponese del 1904-1905, quando
i due accaniti avversari si battevano con flotte in mare ed eserciti
in terra attorno alla base di Fort Arthur, i primi esemplari di
queste subdole armi fecero la loro apparizione. Ancora imperfette
ma gi insidiose, seminarono il panico negli opposti schieramenti.
A modelli perfezionati s'affidarono poi gli austriaci, nel
conflitto con l'Italia nel 1915. Tra le mine disposte dall'Austria
nelle acque dell'Adriatico attorno alle basi navali italiane, numerose
ruppero gli ormeggi e vennero trascinate da correnti verso
le nostre rive causando panico e danni alla flotta da pesca e alla
navigazione costiera.
Getta uno sguardo qui esclama Vanni, indicando a Cristina
le pagine sotto i suoi occhi.
Qualcuno ha sottolineato un'intera pagina!
Probabilmente  stato l'attendente di mio padre... Forse
ha sottolineato lui le righe riferite alla pesca di frodo, praticata
utilizzando l'esplosivo tratto da una mina.
Le bombe utilizzate dai pescatori sono tutte eguali. Alcune
vengono messe insieme e fatte esplodere per stordire e spaventare
il pesce azzurro in migrazione nell'alta profondit e farlo cos
guizzare in ogni direzione, per catturarne il pi possibile con reti
a circuizione. Altro esplosivo  utilizzato sottocosta. In Italia la
pericolosa abitudine crebbe per soddisfare, in tempo di guerra,
la richiesta crescente di cibo. Rappresentava un sistema di pesca
redditizio, in un mare ricco ma poco sfruttabile data la perdita,
durante il conflitto, di tante imbarcazioni. Per di pi, molto materiale
bellico disponibile, bombe, mine, proiettili, siluri era stato
accatastato in depositi, poi abbandonati o poco sorvegliati alla
fine delle operazioni. N mancavano competenze tecniche: molti
pescatori erano stati in Marina, alcuni come artificieri. Anche
per questo si videro in tante zone d'Italia reduci senza mani, perse
per disinneschi avvenuti male o per micce troppo veloci.
Meglio non far leggere queste pagine al nostro amico Beppe
mormora Cristina. Si spaventerebbe e rinuncerebbe...
No, lui  convinto di affrontare un'operazione senza eccessivo
pericolo.
E quindi?
Quindi non dovr nascondere questo fascicolo, ma obbligare
Beppe a leggerlo e a riflettere su queste righe. Deve
impararle a memoria.
Intanto, per, abbiamo un'urgenza; cerchiamo di produrre
in abbondanza una temperatura pi gradevole di
quella della stufetta.
Ci penso io, non preoccuparti.

Capitolo 44.

A dicembre il sole riesce ad apparire e per brevi momenti
affermare il suo dominio nel cielo. Chi vive nelle isole mediterranee
conosce queste alternanze tra momentanea serenit
e burrasca impetuosa.
A Punta dell'Onda, luci cangianti si riflettono sull'acciaio
della mina; il saliscendi delle maree le frantuma e le rimbalza
in ogni direzione.
Socchiusi gli occhi, Vanni raggiunto il promontorio poggia
a terra canna e attrezzatura da pesca. Al momento, per,
non la user. Da una tasca del giaccone estrae quaderno e
matita, il programma  disegnare forma e sporgenze della
mina per confrontare l'esemplare arenato con le immagini
a corredo del libro recuperato in magazzino. E cos delineare
posizione e punti sui quali dovr operare con Beppe
per penetrare quel ventre d'acciaio.
Tratteggia poco pi di uno scarabocchio, sufficiente comunque
per compararlo con le immagini del libro e per meglio
capire come affrontare lo smontaggio.
Fessure nello scudo esterno non sono visibili. Ma di certo
esistono, provocate dagli urti sulla scogliera, colpi inferti
quando le correnti e i venti l'hanno trascinata dal mare
aperto alla laguna. "... Tutti violenti" ripete tra s, ancora
una volta, "senza per provocare l'esplosione."
Nel disegno indica con precisione il posizionamento degli
urtanti. I testi appena letti e le relative illustrazioni
enumerano sei punte; lui ne vede quattro piegate e spezzate,
con inevitabile rottura delle fiale interne. E la conseguente
dispersione del liquido destinato a provocare lo scoppio.
Osservando quelle fuori uso, immagina identica fine per le
altre non visibili. Stando al modello riprodotto nel manuale,
dovrebbero essere due quelle semisepolte nella sabbia dove
poggia il corpo della mina. Altrettanto accartocciate, nemmeno
loro potrebbero trasmettere contatti esplosivi.
"Tornando qui con Beppe, rimuoveremo la sabbia quel
tanto da consentirci d'allungare un braccio sotto la sfera.
E trovare conferma dello stato in cui giacciono le punte
superstiti."
Completate le note, Vanni pu dare inizio alla seconda
parte del programma, approfittare della pescosit del fondale
e portare a casa qualcosa di commestibile. Questo lo
scopo dichiarato a Cristina, preoccupata, se non infuriata,
dal ripetersi di questi incontri ravvicinati con la mina. Se
presenter, al ritorno, una preda per la cena, meglio ancora
due, lei non si esibir in severi rimproveri.
Adesso, un'occhiata al bassofondo non rivela presenze
di granchi pingui quanto quelli catturati durante le prime
visite al promontorio. Meglio spingersi verso la scogliera
esterna con canna e amo, contando sulla pescosit di quel
confine con il mare profondo.
Nell'acqua gelida, i piedi passano da un sasso all'altro, occorrono
pazienza e attenzione, sar pi facile con l'esplosivo
recuperato e anche diverso il risultato, come Beppe aveva
visto l dove aveva prestato servizio militare. Voi non
sapete, tenente aveva ripetuto, quante decine e decine di
pesci vennero a galla, a Favignana, quando fui comandato
in quell'isola e assistetti al lancio in mare di una carica esplosiva.
Se ne incaricarono due marinai con stecche di cordite
sottratte ai lavori in una cava. Le stiparono in un barattolo
vuoto, per miccia usarono una pezza intrisa di petrolio. Le
diedero fuoco, gettarono il tutto a mare. Un botto forte, e
affiorarono pesci appiattiti dallo scoppio. Cucinati, sfamarono
tutti, ed eravamo una ventina attorno a quel tavolo.
Quell'esperienza alimentava in Beppe il desiderio di godere
d'altrettanta abbondanza di cibo. Questo, si chiede
Vanni, potrebbe aver trasformato un uomo prudente in
uno avventato?
Il susseguirsi di pensieri e interrogativi s'interrompe.
Una preda di buon peso ha abboccato. E il momento di tornare
in paese.
Quella sera, il risultato della pesca a Punta dell'Onda
verr cucinato a casa di Beppe per festeggiare la rimessa
in funzione dell'apparecchio radio.
L'ascolto non offre, come prevedibile, notizie rassicuranti.
Una voce dal Nord annuncia il "... prossimo impiego dei
camerati germanici di armi di tale potenza da cambiare le
sorti del conflitto. Le V2, in azione dopo le V1, cadono in
numero sempre maggiore su Londra, con spaventose cariche
d'esplosivo".
Vanni, in un primo momento, a simili notizie crede sino a
un certo punto. Ma quando  proprio Radio Londra a confermarle,
il pessimismo si somma alle altrettanto negative
notizie dal fronte italiano. Gli Alleati si muovono tanto lentamente
da far ipotizzare un ulteriore prolungarsi dell'esilio
nell'isola affamata. E per questo occorre accelerare lo
smontaggio del prezioso esplosivo all'interno della mina.
Beppe dovr per leggere, riga per riga, il manuale trovato
e convincersi del pericolo da affrontare. Non affidandosi
solo al ricordo di facili recuperi.
Immobile sulla scogliera davanti al paese, lenza in acqua, i
piedi zuppi di pioggia e come sempre intirizzito dal freddo,
Vanni vive un'ennesima e interminabile attesa d'un pesce
ancora tanto ingenuo da lasciarsi ingannare da un'esca.
Se oggi rientrasse alla tana senza bottino, Cristina rispolvererebbe
ironie sulle sue capacit di uomo di mare, forse
evocherebbe i giorni dei Littoriali di Camogli, quando proprio
un ennesimo sfott ("in mare vali poco o niente") si
somm a tanti altri egualmente scherzosi ma brucianti, da
lui per nulla apprezzati. "Un bamboccio io, una bamboccia
lei" commenta, adesso. "Tanto sciocchi entrambi da rovinare
una relazione senza capirne il valore."
Il ricordo lo porta a considerare ancora una volta quanto
il tempo drammatico sin qui vissuto sia riscattato dalla fortuna
d'aver ritrovato lei e il riacceso reciproco amore. Gli
eventi, anche i peggiori di quest'esilio, gli paiono un prezzo
da pagare, da accettare in cambio di un futuro lontano
ma magnifico. Ne  certo.

Capitolo 45.

Oggi  ritornata la pioggia. Vanni sarebbe rimasto ancora
a letto, se Cristina non gli avesse intimato di scendere
in paese per riempire i bottiglioni d'acqua. Una richiesta
giustificata, la stufa elettrica, anche se debole, accesa notte
e giorno secca l'aria della stanza dove vivono. Forse anche
per questo lei ha sempre sete e continua a tossire.
Intabarrato da capo a piedi, Vanni, alla fontana, incrocia
Beppe. Sta per domandargli se ha finito di leggere e rileggere
il manuale sulle mine, quando lui lo precede.
Non osavo disturbare voi e la signorina Cristina per dirvi...
anzi per rivolgervi una domanda.
Non ripropormi il tuo dilemma su come affrontare il
giorno di Natale. E non chiedermi quando inizieremo a
smontare quella maledetta palla gonfia di esplosivi. Questo
interrogativo dovresti porlo al vento, alla pioggia e alle burrasche.
I nostri tormenti.
Lo so, con un tempo simile non possiamo affrontare
un'operazione tanto delicata.
E allora?
Avrei voluto correre da voi gi questa notte, appena
udita una notizia importante alla radio. Aggiungerebbe:
"Voi e Cristina ieri non siete scesi a casa mia a pedalare",
ma lo sguardo impaziente di Vanni lo invita a non divagare.
Voi sapete dove si trova un paese, una citt chiamata
come fosse... un bastone?
Un bastone?
Qualcosa del genere. Per distrarmi dalla fame, nella
notte ho smanettato a lungo e ho captato ancora una volta
una radio del Nord. Con voce pi esaltata del solito, addirittura
eccitata, parlava di una vittoria. E di angloamericani
in fuga.
In fuga? Dove?
Purtroppo ho capito solo quella parola, "bastone". Forse
una citt si chiama cos, comunque l i tedeschi stanno
respingendo con successo le forze americane.
Beppe, lasciami portare l'acqua a Cristina, poi scendo
a casa tua e andremo a caccia di altre informazioni, cos da
capire a quale bastone quelle voci si riferiscono.
All'ascolto di un notiziario, il nome di quel luogo si rivela
essere Bastogne. Attorno alla cittadina, tra le foreste delle
Ardenne in Belgio "... si sta sviluppando un contrattacco
di panzer germanici e gli americani si ritirano". Un'altra
radio del Nord aggiunge che "si intensifica il lancio sull'Inghilterra
delle potenti V2".
Bench Beppe smanetti accanitamente e Vanni non smetta
di pedalare, i due non riescono a captare commenti o
smentite dalle trasmissioni dalle zone liberate. Come da
Roma o Bari.
La reazione di Cristina, quando Vanni le riferisce quelle
notizie,  inaspettata.
Se questo significa prolungare ancora questa prigionia...
Soffoca un singhiozzo, poggia il viso sul cuscino. Lui le
afferra le mani, cerca parole per aiutarla a superare l'inatteso
momento di angoscia.
Rimangono abbracciati in un lungo silenzio, fino al momento
in cui Vanni sente in lei la tensione nervosa cedere.
Cristina  vinta da un rilassamento totale. Cade in un sonno
profondo.
Non altrettanto lui.
Dopo ore di dormiveglia agitato, all'alba, per l'ennesima
volta si lascia scivolare lentamente fuori dal letto. Si riveste.
La pioggia  cessata. Scende verso il paese, attraversa la
piazza deserta.
Raggiunge la casa di Beppe.
Ansioso, vuole ascoltare altre notizie sulla controffensiva
tedesca.  solo propaganda? O la messa in campo di potenti
armi nuove, che potrebbe consentire una inimmaginabile
rivincita? Il vecchio Lutz forse non s'illudeva.
In tasca, la mano destra stringe qualcosa di prezioso,
un'ultima scatoletta di carne in dotazione ai militari tedeschi.
L'aveva recuperata tra i resti della villa durante la ricerca
dei libri.
Bussa timidamente, una fessura si apre solo dopo lunghi
minuti. Appare un volto stupito e lui saluta con un sussurro.
Salve, signora Ines! Allunga la mano che stringe il
dono.  per voi, per farmi perdonare d'aver disturbato a
quest'ora. Regalo natalizio con qualche giorno d'anticipo.
Allo sguardo interrogativo della padrona di casa e a un
sussurrato Grazie, lui replica: Posso parlare con vostro
marito?.
Neanche il tempo di una risposta e gi appare Beppe, gli
occhi spalancati per lo stupore.
Signor tenente... cosa accade?
Ho portato un piccolo omaggio a tua moglie...
"A quest'ora?" vorrebbe chiedere l'insonnolito Beppe, ma
riesce solo a mormorare un Grazie e aggiunge: Si accomodi,
cos chiudiamo la porta ed evitiamo una polmonite.
Le gravi notizie udite ieri incalza Vanni, seguendo
l'amico accanto all'apparecchio radio, potrebbero rendere
ancor pi difficile la sopravvivenza in quest'isola. Pensavo
a tutti noi e...
Beppe non l'ascolta. Ines, sveglia il babbo. Deve aiutarci
a pedalare, forse anche lui vuol ascoltare cosa preoccupa
il tenente.
Armeggia tra tasti e comandi, mentre continuano i mormorati
ragionamenti del tenente.
Debbo capire, dobbiamo capire se questa offensiva dei
tedeschi  una balla o se ci provano sul serio. Forse  solo
propaganda o, come ripetono da mesi, le nuove armi "segrete"
stanno per essere usate. La faccenda riguarda anche
noi, se gli Alleati dovessero affrontare dei contrattacchi
avrebbero altro a cui pensare e fermerebbero del tutto
le gi lente operazioni in Italia.
E questo aggiunge una voce cavernosa prolungherebbe
ulteriormente il nostro esilio.
 apparso il vecchio capofamiglia, avvolto nella trapunta
variopinta del suo letto. Si mette ai pedali, dov' gi Vanni,
affrettatosi a rinnovare le scuse per il disturbo a quell'ora.
Beppe infila spine e sembra parlare a se stesso: Ancora
un momento....
Nessuna fretta. Ma  importante captare altre notizie.
In un primo momento, a farsi sentire  solo una babele
di disturbi e interferenze ai quali il radiotelegrafista reagisce
con calma. Muove con lentezza il sintonizzatore e infine
trova Radio Bari. Sta trasmettendo notizie di altri bombardamenti
sulla Germania, elenchi di citt sconosciute conquistate
da ulteriori avanzate dell'esercito sovietico. A proposito
di "contrattacchi nemici mentre infuria una tempesta
di neve tra i monti delle Ardenne", lo speaker si limita ad
aggiungere poche parole sulla "... citt di Bastogne che resiste
all'attacco dei nazisti".
Un'altra emittente appena udibile parla d'eroismo, non
lasciando comprendere tra le varie interruzioni se lo speaker
si riferisca a una controffensiva tedesca o alla resistenza degli
americani accerchiati. Dubbio destinato a restare tale. Improvviso
e cavernoso, un tuono copre tutto mentre la stanza
s'illumina di lampi.
Smettete di pedalare urla Beppe, come in altri simili
momenti. Stacca fili tra dinamo e radio e aggiunge: Potrebbero
pilotare un fulmine in casa!.
Nel susseguirsi di brontolii e altri guizzi luminosi, sembra
inutile insistere nella caccia alle notizie.
La visita di Vanni si conclude, la pioggia ha ripreso, lui
accetta l'offerta d'un ombrello.
Al ritorno in tana una sorpresa bilancia, anzi addirittura
cancella il suo umore cupo. Cristina, in piedi accanto alla
stufa, lo accoglie a volto sereno e con voce scherzosamente
perentoria dice: Dimmi per quale ragazza del paese hai
sfidato il freddo dell'alba... Hai sperato in una ricompensa
in natura in cambio d'una scatoletta di carne, ultima nostra
provvista?.
Gli poggia un dito sulle labbra. Non dire una parola, ho
gi capito, sei sceso a casa di Beppe e hai svegliato tutti per
metterti a caccia di notizie.
In effetti...
Ti interrompo. Dopo l'angoscia di ieri sera, sono riuscita,
dormendo sodo, a mettere da parte per il momento i miei
pensieri negativi. Vorrei che anche tu ci riuscissi. Adesso.
Vanni sta per aprir bocca, ma  di nuovo bloccato. Ancora
una volta lei sa come strapparlo alle preoccupazioni.
Zitto. Non riferirmi notizie. Se quella mia concorrente non
ti ha sfinito, proporrei di riaffondare nel letto, cos ti scalderai
dopo il freddo che hai preso. Lo fissa con occhi luminosi.
Dobbiamo compensare le nostre impossibili camminate
e la mezz'ora di ginnastica all'aperto, con analogo ma diverso
impegno fisico in posizione orizzontale, ti piace l'idea?
Il vivere insieme, il capirsi al volo oltre che amarsi, li aiuta a
imparare a reagire ai momenti di crisi. Il giorno in cui l'esilio
finir loro saranno una coppia cittadina confusa tra mille
altre, la saldezza della loro unione sar messa alla prova
forse ancor pi drasticamente di quanto non lo sia in questi
mesi angosciosi. Bench n l'uno n l'altra abbiano mai pronunciato
una sola parola in proposito, entrambi sono ansiosi.
Come affronteranno il futuro? Certi lunghi silenzi di lui, certe
battute ironiche di lei, confermano due caratteri diversi
ma di giorno in giorno capaci di rinsaldare la loro coesione.
Si avvicina Natale. Alla vigilia, don Tarcisio invita i suoi fedeli
a considerare questo, come quello del '43, una difficile
prova per conservare la nostra fede.
La sua voce  flebile, il viso pallido, smunto forse pi di
quelli dei parrocchiani.
Non ha pi forze mormora una delle pie donne. La
tosse aumenta di giorno in giorno e s' aggiunta alla sua
debilitazione generale.
La sera della vigilia, a casa di Beppe la radio  volutamente
spenta, ... tanto continuano, gli uni e gli altri, a insistere
su quel Bastone....
Bastogne! corregge Vanni.
A me importa poco di offensive e controffensive i suoi
occhi fissano il "signor tenente", confondendo implorazione
e minaccia. Adesso per sopravvivere occorre vincere
la fame. E per questo dobbiamo utilizzare...
S, Beppe, d'accordo. Se quella palla giace ancora laggi
malgrado le ultime sfuriate di cielo e mare, la smonteremo.
E ci sar da mangiare per tutti, per molti giorni.
L'argomento riprende poco dopo, appena Cristina e Vanni
si ritrovano a quattr'occhi.
Sei sicuro di voler tentare?
Cristina, quella mina battuta e ribattuta dal maltempo
l'ho osservata e riosservata. Adesso abbiamo anche letto...
Basta! L'importante  che tu sia convinto. Lei cambia
espressione, gli sorride. Oggi devi pensare solo al Natale.
E mostrarti buon cristiano riflettendo sulla predica del
curato.
Dominus vobiscum mormora don Tarcisio.
Et cum spiritu tuo rispondono le voci sommesse dei due
chierici. Si officia ad alta voce, il coro comprende solo vagamente
il significato di quelle parole.
Nessuno manca alla Messa cantata. Protetto da due soprabiti,
 presente anche il novantenne Don F, nella carrozzella
spinta da Arlinda sin sotto all'altare. Lui, sempre
vantatosi di sentirsi garibaldino, mangiapreti incallito.
Forse, a modo suo ha anche pregato sussurra qualcuno.
I fedeli, credenti o no, offrono doni "al loro pastore" (definizione
di quel bestemmiatore di Altiero). Una bottiglia di
latte munto la sera prima dalle capre, un barattolo di frutta
secca, un altro colmo di marmellata. Due giovani, aiutati
dalla fortuna pescando sotto l'acquazzone, porgono al curato
una grassa corvina. E si offrono per cucinarla.
Negli sguardi di quelli che hanno ascoltato qualche confusa
voce radio a casa di Beppe, trapela tristezza. Anche se
non si riesce a interpretare le notizie, s' appannata la speranza
d'una prossima fine dell'esilio cui sono condannate
l'isola e le famiglie prigioniere.
Alcuni pongono domande a Vanni o a Beppe, ma i due,
senza il coraggio di mentire, di rassicurare, ripetono: Difficile
capire cosa accadr. Forse lo si potr dedurre dagli
eventi dei prossimi giorni, o delle prossime settimane.
Il vento, incuneatosi tra chiesa e piazza, porta i fedeli a
tornare in fretta al riparo. A casa tenteranno d'affrontare
anche questa gelida notte di Natale, non diversa da quella
gi vissuta nel '43 e forse nemmeno, a quanto si teme, da
quella prossima a venire.
Mormorando poco convinti Auguri!, Vanni e Cristina
abbracciano Beppe e i suoi familiari.
Niente radio, oggi! Festeggiamo infilandoci al pi presto
sotto le coperte.
Sono d'accordo, signor tenente. Ma, a costo di sembrarle
noioso, perch troppo insistente, da domani occupiamoci
degli esplosivi nella pancia della mina. Una mareggiata potrebbe
portarsela via, se non l'ha gi fatto, Dio non voglia.
Non perdiamo altro tempo, siamo ridotti a pelle e ossa.
Vanni fissa Cristina e aggiunge: Con una eccezione, ovviamente.

Capitolo 46.

Raggi di un sole improvviso e prepotente si moltiplicano
sull'isola. Il suo mare  tanto aggressivo da costringere Vanni
a percorrere controluce, a occhi socchiusi, l'ultimo tratto
di sentiero tra il paese e Punta dell'Onda.
Nessuno si  unito a lui, oggi. I giovani compagni delle
prime pescate in queste acque sono diretti, assieme ad
altri paesani, all'opposta riva dell'isola, quella occidentale.
Qui, gi da ieri, il mare ha riservato la sorpresa di non
battere ostinatamente sulla scogliera, ma di concedere una
rara calma invernale. Occasione, quindi, per gettare ami in
acque molto pescose.
A levante, a Punta dell'Onda, Vanni intende controllare
se le furenti mareggiate dei due giorni precedenti si siano
rimpossessate della mina. Oppure l'abbiano battuta e ribattuta
sugli scogli, facendola a pezzi. La terza ipotesi, l'esplosione,
non la considera nemmeno: in paese se ne sarebbe
udito l'eco.
Giunto al promontorio, la sfera e le sue lunghe dita gli
riappaiono nell'identica posizione. Alla base della parete di
roccia, a filo della laguna, tra acqua e riva,  di poco sprofondata
nella sabbia.
Adesso, per individuare i bulloncini d'accesso all'interno
della sfera e riferirli poi ai disegni e alle avvertenze del
libro d'istruzioni, vuole osservare il lato coperto e scoperto
dal vai e vieni di onde lievi.
Aveva previsto di dirigersi qui munito di un badile. Cristina,
per, nel vederlo partire mormorando Vado a pesca
con quell'utensile poco adatto, l'avrebbe investito con domande
incalzanti e lui avrebbe dovuto ammettere la destinazione.
Non volendo ascoltare prediche o addirittura litigare,
era uscito da casa senza pala sulle spalle ma con una
meno visibile cazzuola. Sufficiente, comunque, per smuovere
qualche palmo di sabbia attorno alla mina.
Nemmeno a Beppe ha preannunciato il sopralluogo.
Avrebbe voluto accompagnarlo, forse per dar subito inizio
al lavoro di smontaggio, continuando a ripetere: "La
fame ordina di far presto". D'accordo, ma occorre innanzitutto
individuare il lato dove si trova l'accesso all'interno
della sfera. Nelle prime osservazioni non l'ha notato, ma
basandosi sul manuale recuperato  sicuro di localizzarlo.
Quell'indicazione  indispensabile per decidere come operare,
evitando mosse sbagliate.
Beppe, rassicurato dalla facilit dei suoi commilitoni
nell'affrontare i recuperi di mine, poteva ritenere superflue
tante lentezze. Dopo quattro anni di servizio militare
passati montando e smontando attrezzature, l'esperienza
gli faceva sembrare facile un simile lavoro.
Mentre le onde appena increspate lambiscono l'ordigno,
Vanni cerca ancora una volta di confrontarne le misure con
quelle indicate nell'opuscolo della Marina. Le ha trascritte
su un foglio, accanto al disegno tracciato la sera precedente,
da Cristina non a torto definito "confuso scarabocchio".
 vero, ma comunque pi che sufficiente per aiutarlo
nell'ispezione.
Sono visibili quattro delle sei dita, le altre due giacciono
nella sabbia, dove sono nascosti anche i bulloni per l'accesso
all'interno della bomba.
Sul foglio che tiene fra le mani sono evidenziati i punti
d'innesco degli urtanti.
Le quattro dita visibili, spezzandosi, hanno perso il liquido
incaricato di provocare l'esplosione. Adesso occorre
la conferma che le altre due siano egualmente inefficienti.
Vanni si inginocchia per quell'indispensabile controllo.
Sceglie il punto dove togliere qualche manciata di sabbia
e cos raggiungere e sfiorare gli urtanti sepolti. Allo stesso
tempo suppone di individuare la ghiera d'ingresso nella
mina.
Inizia con la cazzuola, poi prosegue solo con le mani e
tocca la superficie ricurva della sfera.
Nulla a che vedere con la prudenza o l'imprudenza. Quel
contatto  necessario per chiarire ogni dubbio.
Giorni prima, ascoltando un suo lamento per il ritorno del
dolore alla gamba, Cristina aveva commentato: Se laggi,
sul fronte tunisino, tu non ti fossi gettato irnientemente in
quell'azione, non saresti stato colpito. E non avresti rischiato
di perdere la vita.
Questo aveva obiettato lui non sarebbe stato per nulla
una fortuna. Se non fossi stato ferito gravemente, e di
conseguenza caricato su un aereo diretto in Italia, sarei caduto
prigioniero degli Alleati. In mano loro sarei morto o
dissanguato per via della ferita o per rabbia. Senza contare
l'umiliazione di finire in un campo di concentramento.
Seguendo invece il mio istinto testardo, eccomi qui, libero
e accanto a te.
La mano continua a rimuovere sabbia con estrema lentezza
per raggiungere la ghiera predisposta dai costruttori e
cos accedere all'interno della sfera. La indicher sul disegno,
e da quel varco lui e Beppe estrarranno l'esplosivo
da usare per la pesca. Con movimenti cauti, sdraiato sulla
sabbia e tolto un primo strato dal fianco della mina, allunga
il braccio destro.
Raggiunge il punto dove poggia la sfera. Pare enorme,
accanto a lui disteso.
Sfiora qualcosa e si blocca all'istante. Ha toccato uno degli
urtanti sepolti.
Dovrebbe immediatamente allontanarsi, gli serve per
capire in che stato sia quel detonatore. Si eviter, nel giorno
del recupero, un possibile problema, anzi un pericolo.
Togliere adesso altre due dita di sabbia gli permetter di
misurare se e quanto quell'urtante, sotto il peso della mina,
sia ancora efficiente.
Una tenue risacca colma, con un dito d'acqua, il punto dove
Vanni sta togliendo sabbia. E per non toccare una seconda
volta la mina, allarga quel varco e cos capire meglio.
Poggia la testa sul braccio disteso, osserva il movimento
sempre pi cauto delle sue mani e intravede il cappuccio
d'uno degli urtanti.
 integro.
Gli appare ritto sul dorso della mina,  quindi ancora attivo.
Deve perci ritrarsi da quella cavit molto lentamente,
allontanandosi dal dito esplosivo.
Nei momenti di massimo pericolo come quello, a pochi
centimetri da un carico forse ancora funzionante, Vanni
riesce ad agire freddamente.
Non sar quindi la paura, tantomeno un tremore a tradirlo.
Sar l'impercettibile salire e scendere della tenue risacca,
il crollo di poco pi di un pugno di sabbia, sufficiente
a scoprire un sasso lungo e liscio. Uno dei tanti semisepolti
nel litorale.
Non pi sostenuta, la pietra scivola. Non lascia a Vanni
n tempo n modo di fermarla.
La vede calare sulla mina e toccare una degli urtanti, costruiti
proprio per piegarsi a un improvviso tocco.
Alla lieve pressione si spezza.
Un istante. Il liquido corrosivo cola sino al detonatore e
di l all'esplosivo stipato nel ventre sottostante.
Boato e spostamento d'aria, respinti dalla parete rocciosa
di Punta dell'Onda, rimbalzano verso l'alto mare e l svaniscono.
Al paese un soffio di vento smuove appena la campana
della chiesa e provoca un tocco.
Don Tarcisio, assopitosi mentre recitava il rosario, si risveglia
e confusamente interpreta quel suono come cortese
invito del suo angelo custode a riprendere la preghiera.
Beppe, accanto all'apparecchio radio, sta passando da una
stazione a un'altra. Tutte dedicano grande spazio ai combattimenti
dell'Armata Rossa, ormai penetrata in Germania.
Altre lasciano trapelare voci di contatti in Svizzera tra
alti ufficiali alleati e un comandante delle forze tedesche
in Italia. A quella notizia i suoi occhiali si appannano, il radiotelegrafista
s' di colpo coperto di sudore.
Balza in piedi, abbraccia suo padre e grida: Fra poco
tutto sar finito.
Deve informare subito il tenente Vanni. Lo cerca tra i
pescatori di ritorno in paese, tutti di buon umore. Oggi il
mare, lungo la costa occidentale, non solo  rimasto calmo,
ma pi generoso di quanto si prevedesse.
Sull'orlo di quella scogliera, Cristina si scalda al sole,
sdraiata sull'accogliente dorso di una piatta lastra di roccia.
Dal cesto accanto a lei si diffonde l'aspro odore di erbe,
destinate a contorno del pescato di cui fra poco, si vanter
Vanni.
Nella serena sonnolenza del tardo mattino, le era parso
d'udire una sorta di rombo lontano. Forse l'abbattersi di
un'onda, una di quelle alte e impetuose che sull'altro lato
dell'isola continuano a infrangersi sulla scogliera.

Capitolo 47.

Ehi!... Guarda laggi.
Un battello!
Punta all'isola. Veloce.
Gianni e Paolo hanno avvistato un mezzo navale in rotta
verso l'isola. Erano in caccia sul dosso d'una altura, speravano
di colpire con la fionda qualche uccello di passo. A
primavera s'infittisce il volo dei migratori.
Dal medesimo punto, pi di un anno prima, i due ragazzi
avevano scorto la motovedetta tedesca in avvicinamento.
Anche ora corrono subito in paese per annunciarne l'arrivo.
Saranno americani ipotizza Paolo. Da giorni, nell'isola,
non si parla d'altro se non della fine della guerra.
O forse inglesi aggiunge Gianni.
Sbagliano entrambi. Sventola bandiera italiana il mezzo
diretto al porto. Ai ripetuti suoni della sua sirena e, poco
dopo, ai gesti di saluto dei marinai, rispondono le ancor
pi festose grida dei paesani. Uomini e donne in corsa verso
la banchina.
Nei momenti successivi, rintocchi della campana agitata
da un tremante ma sorridente curato accolgono l'attracco
del mezzo e lo sbarco a terra del suo comandante, soffocato
dagli abbracci di chi gli si stringe attorno e commosso
da quel tumulto di gioia.
Quando si ristabilisce una parvenza di calma, qualcuno
racconta dello sbarco dei tedeschi e della paura per la strage
portata poi da incursori "inglesi o americani".
Da quel momento drammatico aggiunge un altro a
voce alta non abbiamo pi visto nessuno.
I marinai, intanto, hanno rassicurato chi continua a stringersi
attorno a loro: via radio un sottufficiale sta informando
della situazione critica di quella comunit, chiede urgente
invio di viveri.
Un altro militare offre bicchieri di caff e distribuisce il
cibo disponibile nella piccola dispensa. Di l, una razione
del rancio di bordo viene inviato a Don F: qualcuno s'era
premurato di far presente "... et e decorazioni di quel ferito
della Prima guerra mondiale e della sua governante
Arlinda".
Lo scambio di abbracci e pacche sulle spalle continua,
come l'ininterrotta sequela di Grazie e Dio vi benedica
ripetuti dal curato. Parole non contrappuntate, oggi, dalle
bestemmie di qualche parrocchiano.
Infilando una mano in tasca ed estraendone una busta, il
comandante si rivolge a don Tarcisio.
Un nostro alto ufficiale in pensione, l'ammiraglio Lucchi,
 venuto al Comando sapendo dell'incarico da noi ricevuto
e mi ha pregato di consegnare questa lettera al figlio.
Dovrebbe essere tra voi, o forse nella villa della famiglia...
La villa era lass lo interrompe un paesano indicando
la collina con i resti dell'incendio.
Il curato poggia una mano sul braccio dell'ufficiale. Il tenente
Lucchi  morto, vittima di un tragico incidente. Tentava
l'impossibile per sfamare questa comunit.
Appena fa buio, tutti rientrano nelle case. Delle persone salite
e scese dalla motovedetta, ne rimane a bordo solo una.
Sottocoperta, parla con il comandante.
Si  presentata come compagna di Vanni Lucchi, tenente
del battaglione San Marco, deceduto sulla costa dell'isola
per lo scoppio d'una mina.
Chiede di essere imbarcata sul mezzo di ritorno alla base.
In citt tenter di mettermi in contatto con i genitori del
tenente e in seguito con i miei.
Fissa l'ufficiale con uno sguardo freddo e aggiunge:
Dovr subito recarmi anche in un ospedale. Non voglio
perdere il bambino che aspetto. Da un po' si agita con
impazienza.
Nel diffuso chiarore dell'alba, il mezzo della Marina lascia
l'ormeggio. A bassa velocit lungo la costa, supera Punta
dell'Onda. Di l dirige la prua verso l'alto mare e si dirige
veloce al porto dov' di base.
L'isola resta alle spalle.
Nel momento in cui il sole s'affaccia all'orizzonte, un
suo riflesso illumina il mare e guizza per un attimo negli
occhi di Cristina.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Nota dell'autore.
.
Nel settembre del 1975 navigavo in barca nel Tirreno, tra citt
costiere e isole grandi e piccole. Ero impegnato in una serie
di film e un libro dedicati al Mediterraneo. Per un lavoro
tanto complesso la preparazione era stata ovviamente assai
accurata e aveva richiesto la collaborazione di molti studiosi
e sopralluoghi nelle diverse aree del nostro mare, con sbarchi
dall'est all'ovest, dalla Grecia alla Spagna, alla Tunisia e naturalmente
in Italia.
Qui dedicai alcuni giorni di ricerca anche all'arcipelago toscano.
In una delle sue isole minori, un cortese locale s'offr di guidarmi
in punti di particolare interesse e bellezza. Tra i tanti, la sommit
di un promontorio da dove si godeva la visione di una costa dirupata,
dalle rocce scarlatte. Resti di una remotissima eruzione vulcanica
che avevano suggerito il nome del luogo, Cala Rossa. Sotto
quel picco, le acque sprofondavano in toni molto scuri, tutt'attorno
a un bassofondo, specchio della sovrastante parete.
L camminammo sino a trovarci in un punto dove, incastrata
in una fessura della roccia, affiorava una scheggia metallica.
 quanto resta della corazza di una mina. Numerose ne erano
state disseminate nel nostro mare, durante gli anni della Seconda
guerra mondiale. Quella finita qui, alla deriva, si aren nell'acqua
bassa e salt poi in aria quando qualcuno tent di estrarne
l'esplosivo. Forse intendeva utilizzarlo per la pesca, il solo sostentamento
dal '43 al '45 di molte, dimenticate comunit isolane;
non solo nel Mediterraneo. Piccole isole di scarsa importanza
strategica per i belligeranti furono dimenticate per mesi e mesi.
Prive di rifornimenti.
Durante un successivo lavoro tra altre isole, sbarcai nella minuscola
estremit di Capo Carbonara, in Sardegna. Chi mi accompagnava
mi mostr schegge metalliche conficcate in un punto
della scogliera. Resti di una mina arenatasi qui un giorno della
Seconda guerra mondiale. Qualcuno tent di estrarne l'esplosivo
per usarlo e procurare pesce per il paese vicino, rimasto isolato.
La manipolazione inesperta provoc lo scoppio dell'ordigno e
la morte di chi aveva cercato di aprirlo.
A questi casi, chi ha viaggiato lungo coste e isole del Mediterraneo
potrebbe aggiungere altre e numerose testimonianze di simili
incidenti.
Uno strumento di guerra uccide anche chi non combatte. Tragico
evento ripetutosi in molti luoghi. Per questo non ho precisato
il nome dell'isola di cui narro in questo racconto, volutamente
riunendo in un unico, simbolico punto del nostro mare episodi e
personaggi diversi ma allo stesso tempo eguali. Momenti e protagonisti
ripetutisi in comunit dimenticate. Spesso coinvolte in
combattimenti di cui finivano con divenire inutili vittime.
Nel trascorrere del tempo, ormai molti decenni, gli isolani hanno
dimenticato il periodo della fame e della paura sofferto dalle loro famiglie.
Negli anni trascorsi da allora a oggi, quelle comunit hanno
vissuto radicali metamorfosi; pescatori, marinai, contadini che
le popolavano sono in gran parte scomparsi; le loro isole sono mete
di un turismo invadente, destinato ad annebbiare, se non addirittura
a cancellare, tra tante eredit, anche le pagine tristi di un passato
relativamente recente. Caratteristica comune delle isole minori,
per questo ho preferito non attribuire un nome a quella di cui ho
narrato nelle pagine precedenti. Tuttavia facilmente identificabile.
Parallelamente ho voluto riferirmi a personaggi realmente esistiti,
accostandoli ad altri solo immaginati. Figure nelle quali si
specchia "una storia minore". Quasi del tutto ignota.
...
.
...
FINE.